- Che diavolo vuoi?! -.
- Ti ricordavo più affettuosa... Pandora... -.
- Te lo ripeto Minosse... che diavolo vuoi? - la voce di Pandora risuonò secca tra le pareti tetre del palazzo dei giudici di Hades.
- A cosa devo il tuo cattivo umore? - domandò Minosse divertito.
- Al fatto che l'ultima volta che ci siamo visti sono stata allontanata in malo modo? -.
- Beh... - Minosse fece schioccare la lingua - Non è che potessi pretendere un trattamento diverso... se non ricordo male hai spalleggiato il nemico... ci hai traditi -.
- Appunto - gli occhi di Pandora si ridussero ad una fessura - e per questa ragione mi avete bandita dalle terre di Hades... -.
- Hades stesso ti ha bandita - le ricordò Minosse, massaggiandosi i polpastrelli delle dita mentre era seduto sulla sua grande sedia di legno scuro, intarsiata con motivi più che consoni all'ambiente.
- E non mi pare che tu, o gli altri, abbiate opposto chissà quale strenua resistenza! - Pandora lo fronteggiò con le mani sui fianchi.
- Ci avevi traditi, era ovvio - rispose calmo Minosse, mostrando un lieve sorriso.
- Non ricordo di aver siglato alcun patto con voi e comunque... te lo ripeto per la terza volta... che diavolo vuoi?! -.
Minosse allargò il sorriso, vedendo gli occhi color ametista di Pandora ridotti ad una fessura.
- A dispetto di quello che è accaduto, tutto può cambiare - la voce del giudice suonò calma e inquietante - Hades è disposto a riaccoglierti nel suo regno, ma dipende solo da te -.
Pandora si accigliò, limitandosi a mostrare la perplessità sul suo volto, senza dire una parola, in attesa che Minosse continuasse.
- Se non sbaglio, gestisci ancora la casa di piacere che si trova ai confini delle nostre terre... - vide Pandora annuire cautamente - bene, voglio che, quando arriverà il momento, le tue ragazze "intrattengano" i cavalieri di Atena, permettendoci di coglierli alla sprovvista e farli prigionieri... -.
Pandora trasalì senza darlo a vedere. Sentir parlare della loro cavalleria rivale le rievocava ricordi che avrebbe solo voluto seppellire nella profondità della sua memoria.
- Dovete essere proprio disperati per abbassarvi a chiedere il mio aiuto - Pandora fece un mezzo sorriso per dissimulare il suo turbamento.
- Non tirare la corda tesoro - Minosse, al contrario, perse ogni traccia di scherno - perché si potrebbe spezzare... -.
- E perché dovrei farlo? - domandò Pandora alzando il mento in segno di sfida.
- Per due ragioni - Minosse fece segno con le dita - per poter rientrare nelle grazie di Hades che, ovviamente te ne sarebbe grato riammettendoti nella nostra comunità - vide il volto inespressivo della donna, preparandosi ad alzare la posta - e per vendicarti di Saga... -.
Pandora non poté nascondere un leggero sussulto quando Minosse fece quel nome. Bruciava ancora.
- Perché mai dovrei vendicarmi di Saga? - domandò fingendo tranquillità, anche se la sua voce tradiva un certo turbamento.
- Perché? - le fece eco Minosse sorridendo malizioso - Perché non ti ha mai voluta... per il tuo caro Saga sei stata un'amante come tante altre... -.
- Infatti non mi ha mai promesso nulla - disse la donna con voce secca, ma sentendo gli occhi pungere - non è il mio Saga -.
- Hai ragione, non è tuo perché è di qualcun'altra - Minosse rise, divertendosi come non mai a torturare Pandora - certamente anche tu ne hai sentito parlare... -.
Pandora non rispose, limitandosi a deglutire per ricacciare indietro il dispiacere che minacciava di mostrarsi davanti alla persona meno indicata. Certo che ne aveva sentito parlare. E non capiva come fosse possibile che un uomo come Saga, così distante e refrattario alle relazioni, si fosse innamorato in così poco tempo. Forse si trattava di una strega? Aveva sentito voci che parlavano della sua abilità nella preparazione di pozioni, inoltre sembrava che anche le sue fattezze non fossero tipiche della loro gente, allora... può darsi che avesse davvero stregato Saga?
Mille pensieri vorticavano nella testa di Pandora, mentre due domande su tutte aleggiavano nel groviglio di idee più o meno fantasiose.
Cosa aveva di speciale questa donna per aver fatto capitolare Saga?
Chi era davvero la figlia del fabbro?
- Qualcuno è particolarmente euforico... -.
- Piantala di dire sciocchezze! -.
- Sciocchezze? - Kanon alzò un sopracciglio - Vuoi farmi credere che stai per sposare Mu e non sei emozionato? Neanche un pochino? - misurò con le dita sorridendo.
- Ahhh smettila! Non avrei dovuto dirti niente... -.
- E avresti avuto il barbaro coraggio di sposarti senza il tuo caro fratellino? - Kanon portò una mano sul cuore parlando con voce fintamente affranta - Io... sangue del tuo sangue... carne della tua carne... -.
- Sì, sì, ho capito - Saga lo fermò prima che continuasse con le sue sciocchezze - adesso, per favore, finiscila di dire idiozie e mettiti finalmente al lavoro, finora hai fatto solo chiacchiere... - e qualcuno avrebbe anche potuto credere che Saga stesse davvero rimproverando Kanon. Se non avesse visto il suo sorriso.
- Che caratteraccio! - Kanon alzò gli occhi al cielo ridendo - La tua futura moglie è al corrente di quanto tu sia insopportabile? - puntò le mani sui fianchi per dare più enfasi alle sue parole - Non ho idea di come tu abbia fatto a convincerla... giuro... le hai rifilato qualche pozione, qualche filtro d'amore? -.
- Magari è stato il contrario... -.
Entrambi si voltarono sorpresi verso la porta, nella direzione dalla quale proveniva la voce dolce che aveva appena messo fine alle stupidaggini dei gemelli.
- Mu! -.
- Mu... -.
La suddetta sorrise, per quanto suonasse differente il suo nome sulle labbra dei gemelli. E mentre superava la soglia della porta per avvicinarsi ai due giovani, per ovvie ragioni, il suo sguardo si posò su Saga.
- Buongiorno - disse avvicinandosi e poggiando una mano sul suo viso, accarezzandolo con tenerezza. Mu aveva compreso presto come quel gesto ipnotizzasse il gemello maggiore, facendolo capitolare e riempiendolo di piacere. Ed il modo in cui chiuse gli occhi per assecondare la carezza di Mu rese l'idea di quanto gli piacesse.
- Ciao - quasi sussurrò Saga cingendola per la vita e avvicinandola a sé, tuffando immediatamente il viso nell'incavo del suo collo per sentire il suo profumo. Quel profumo che aveva sognato tutta la notte.
- Yuuu... vi ricordate di me? - agitando piano una mano, Kanon richiamò l'attenzione dei fidanzati o almeno... tentò di farlo, perché passarono diversi istanti prima che si degnassero di voltarsi verso di lui.
- Buongiorno anche a te Kanon - disse Mu con una smorfia ironica.
- Allora ti ricordi che esisto anch'io? - domandò Kanon con lo stesso tono.
- Potrei dimenticarlo? - Mu vide il gemello minore alzare gli occhi al cielo ridendo. Sarebbero potuti andare avanti per ore a punzecchiarsi, ma ognuno di loro aveva cose ben più importanti da fare.
- Cosa stavate facendo? - domandò Mu rivolgendosi a Saga, che, controvoglia, si allontanò dal suo abbraccio. Non troppo però.
- Stavamo cambiando la disposizione dei mobili, o meglio... avremmo dovuto farlo, perché Kanon ha cominciato con le sue solite sciocchezze e non abbiamo combinato nulla - spiegò brevemente Saga.
- Figuriamoci se non era colpa mia - Kanon sorrise roteando gli occhi, ma quando vide la smorfia sul viso di entrambi capì che erano della stessa idea - voi due siete uguali... ve l'hanno già detto? - domandò alzando un sopracciglio.
- Forse... chissà... - disse Mu riportando lo sguardo su Saga - e perché volevi spostare i mobili? Non stanno bene dove sono? - domandò divertita.
- Volevo che tu avessi più spazio per poter mettere le tue cose - rispose Saga spostando una ciocca lilla dietro l'orecchio di Mu - tra poco sarà anche casa tua... -.
Mu sentì un brivido percorrerle la schiena e un singolare piacere invaderle il petto. La sua casa... tra pochi giorni quella sarebbe stata la sua nuova casa. Sua e di Saga. Il posto in cui avrebbero formato la loro famiglia.
- Non ho molte cose, non mi serve molto spazio - Mu sfiorò le spalle di Saga - tranne, forse... per le mie erbe -.
- Se preferisci, almeno per il momento puoi lasciarle a casa di tuo padre, tanto immagino che andrai lì molto spesso - disse Saga, rispondendo finalmente ai silenziosi dubbi di Mu.
Sì, perché per Saga non era stato affatto difficile intuire come quell'argomento rappresentasse un problema per Mu. Era felice, si vedeva lontano un miglio, ma era certo che dietro quella gioia si nascondesse il timore di non vedere più Shion, o almeno di non vederlo più come prima, e questo la rendeva triste. Saga lo aveva già detto a Shion quando gli aveva confessato i suoi sentimenti per Mu... non aveva intenzione di allontanarla da lui, e non l'avrebbe fatto. Mu doveva essere libera di andare a casa sua ogni qualvolta lo avesse voluto.
- Davvero? - Mu sgranò gli occhi sorpresa, non riuscendo a nascondere quanto le parole di Saga la rendessero felice - Posso andare a trovare mio padre? -.
- Quando vuoi - rispose Saga annuendo.
Seduto a pochi metri da dove i due fidanzati non avevano mai smesso di abbracciarsi, con una mano a sorreggere il mento, Kanon sospirò sorridendo. Era contento. Niente avrebbe potuto renderlo più felice del vedere suo fratello e Mu innamorati, e in procinto di sposarsi. Forse non avrebbe potuto farlo lui con Milo, perché le assurde leggi che governavano le loro terre non glielo permettevano, ma Saga e Mu meritavano tutte le cose belle che la vita avrebbe dato loro. Ed era certo che gliele avrebbe date.
- Quindi non c'è nessuna modifica che vorresti fare? - dopo diversi minuti, Kanon li richiamò alla realtà - No, perché, in tal caso, io avrei da fare, sapete com'è... tutto questo zucchero mi ha fatto venire voglia di andare a trovare il mio fidanzato, e sarei anche stufo di stare qui a guardare voi mentre io, povero cucciolo, non ho neanche un osso da leccare... - aggiunse strizzando un occhio - non mi sembra giusto -.
- Con tutto il lavoro che hai fatto oggi effettivamente meriti una pausa - ironizzò Saga vedendo suo fratello alzare il mento con finto sdegno - puoi andare, ci vediamo più tardi - aggiunse indicando la porta, che Kanon infilò rapidamente dopo aver dato un bacio sulla guancia a Mu e imbarazzato entrambi con una delle sue battute allusive.
- Mi raccomando Saga... le mani bene in vista! -.
- Davvero non c'è nulla che vorresti cambiare? - quando furono finalmente soli, Saga coprì nuovamente la piccola distanza che lo stava separando da Mu - Puoi fare tutte le modifiche che vuoi, sul serio... non mi dispiace affatto apportare dei cambiamenti, ma soprattutto, voglio che la senta casa tua... - aggiunse accarezzandole i fianchi.
Mu abbassò lo sguardo, godendosi le leggere carezze che Saga amava lasciare sul suo corpo. Ovviamente non avrebbero potuto essere altro che piccole manifestazioni d'affetto, dato che erano ancora fidanzati, ma, per quel che potevano e, almeno finché non fosse arrivato il giorno del matrimonio, si sarebbero accontentati di quelle.
- Se me lo permetti - Mu riportò nuovamente gli occhi in quelli di Saga - mi piacerebbe solo aggiungere qualche tenda e dei cuscini -.
- Tutto quello che vuoi - disse Saga - mi occuperò io delle spese naturalmente... - si fermò vedendo Mu negare con il capo - No? - domandò perplesso.
- No, non è necessario - Mu sorrise - io... in realtà le ho già cucite tempo fa... quando al mercato vidi una stoffa che mi piaceva la comprai pensando che avrei voluto averla nella mia futura casa quindi... devo solo prendere le misure - spiegò alzando le spalle.
- Va bene, ma per qualunque cosa non esitare a chiedere, d'accordo? - disse Saga vedendola annuire - Tra pochi giorni saremo sposati e voglio che ti senta libera di parlarmi di qualunque cosa - come le disse il giorno in cui le aveva chiesto il permesso di corteggiarla.
Per un breve istante si staccò dal suo abbraccio, ma solo il tempo di arrivare ad uno dei cassetti del nuovo mobile che aveva fatto portare in soggiorno, per prendere qualcosa che consegnò presto nelle mani di Mu.
- Queste sono le tue chiavi - disse Saga vedendola guardarlo sorpresa - tra qualche giorno questa sarà anche casa tua e il minimo è che tu abbia le chiavi - spiegò sorridendo - così potrai cominciare a venire quando meglio credi, e fare tutto ciò che vuoi -.
- Sono mie? - domandò Mu ancora sorpresa.
- Conosci un'altra persona che mi sposerà? -.
- Non pensarci nemmeno - rispose Mu imbronciandosi e facendo ridere Saga, che adorava vederla gelosa.
- Non ci penso nemmeno - le fece eco riprendendola tra le braccia, prima di dedicarsi ad uno dei lunghissimi baci che, dopo aver superato i primi imbarazzi, si scambiavano con piacere ogni volta che potevano.
- Buongiorno Shura, mi hanno detto che mi stavi cercando... c'è qualche problema? - domandò Mu dopo aver bussato alla porta della camera da letto e aver ottenuto il suo permesso. Questa volta non si era fermata nell'anticamera, avendo percepito la presenza di Shura oltre, quindi ora si trovava nella elegante camera del sovrintendente e di sua moglie, in attesa che la donna si mostrasse.
Tuttavia, pur avendo percepito la sua presenza, non la vide da nessuna parte.
- Sì, sì, certo, ti ho fatta chiamare - dopo qualche istante la sua voce arrivò attutita, prima che lei stessa venisse fuori da una porta ben mimetizzata nella parete. Il guardaroba, pensò Mu.
- Buongiorno Mu, accomodati - le disse Shura indicando il letto. Che Mu guardò dubbiosa.
- Sicura? - domandò aggrottando i tilak - Non voglio gualcirlo -.
- La coperta che c'è sopra pesa più di te... e siamo in estate, il che la dice lunga! - le fece notare Shura ironicamente.
- Va bene - Mu sorrise al commento di Shura, accomodandosi sulla sponda del letto - ma se ti sto disturbando... -.
- Nessun disturbo - la fermò Shura sedendosi accanto a lei - sono io che ti ho chiesto di venire, e se l'ho fatto, c'è una buona ragione - vide Mu guardarla in attesa che continuasse - io... non so se ti sia già organizzata in questo senso... ma mi sono permessa di farti un regalo -.
- Un regalo? - Mu sgranò gli occhi - Ti ringrazio Shura, ma non dovevi -.
- Infatti... non dovevo - Shura fece spallucce - volevo -.
- Non so di cosa si tratti, ma ti ringrazio - disse Mu arrossendo leggermente.
- Di nulla Mu... ti ricordi che qualche settimana fa, quando mi hai dato la notizia del tuo fidanzamento con il Capitano, ti ho detto che mio padre era in procinto di partire per la nostra casa in Spagna? - vide Mu annuire - Beh... gli ho chiesto una cortesia, e spero che questa cortesia ti piaccia - disse prima di alzarsi per tornare nella stanzetta in cui si trovava prima che la sua ospite arrivasse.
Mu vide Shura sparire nuovamente, domandandosi cosa stesse facendo. Era davvero sorpresa. Un regalo... non ne capiva il senso però... apprezzava molto le sue premure.
Quando aveva conosciuto Shura l'aveva percepita come una donna distaccata, rigida, parlava poco e solo per l'essenziale, ma aveva uno sguardo molto schietto e diretto, il che le era stato sufficiente a farle guadagnare la sua simpatia. Con il tempo si erano avvicinate e questo era stato inevitabile... Shura apprezzava le qualità di Mu, la riteneva una ragazza intelligente, affidabile, generosa, un po' testarda e talvolta permalosa ma... nessuno è perfetto! E per quanto riguardava Mu, aveva compreso sin da subito come questa giovane donna riservata e discreta nascondesse una forza d'animo degna di fronteggiare le preoccupazioni di un sovrintendente, e una calma e pragmatismo tale da reggere l'intero paese. Shura era il complemento perfetto per Aiolos che, dal canto suo, aveva avuto il merito di smussare i non pochi spigoli di sua moglie.
Agli occhi di Mu il rapporto tra Aiolos e Shura simboleggiava ciò che di più importante poteva unire due persone. Un grande amore e una fiducia granitica. La stessa che, giorno dopo giorno, e se la dea fosse stata dalla loro parte, sperava di costruire con Saga.
Mu era immersa nei suoi pensieri, che stavano diventando via via più piacevoli, e così avrebbe continuato, se qualcosa non avesse attirato la sua attenzione. Distraendola dalle sue fantasie, e lasciandola di stucco.
- Ti piace? - domandò Shura tornando nella stanza e portando con sé ciò che aveva preso dal guardaroba.
Mu aprì la bocca per parlare, tuttavia... nessun suono uscì dalle sue labbra.
Tra le braccia di Shura c'era l'abito più bello che avesse mai visto.
Si alzò dal letto per avvicinarsi a Shura che la guardava sorridendo, e, sorpresa ed incapace di proferire parola, riuscì solo a ricambiare con un piccolo cenno. Ancora non poteva credere a ciò che stava vedendo. Con estrema cura avvicinò una mano all'abito candido, accarezzandone timidamente lo scollo a cuore... per poi passare alle spalle che, man mano che scendevano, si aprivano sempre di più fino a formare delle leggere onde che scivolavano fino all'orlo dell'abito... e per finire il corpetto, bordato di oro come tutto il resto, che arrivava fino alla vita, dove una cintura dello stesso colore circondava morbidamente i fianchi scendendo dritta fino ai piedi.
Era davvero il vestito più bello che avesse mai visto.
- È.… per me? - domandò quando riuscì a ritrovare un filo di voce, vedendo Shura annuire.
- È un abito da sposa e io mi sono già sposata qualche tempo fa... quindi direi di sì - rispose Shura alzando le spalle. A suo modo, sapeva essere anche ironica.
- Io... - Mu sentì le lacrime salirle all'improvviso, non riuscendo ad evitare che uscissero senza controllo - non so cosa dire se non... grazie, Shura, grazie di cuore - dopodiché aspetto che la donna poggiasse l'abito sul letto, per poterla abbracciare forte come desiderava.
E per quanto Shura non potesse essere considerata una donna espansiva, non ebbe alcuna difficoltà a ricambiare quell'abbraccio, stringendo a sé Mu e accarezzandole dolcemente i capelli - Di niente, ci tenevo a regalarti il tuo vestito da sposa... con l'augurio sincero, mia cara Mu, che il tuo matrimonio possa essere felice come meriti - disse senza ombra di ironia e dandole un bacio in fronte.
- A proposito... - quando infine ruppero l'abbraccio, Shura invitò nuovamente Mu a sedersi, sistemandosi accanto a lei e tenendo una mano tra le sue - Come stai? Voglio dire... immagino che sarai un po' nervosa... -.
- Un po'?! - domandò Mu sgranando gli occhi - Ho i nervi a fior di pelle - vide Shura sorridere divertita - davvero, in certi momenti credo di essere matta... da un lato vorrei che il giorno del matrimonio arrivasse il prima possibile, da un altro... -.
- Da un altro? -.
- Da un altro ho paura Shura... - rispose Mu quasi sottovoce.
- Paura? E di cosa? - Shura aggrottò leggermente le sopracciglia, ma intuendo facilmente quale fosse il dilemma di Mu.
- Io... - Mu giocherellò nervosamente con le dita - adesso siamo presi dai preparativi ma... come sarà quando saremo da soli? Voglio dire, cosa succederà quando... sì, insomma... saremo solo io e Saga? - Mu non poté evitare al suo viso di tingersi di imbarazzo. Sebbene non fosse più completamente inesperta in materia, era conscia di conoscerne solo una minima parte. Tuttavia, aveva bisogno di fare quelle domande, e sapeva che nessuno, più di Shura, avrebbe potuto aiutarla.
- Mu - Shura richiamò la sua attenzione, portandola ad alzare lo sguardo che aveva abbassato per la vergogna - tu, esattamente come me, hai perso tua madre molto presto - vide la giovane annuire - e dubito che Shion, proprio come mio padre, possa averti spiegato nel dettaglio certe cose... - stavolta la vide negare con il capo, confermando le sue parole - io non ho avuto un grande aiuto, a parte le mezze frasi della servitù ascoltate per sbaglio e qualche consiglio che la mia governante mi dette la sera prima del matrimonio, però, se posso aiutarti a dissipare qualche dubbio e a vivere tutto con più serenità, ne sarò più che felice -.
Mu sospirò leggermente, sentendo un peso abbandonare il suo petto. Avrebbe sempre ringraziato la loro dea per aver messo sulla sua strada una donna come Shura. Come avrebbe fatto senza di lei? Fino a quel momento era stata una delle poche persone ad averle parlato sempre in maniera onesta, senza fronzoli né paranoie né pregiudizi, e permettendole di riflettere con la sua testa. Dopo qualche istante di riflessione prese un respiro profondo, raddrizzando la schiena e fissando i suoi grandi occhi in quelli di Shura.
- Dunque... -.
In bilico su una scala di legno, Mu stava sistemando l'ultima tenda della cucina, armeggiando con la stoffa affinché scendesse proprio come lei voleva, e tentando allo stesso tempo di non cadere. Quando anche l'ultimo lembo fu sistemato, portò le mani sui fianchi, facendo girare lo sguardo nel soggiorno, con un'espressione decisamente soddisfatta. Due giorni... due giorni ed entrare in quella dimora sarebbe diventata un'abitudine. Stava per diventare la sua casa, o meglio... la loro casa, quella in cui lei e Saga avrebbero vissuto insieme. In cui avrebbero vissuto il loro amore.
Ripensò alle parole di Shura, e a come sarebbe stato il loro incontro da marito e moglie. Sentì il cuore iniziare a pompare più velocemente ricordando ciò che la donna le aveva spiegato. Aveva paura, tanta, Shura era stata molto delicata, ma non aveva tralasciato nulla e questo le aveva provocato emozioni contrastanti. Aveva paura, e allo stesso tempo voleva che quei due giorni passassero il più velocemente possibile. Prese un respiro profondo, nel tentativo di riordinare le idee, ma quando si rese conto di non poterci riuscire abbandonò, sconfitta, qualunque sforzo di controllare il battito del suo cuore, lasciando che un sorriso sciocco si facesse largo sul suo bellissimo viso.
E sebbene in quel momento fosse da sola, non poté evitare che le sue guance si tingessero per l'imbarazzo, soprattutto perché, senza volerlo, la sua mente rievocò ciò che era accaduto poco prima, quando era arrivata...
Per Mu non era stato affatto difficile entrare dall'ingresso principale del palazzo. Oltre al fatto che tutti sapevano perfettamente chi fosse, la notizia del matrimonio tra il Capitano e la figlia del fabbro era ormai arrivata alle orecchie di tutti, facendo il giro del paese, e arrivando fino ai limiti delle contrade più isolate. Probabilmente andando anche oltre. Dunque, ora più che mai ed in vista dei preparativi per le nozze, la sua presenza a palazzo era assolutamente normale.
Una volta saliti i due piani della scalinata principale che portavano all'appartamento di Saga, si fermò quando giunse sulla soglia della porta, cercando, con la mano libera, le chiavi che Saga le aveva dato e che custodiva nella borsa che portava con l'altra mano. Ormai mancavano solo due giorni alle nozze, e pensava che quella mattina avrebbe potuto approfittare del poco tempo libero che aveva per sistemare le tende e i cuscini che aveva approntato, e per cominciare a preparare la stanza da letto. Convinta che, a quell'ora, Saga fosse già sceso nei campi di addestramento, Mu non si preoccupò di bussare, e dopo aver infilato la chiave nella toppa e aver aperto la porta con un unico movimento, entrò in casa, rimanendo interdetta e sorpresa per la scena che le si parò innanzi. Piacevolmente sorpresa.
Dopo aver terminato la pulizia mattutina e allarmato dai rumori sospetti che provenivano dalla porta, Saga si era diretto spedito verso l'ingresso. Probabilmente dimenticando il piccolo particolare di essere coperto solo da un telo che lambiva i suoi fianchi.
Solo quando trovò Mu, in piedi, incapace di dire una parola e voltando prontamente il capo verso il muro con imbarazzo, si rese conto del suo stato.
- Mu... io... - iniziò a balbettare, non sapendo davvero cosa dire - mi dispiace... -.
- No - Mu scosse la testa chiudendo gli occhi - io non sarei dovuta entrare senza permesso... - disse velocemente, non riuscendo a trattenere la vergogna che stava germogliando sulle sue guance. Non era la prima volta che vedeva Saga a torso nudo, però... però le altre volte era vestito dalla vita in giù.
- Non ne hai bisogno - le fece notare Saga, sorridendo per l'imbarazzo di Mu - sai che puoi venire quando vuoi -.
- Sì ma... - per un attimo Mu si voltò, pentendosene subito dopo, quando sentì il suo corpo reagire alla vista di quello di Saga - non volevo disturbarti... -.
Saga sorrise apertamente. Qualunque sentimento Mu gli provocasse, era quanto di più lontano dal disturbo.
- Non potresti disturbarmi neanche se lo volessi - disse prima di ritirarsi nella sua stanza per vestirsi, e per lasciare Mu libera di respirare. Per un attimo pensò a cosa avrebbe fatto lui a parti invertite, ovvero se, al posto di Mu, ci fosse stato lui a sorprenderla in... non terminò nemmeno il pensiero scuotendo il capo e ricacciando quell'idea da dove era venuta, e preferibilmente ancora più lontano... o non sarebbe riuscito a concentrarsi su niente quella mattina.
Mu portò una mano al petto, respirando profondamente nel tentativo di calmarsi. Era vero, aveva paura, ma doveva ammettere che, più le ore passano, più aspettava con impazienza che il tempo passasse. Era la paura più strana che avesse mai provato. Sorrise di nuovo, sentendo tutto il suo corpo riempirsi di una forza che non aveva mai sentito, e quando sentì due mani circondarle la vita con delicatezza sorrise ancora di più, convinta che Saga fosse già tornato a casa per stare con lei.
Tuttavia, il suo entusiasmo durò solo un attimo. Il tempo necessario per capire che le mani che la stavano cingendo non erano quelle di Saga. Pregò dentro di sé che si trattasse di uno degli scherzi di Kanon, ma quando, voltandosi all'improvviso per vedere chi si fosse preso quella libertà, incrociò gli occhi azzurri del Comandante che la fissavano intensamente, sentì la rabbia germogliare nello stomaco per salire rapidamente ed uscire dalla sua bocca senza premura.
- Lasciatemi! - e sebbene si trovasse ancora sulla scala, Mu si liberò rapidamente dalla presa di Shaka, rimanendo a fissarlo con uno sguardo poco amichevole.
- Stavi per cadere - le fece notare Shaka. Impassibile.
- Non stavo affatto cadendo - controbatté Mu decisa - e comunque non vedo perché siate venuto a casa del Capitano... se avete necessità di parlargli potete trovarlo al campo di addestramento - aggiunse mentre scendeva, volendo prendere le distanze ed evitare che Shaka avesse un'altra delle sue brillanti idee.
- Non sono venuto per parlare con il Capitano - Shaka tentò di riaccorciare le distanze, ma senza successo, perché Mu, previdentemente, si diresse verso la porta - sono venuto per parlare con te -.
Mu si fermò un momento, prendendo un respiro profondo per evitare che le sue parole suonassero più sgradevoli del necessario. Era davvero arrabbiata. Cosa diavolo era saltato in mente al Comandante? Era fidanzata ufficialmente e tra qualche ora si sarebbe sposata... non gli avrebbe perdonato quelle libertà che si stava prendendo in modo a dir poco inopportuno.
- Mi dispiace ma non abbiamo niente di cui parlare - e la sua voce tradì tutto il suo fastidio.
- E invece sì - insistette Shaka - ho bisogno di... -.
- Di niente! - Mu lo interruppe alzando la voce. E non avrebbe potuto fare diversamente, per quanto odiasse farlo. - Sono stata molto paziente con voi Comandante... e probabilmente questo è il problema, dato che avete sempre ignorato le mie richieste! - sospirò, portando due dita al ponte del naso, nel tentativo di calmare la collera che minacciava di farle dire cose ancora più sgradevoli - Vi prego di uscire dalla casa del mio fidanzato... non credo che gli farebbe piacere sapervi qui -.
- Perché Mu? - per un attimo l'impassibilità di Shaka vacillò. Il mio fidanzato riecheggiava nelle sue orecchie provocandogli un senso di nausea - Perché lui? -.
- Per quel poco che ho imparato sulle relazioni, Comandante, non possiamo scegliere di chi innamorarci - rispose Mu perentoria, ignorando l'espressione disgustata di Shaka - come ho già avuto modo di dirvi, spero che presto possiate trovare qualcuno che vi corrisponda... ma, fino ad allora, vi chiedo di lasciarmi in pace e di rispettare me e il mio futuro marito -.
- Cosa sta succedendo? -.
Sia Mu che Shaka davano le spalle all'ingresso, e quando quella voce giunse alle loro orecchie si voltarono di scatto. Una con sollievo, l'altro con fastidio.
- Kanon! - la voce di Mu mostrò come l'arrivo del gemello minore fosse un balsamo per i suoi nervi tesi.
- Vice Capitano... - al contrario, Shaka non nascose quanto considerasse scomodo l'ingresso del superiore.
Kanon spostò lo sguardo dall'uno all'altro, intuendo con facilità cosa stesse succedendo in casa di suo fratello. Dopo aver accarezzato i capelli di Mu si mosse verso il Comandante senza fretta, lasciando che il rumore dei suoi passi segnasse pesantemente il silenzio scomodo che si era creato. Quando gli fu vicino, si abbassò per portarsi all'altezza del suo orecchio e, sorridendo per il timore visibile sul suo collo teso, con un sussurro lasciò scivolare le parole affinché si fissassero nella mente del più giovane.
- Arriverà il momento in cui te la farò pagare Shaka... per il modo in cui importuni Mu... e soprattutto per quello che hai tentato di fare a mio fratello - prese una pausa, abbassando la voce ancora di più - non ti dirò come, non ti dirò quando, ma farò in modo che tu soffra... tanto... e che soffra per mano mia - si allontanò leggermente, ma solo per vedere le vene sul collo di Shaka tendersi maggiormente - ora esci di qui di corsa e, se tieni alla tua vita, non avvicinarti mai più alla casa di mio fratello né a chi vi abita -.
Shaka non se lo fece ripetere due volte. Non era un codardo, ma Kanon non era una persona da sottovalutare e, almeno per il momento, non aveva altra scelta che andarsene. Ma gliel'avrebbe fatta pagare, di questo era certo. Anzi... entrambi i gemelli avrebbero scontato la sua vendetta, perché, chi per un motivo, chi per un altro, gli stavano sbarrando la strada per la felicità.
Shaka era un uomo intelligente, ma dannatamente presuntuoso, e intollerabilmente cieco. Non vedeva oltre il proprio naso, e non riusciva ad accettare l'idea di non aver mai suscitato nulla in Mu che, ora più che mai, era diventata un'ossessione senza uscita. Muovendosi in direzione della porta, si voltò per rivolgere a Mu il suo saluto, tuttavia, quando incrociò i suoi bellissimi occhi verdi si fermò, sentendo un brivido gelargli la schiena.
Le iridi solitamente calme e luminose di Mu mostravano inquietanti guizzi corallo, mentre il profilo del suo viso, quel contorno sempre dolce, era insolitamente duro e aspro. Istintivamente, Shaka si voltò verso il caminetto, per vedere se, a dispetto della stagione estiva, il fuoco fosse acceso. Ma no... e riportando lo sguardo in quello della giovane vide nuovamente i bagliori rossastri lampeggiare in modo sinistro, fissandolo in modo feroce, come se stesse per attaccarlo.
Infilò rapidamente la porta, allontanandosi da quel luogo e dall'aria, che era diventata spaventosamente tesa. Ad orecchie terze sarebbe suonato strano però... Mu faceva più paura di suo cognato.
Kanon fissò ogni movimento di Mu, che seguì Shaka con lo sguardo finché non fu finalmente fuori dai piedi, e quando, rimasti soli, incrociò il suo sguardo, sussultò impercettibilmente per la fermezza che i suoi occhi mostravano. Non fece domande, l'espressione della ragazza sembrava chiedergli di non farlo, e lui rispettò la sua volontà. Anche perché non ce n'era bisogno. Aveva capito perfettamente cosa le stesse passando per la testa.
Dal canto di Mu, c'era una sola cosa che richiamava la sua attenzione... le parole che le vorticavano nel cervello imprimendovi con forza crescente il loro significato. Che lei aveva compreso perfettamente.
... per il modo in cui importuni Mu... e soprattutto per quello che hai tentato di fare a mio fratello.
Strinse i pugni, sentendo le unghie conficcarsi nella carne e la rabbia salire velocemente inumidendole gli occhi. Saga poteva morire in quell'agguato! E tutto per le ossessioni di un folle!
Chiuse gli occhi, prendendo un respiro e sentendo la pressione diminuire tra le sue mani. Ora aveva altro a cui pensare, tuttavia la faccenda non sarebbe rimasta così. Di questo era certa. Ma ogni cosa a suo tempo...
Quando li riaprì, il sorriso enigmatico di Kanon la fece sentire incredibilmente bene.
Il giorno era finalmente arrivato. La sala delle feste del palazzo era gremita di persone, e in un vivace mormorio scambiavano commenti e battute invitati, soldati, e gente giunta da vari punti del villaggio solo per assistere a quello che si preannunciava, a tutti gli effetti, come uno degli eventi pubblici più importanti dell'anno.
Davanti ad Aiolos a cui, nel ruolo di sovrintendente, spettava l'incarico di celebrare le unioni tra gli abitanti delle terre sotto la sua giurisdizione, c'era un nervoso Saga, che voltava il capo ogni dieci secondi nell'attesa impaziente di vedere Mu entrare dalla grande porta di bronzo.
- Sembri un po' nervoso - lo canzonò Aiolos, guadagnandosi lo sguardo torvo dell'amico.
- Sei fortunato perché, quando eri tu al posto mio, io non c'ero e non ho potuto prenderti in giro come avrei voluto... e dovuto! -.
Aiolos sorrise, coprendo il suo divertimento con la mano. Non era il caso di stuzzicare Saga più del necessario. Inoltre, aveva perfettamente ragione. Il giorno del suo matrimonio era stato il più felice della sua vita, ma anche quello che gli era costato più nervi a fior di pelle, facendo disperare il povero Aiolia. Già suo fratello non era noto per la sua pazienza, ma quel giorno Aiolos aveva rischiato di essere preso a pugni da un Leone stanco delle sue paranoie e dei suoi attacchi di panico.
Sorrise ancora di più quando vide Saga alzare gli occhi al cielo mentre Kanon gli diceva qualcosa all'orecchio. Di certo lo stava infastidendo, e d'altronde, essendo il suo passatempo preferito, non vi erano dubbi.
Ad occhi ed orecchie esterne i loro battibecchi erano davvero divertenti, e Aiolos avrebbe passato volentieri molto tempo a guardare l'interazione tra i due, se l'improvviso silenzio che scese nella sala non avesse richiamato prepotentemente la sua attenzione. Sua e dei gemelli.
In piedi, sulla soglia della porta e al braccio di uno Shion vestito in modo impeccabile, c'era la Mu più bella che avesse mai visto. Il vestito che le aveva regalato Shura avvolgeva il suo corpo perfettamente, sottolineando la vita sottile e quella piacevole curva che si apriva sui fianchi. La lunga chioma lilla era raccolta in cima al capo e fissata da una piccola corona d'argento, lasciando il collo scoperto e ornato da una sottile collana d'oro bianco.
Aiolos guardò Saga, che si era dimenticato persino di respirare, per riportare gli occhi sulla sposa, che stava entrando nella sala a passo lento, avanzando sulle dolci note che uscivano dai flauti ufficiali del palazzo. Era meravigliosa.
Ad un metro da lui, Kanon diede di gomito a Saga, non ottenendo alcun risultato. Riprovò. Niente. Girò il capo in direzione di Aiolos, per vedere se almeno l'amico fosse più presente, ma anche lui sembrava essere altrove. Kanon fece una smorfia malinconica. Con tutta probabilità la mente di Aiolos era tornata a qualche anno prima, quando aveva offerto a Mu tutto quello che aveva pur di averla, disposto anche ad aspettare i tempi della ragazza. Tuttavia... lo sguardo innamorato che rivolse subito dopo a Shura, alla sua Shura, che in quel momento seguiva come tutti l'ingresso della sposa nella sala, non lasciava dubbi sul fatto che quei pensieri lasciassero il tempo che trovavano. Un tempo passato. Niente più che un ricordo.
Riportò lo sguardo in avanti, guardando Mu avanzare. L'agitazione della ragazza era visibile anche ad una certa distanza, ma il passo era deciso, e quando la vide sollevare gli occhi per incontrare quelli di Saga, alternò lo sguardo dall'uno all'altra, sorridendo per la bolla magica che avevano creato e nella quale esistevano soltanto loro.
Mu poteva sentire il cuore andare per conto suo, minacciando di esplodere in mille pezzi. Lì, davanti a lei, c'era l'uomo che stava per diventare suo marito. L'unico che avesse mai attirato la sua attenzione, l'unica persona in grado di determinare le sue giornate, l'unica presenza alla quale i suoi sensi rispondevano senza chiederle il permesso. Non avrebbe saputo dire quando si fosse innamorata di Saga, ma sospettava che fosse accaduto subito, la prima volta che lo aveva visto capendo subito che non si trattava di Kanon. E non per il modo in cui l'aveva sorpresa... e neanche per la sua voce né per le sue espressioni... ma perché il suo cuore non aveva mai battuto per Kanon, mentre la notte in cui aveva incontrato Saga aveva reagito violentemente, non dandole tregua, e tormentandola dal momento in cui aveva incrociato i suoi occhi.
Saga deglutì a secco. Era nervoso? Più o meno stava per impazzire, e non perché la paura gli stesse giocando brutti scherzi, semplicemente... perché la musica doveva essere così lenta? Nessun musicista aveva pietà di un povero sposo che aspettava impaziente?!
Fortunatamente, preso dai suoi nervi, non si accorse dello sguardo minaccioso che Kanon rivolse a Sorrento, un alto ufficiale dell'esercito di Poseidone, che il dio dei mari prestava ai suoi alleati per le occasioni importanti, e che guidava i musicisti. Accelera fu il chiaro invito del gemello minore, e Sorento, con un mezzo sorriso, esaudì la sua richiesta, permettendo così alla sposa di raggiungere finalmente il suo promesso.
Shion baciò Mu sulla guancia, prima di prenderle una mano e metterla in quella di Saga. I suoi occhi color ametista si posarono sul giovane in una silenziosa e chiara richiesta... la lascio nelle tue mani, dopodiché prese il posto a lui riservato in prima fila. Proprio di fianco a El Cid, che lo salutò con un discreto cenno del capo.
Saga impiegò qualche istante per tornare alla realtà. C'era Mu accanto a lui, in meno di un'ora sarebbe diventata la compagna ufficiale della sua vita. E non avrebbe potuto esserne più felice.
- Sei bellissima - le sussurrò accarezzandole il mento con un dito e vedendola sorridere di rimando. Uno di quei sorrisi che illuminavano gli occhi e il viso di Mu irradiando pace intorno a lei. Uno di quei sorrisi che riservava solo a Saga.
La cerimonia fu semplice. Come la tradizione richiedeva. Il discorso di Aiolos sull'amore e il rispetto della nuova famiglia che stava consacrando sotto la benedizione di Atena fu particolarmente sentito, e non avrebbe potuto essere diversamente. Mai avrebbe immaginato di celebrare il matrimonio del suo migliore amico... Saga non aveva mai espresso questo desiderio ed era sempre stato refrattario alle relazioni... se aveva fatto questo passo, era perché lo voleva con tutto se stesso. E Aiolos non avrebbe potuto esserne più felice.
Lo scambio delle promesse fu particolarmente toccante. Saga fece fatica a trattenere l'emozione mentre giurava amore eterno perdendosi nelle iridi smeraldine della sua donna, e Mu non ci riuscì, lasciando ai suoi occhi la libertà di far fluire la commozione e la gioia dei loro giuramenti. Le mani di entrambi tremavano e a malapena riuscirono a firmare il loro impegno, e quando, infine, anche Kanon e Shura ebbero firmato il documento di matrimonio in qualità di testimoni, si guardarono a lungo negli occhi, prima di suggellare con un tenerissimo bacio l'ufficialità della loro unione. Tra gli applausi e i fischi maliziosi dei presenti.
La cena che seguì la cerimonia durò fino a sera inoltrata. In realtà, sia Saga che Mu ne godettero molto poco, passando la quasi totalità del tempo ad intrattenere i loro ospiti e a sistemare i doni di nozze. In modo previdente, come al suo solito, Shura dette ordine in cucina di mettere da parte due piatti per ogni pietanza. Per esperienza personale, sapeva che il giorno successivo sia Mu che Saga avrebbero apprezzato il fatto di potersi godere il loro banchetto da soli, e lontani dalla confusione.
Si stava facendo tardi, e quando gli ospiti provenienti dalle zone più remote del paese cominciarono a congedarsi, Mu si avvicinò ancora di più a Saga, prendendolo sottobraccio e sussurrandogli all'orecchio.
- Io vado. Ti aspetto a casa... -.
Come fosse possibile che quelle poche e semplici parole potessero avere su di lui un effetto così potente sarebbe rimasto un mistero anche per Saga. Ma fu quello che accadde. In un attimo i suoi sensi si misero in allerta, desiderando mandare tutti i presenti in un'altra dimensione e accompagnare la magnifica creatura, che ormai era sua moglie, ovunque andasse... Ovviamente rimase lì dov'era, limitandosi a seguirla con lo sguardo finché la sua figura si perse tra la gente, e desiderando che i suoi ospiti sentissero presto il desiderio di andarsene.
Quando arrivò in prossimità della sua nuova casa, Mu salutò Shura, che aveva approfittato dell'uscita di scena della sposa per ritirarsi nelle sue stanze.
- Grazie Shura... grazie di tutto - Mu prese le mani di Shura tra le sue, rivolgendole un sorriso di gratitudine.
- Di nulla - rispose Shura ricambiando la stretta - e mi raccomando... stai tranquilla, come ti ho detto, e vedrai che andrà tutto bene - aggiunse prima di augurarle la buonanotte e tornare in camera sua.
Con un misto di agitazione ed eccitazione, Mu aprì la porta e la infilò per richiuderla subito a chiave e voltarle le spalle, appoggiando la schiena al legno caldo e respirando profondamente ad occhi chiusi. Quando li riaprì rimase stupita, guardandosi attorno meravigliata. Quella doveva essere opera di Saga...
Le candele illuminavano la pietra delle pareti irradiando una piacevole luce color arancio, e petali di rose rosse e bianche disseminati sul pavimento creavano un delizioso percorso che partiva dal punto in cui si trovava per perdersi al di là del soggiorno. Meravigliata per ciò che vedeva dimenticò l'agitazione, e i nervi a fior di pelle, ma solo per godersi la preziosa intimità che Saga aveva creato per loro.
Senza rendersene conto si mosse, seguendo il percorso fiorito che la condusse in camera da letto, e che terminava sulle lenzuola bianche e profumate. Si guardò attorno, arrossendo leggermente e sorridendo. Conosceva già il soggiorno, la cucina, ma quella era la prima volta che entrava nella stanza di Saga. O meglio... in quella che da ora in avanti sarebbe stata la loro stanza. Allungò una mano per accarezzare il legno, spostandosi poi sulla stoffa, e, muovendosi intorno al letto, terminò la sua carezza sui cuscini. I cuscini sui quali Saga dormiva ogni notte... Chiuse gli occhi, appoggiandosi alla struttura a baldacchino e immaginando l'uomo che amava mentre riposava, sperando di essere almeno in qualcuno dei suoi sogni...
Quando aveva lasciato la festa c'era ancora molta gente e, con la calma di chi sapeva di avere tutto il tempo del mondo, Mu si allontanò dal letto per iniziare a prepararsi. Shura le aveva spiegato cosa avrebbe dovuto fare, e, per quanto sentisse una certa agitazione cominciare a montare dal suo stomaco, cercò di contenere quella sensazione, ripensando alla tranquillità con la quale la donna le aveva parlato, e alla naturalezza delle sue parole.
La luce tremolante delle candele era più che sufficiente per permetterle di rimuovere ciò che, da qual momento in poi, non le sarebbe più servito. Con pazienza sciolse i lacci del corpetto, e quando lo ebbe allargato a sufficienza, abbassò le maniche per far scivolare l'abito fino ai suoi piedi, rimanendo solo con la sua sottoveste. Lo raccolse, stendendo le pieghe con le mani per riporlo con cura dentro l'armadio. Cosa che fece subito dopo, tuttavia, quando stava per richiuderlo, lo specchio posto in una delle ante di legno attirò la sua attenzione fermando i suoi gesti. E non per lo specchio in sé, ma per ciò che vide riflesso.
Sorrise, vedendo l'immagine di se stessa fare altrettanto. Sorrise perché la figura che lo specchio rifletteva era quella di una donna felice. Agitata, con i nervi a fior di pelle, ma evidentemente felice. Passò una mano sul suo collo sfiorandolo lievemente, prima di scendere ad accarezzare le piccole margherite ricamate sulle spalline e sul profondo scollo del candido corpetto, che le stringeva la vita e le aderiva sui fianchi, per lasciare poi spazio ad una gonna leggera che scendeva fino ai piedi.
Mu sospirò, e dopo aver guardato un'ultima volta la sua immagine, chiuse con cura l'anta dell'armadio, lasciando lo specchio libero di tornare nell'oscurità, per riportarsi di fronte al letto. Di nuovo accarezzò le lenzuola, di nuovo appoggiò il suo corpo al baldacchino, di nuovo la sua mente cominciò a fantasticare. Ma non per molto...
Il rumore della chiave nella toppa e il leggero scricchiolio del legno la fecero sobbalzare, costringendola a portare una mano sul cuore nel tentativo di contenere i battiti che cominciarono ad infuriare violentemente contro il suo petto.
Continuò a dare le spalle alla porta, tenendo lo sguardo davanti a sé anche quando il rumore dei passi cessò. Segno inequivocabile del fatto che suo marito fosse dietro di lei.
Dal canto suo, Saga non era in una situazione migliore. Dopo aver sperato di congedare i suoi ospiti quanto prima, avrebbe voluto gridare di gioia quando la maggior parte di loro cominciò ad abbandonare la festa. Senza attendere oltre, e dando a Kanon l'onere di intrattenere gli ultimi rimasti, si defilò con il desiderio di raggiungere il suo appartamento il prima possibile. Era teso, irrequieto... davvero non sapeva cosa aspettarsi, ma, a dispetto dei suoi nervi, voleva solo rivedere Mu. Qualunque cosa fosse accaduta, l'avrebbero vissuta insieme. E ora si trovava lì, in piedi sull'uscio della sua camera da letto, con il cuore che minacciava di saltargli in gola.
Da dove era poteva vedere Mu di spalle. I capelli ancora raccolti lasciavano scoperta la sua schiena, e la luce tremante delle candele tingeva la sua pelle candida di riflessi corallo. La mano sul cuore tradiva l'agitazione, e Saga non ne poté più. Allentò i lacci della camicia e con passo leggero scivolò dietro di lei, cingendole la vita con le mani e stringendola a sé, facendo aderire la sua schiena nuda al suo petto. Aveva un disperato bisogno di quel contatto... di sentire la pelle di Mu contro la sua. Finalmente.
- Ti è piaciuta la festa? -.
La voce di Saga suonò roca vicino all'orecchio di Mu, che poté sentire sulla pelle il respiro caldo del giovane. Tremando leggermente.
- S-sì... - fu più un sussurro che una risposta. La mancanza di aria le rendeva difficile parlare.
- Sei spaventata - non era una domanda - hai paura? - domandò Saga vedendola annuire con il capo.
- È che... - per Mu respirare era sempre più difficile - non so niente di queste cose... Shura mi ha spiegato cosa fare però... - deglutì a secco - mi sento totalmente incapace, io... - un dito di Saga si posò sulle sue labbra, chiedendole silenziosamente di tacere.
Con una mano sulla vita Saga la fece voltare verso di sé, e con l'altra accarezzò delicatamente il suo viso, percorrendo i suoi contorni e il suo profilo, per poi tornare sulle labbra in una tacita richiesta di aprirle. Cosa che Mu fece, lasciandolo decisamente turbato.
- Non so cosa Shura ti abbia detto però... - con la punta delle dita si dedicò ad accarezzare la pelle liscia - quello che posso dirti con certezza è che questo può essere bello quanto vogliamo Mu - aggiunse chinando il capo e sostituendo le dita con la sua bocca, sfiorando dolcemente quella di Mu.
- Sei così bella amore mio... - con un dito si spostò sul collo della ragazza, percorrendolo fino alla clavicola per poi spostarsi verso l'esterno, dove iniziò ad abbassare leggermente una delle spalline. Sentendo Mu rabbrividire al suo passaggio.
Riportò le mani sulla sua vita sottile, separandosi di qualche centimetro per poterla guardare negli occhi.
- Anche io ho paura - le disse provocando la sorpresa nelle iridi verdi - non ho mai amato nessuno Mu... a parte l'affetto per Kanon, i miei genitori, e i miei fratelli d'armi, non ho mai amato nessuno come amo te... non ho mai provato niente di quello che mi fai provare, e mi fa paura sapere quanto potere tu abbia su di me - la vide sorridere, e distogliere lo sguardo per l'imbarazzo di mostrare la velatura che la sua dichiarazione aveva provocato - ma ti dico anche che non mi importa, perché se sei accanto a me niente mi fa davvero paura... sono io che ti do questo potere, e non potrei esserne più felice -.
- Saga... - le mani di Mu si mossero, risalendo le braccia di Saga fino alle spalle ampie, soffermandosi ad accarezzarle per poi proseguire fino al collo, e infine intrecciarsi tra le sue ciocche blu cobalto. Con lo sguardo percorse i lineamenti attraenti di Saga, indugiando prima sui suoi occhi, quelle giade che le mozzavano il fiato ogni qualvolta lo sorprendeva a guardarla, per poi scendere sulle labbra... le labbra che le toglievano la ragione, le labbra che le avevano insegnato i primi rudimenti dell'amore.
Coprendo quei pochi centimetri che li distanziavano, Mu fece aderire il suo corpo a quello di Saga, socchiudendo gli occhi e imprigionando la sua bocca in un bacio tremendamente sensuale. Le sue labbra sfregarono dolcemente contro quelle di Saga, prima di morderlo deliziosamente in una silenziosa richiesta di passare.
- Ti amo -.
Due secondi. Questo fu il tempo di cui Saga necessitò per capire cosa stesse accadendo. Non che ce ne fosse bisogno, a dire il vero, ma Mu... la sua dolce e ingenua Mu lo stava seducendo. E, a dispetto della sua inesperienza, era dannatamente efficace. Non ne poté più e, senza attendere oltre, le concesse il passaggio ma solo per attaccarla con ancora più trasporto. Sentendo il suo gusto divino, legando la loro carne in una danza forte e passionale. La voleva... come non aveva mai voluto niente o nessuno prima di allora.
Le mani di Saga presero vita da sole, sciogliendo i lacci che tenevano la gonna di Mu e facendola cadere ai loro piedi con un tonfo sordo. Con impazienza, ma prendendosi il tempo necessario, si dedicò a scoprire la rotondità dei suoi fianchi per poi scendere ad accarezzarle le gambe e risalire sfiorando le natiche. Si allontanò momentaneamente dalla sua bocca per scendere e lasciare lungo il collo una piccola scia di baci umidi, e quando sentì un piccolo gemito uscire dalle sue labbra gonfie e arrossate, abbandonò qualunque modestia residua, prendendola tra le braccia per stenderla, dopo qualche istante, sulle candide lenzuola di quello che da ora in avanti sarebbe stato il loro letto.
La fissò per qualche istante, pensando che fosse stupenda, ma quando fece per stendersi su di lei, Mu lo fermò sorridendo, facendolo accigliare leggermente. Poi capì. Quando vide le mani della ragazza rimuovere completamente i lacci della sua camicia, si rese finalmente conto di essere ancora vestito. Sorridendo a sua volta la lasciò fare, adorando il modo impacciato e imbarazzato con cui Mu si muoveva. Senza, tuttavia, fermarsi. Dopo aver rimosso la parte superiore fu Saga a far volare tutto il resto, finché rimase come il giorno in cui era venuto al mondo, davanti agli occhi sorpresi e piacevolmente turbati di Mu.
No, Mu non aveva mai visto un uomo nudo e, sebbene sentisse le sue guance avvampare di vergogna, non riuscì a distogliere lo sguardo per più di qualche istante. Saga era davvero bellissimo. E non nascondeva nulla. Tantomeno il suo desiderio. Ma questo, lungi dall'infastidirla, le faceva solo desiderare un contatto maggiore, una volontà che i suoi occhi e il saliscendi rapido del suo petto tradivano perfettamente. Con somma gioia di Saga che, compiaciuto, si sdraiò su di lei, sciogliendole i capelli e prendendo di nuovo le sue labbra in un bacio febbrile. Sentendola rabbrividire e finalmente abbandonarsi tra le sue braccia.
E sebbene Saga sapesse di avere tutto il tempo del mondo, l'impazienza non gli dava modo di prenderselo... cercando di essere il più delicato possibile, le sue mani tremavano mentre allentava i lacci del corpetto fino a farlo scivolare sul corpo di Mu e rimuoverlo. Come il resto della sua biancheria.
- Per tutti gli dei dell'Olimpo... -.
Non si poteva dire che, in tutte le settimane passate, Saga non avesse immaginato nulla. Al contrario, la sua fantasia non era mai stata così fervida, e l'immagine di Mu senza veli aveva popolato i suoi sogni e le sue fantasie senza alcuna remora. Eppure... non riusciva a distogliere lo sguardo da quello che vedeva, temendo che fosse troppo per il suo povero cuore.
Non erano solo le sue curve perfette e la sua pelle di seta... erano i suoi capelli sparsi sul cuscino... era la luce dannatamente sensuale che illuminava i suoi splendidi occhi... erano le sue labbra rosse e piene che lo chiamavano.
Per un attimo Saga si domandò come potesse una persona sembrare così dolce ed erotica al tempo stesso, proprio così, senza esserne consapevole. Ma il pensiero durò poco... il tempo di realizzare che, in quello stesso istante, Mu lo stava aspettando. E non si sarebbe fatto attendere oltre.
Di nuovo le sue mani presero vita. Mentre le sue labbra prendevano nuovamente possesso di quelle di Mu, le sue mani si mossero sul suo corpo morbido, scivolando sulla pelle vellutata e accarezzandone con devozione ogni centimetro. Dopo essersi momentaneamente saziato della sua bocca attaccò il collo candido, lasciando carezze umide, per scendere via via più in basso... le mani precedevano ciò che Saga desiderava assaggiare con le labbra e, senza aspettare oltre, accarezzò i suoi seni, sentendo il desiderio di Mu crescere al suo tocco dolce e forte per poi spostarsi, fino a dove poteva, fino a dove Mu gli avrebbe permesso di arrivare. E Mu non lo fermò.
Quando la testa di Saga sparì tra le sue gambe il corpo di Mu si fletté. Non era più solo un sogno, stavolta Saga era lì, con tutti i suoi sensi, provando le sue stesse sensazioni. Lo sapeva, lo capiva dal modo in cui suo marito la toccava, sentendo la sua pelle bruciare al passaggio delle sue mani forti e delle sue labbra calde... dal modo in cui la guardava... non era lussuria, era fame... Poteva sentire il bisogno disperato che Saga aveva di fondersi insieme a lei. Ed era il suo stesso bisogno. Tutto questo passò come un lampo nella sua mente, e avrebbe continuato a godersi l'effetto delle carezze di Saga se un'ondata di piacere non avesse scosso il suo corpo dalla punta dei piedi fino alla più profonda radice dei suoi capelli, facendolo inarcare in modo inatteso e potente.
E a quel punto anche Saga non ce la fece più. Un conto era sedurre Mu, baciarla, accarezzarla, vederla fremere... ma sentirla tremare sotto i tocchi della sua lingua e vederla raggiungere l'apice del piacere tra le sue braccia, era troppo anche per lui.
Scivolò sul suo corpo ancora ansimante, prendendola in un bacio di cui aveva bisogno prima di staccarsi e guardarla negli occhi.
- Tutto bene? - domandò a fatica, accarezzando con la punta del naso il suo viso estasiato. A fatica perché sentiva di non poter più ignorare il suo stesso desiderio, che stava iniziando a farlo impazzire.
La vide annuire, e stava per fare una richiesta più intima se l'azione imprevista di Mu non lo avesse anticipato, facendogli sgranare gli occhi per lo stupore. Senza dire niente, la giovane allacciò le sue lunghe gambe ai fianchi di Saga facendo aderire completamente i loro corpi... dandogli un silenzioso permesso e facendogli una tacita richiesta.
Il disagio di Mu durò solo pochi istanti mentre Saga scivolava con facilità nel suo corpo che aveva sperimentato il piacere pochi istanti prima, entrando con un gemito forte e roco.
Finalmente erano tutt'uno. Dopo pochi istanti Saga riportò lo sguardo sul suo viso, preoccupato di vedervi segni di dolore o fastidio, ma non vide niente di tutto questo, a parte il sorriso tenero e malizioso di sua moglie che gli chiedeva silenziosamente di continuare.
Le spinte iniziarono, lente e profonde, come le onde placide di un mare senza vento. E mentre le sue mani si dedicavano a sperimentare il loro effetto su quel corpo meraviglioso, Saga sentì Mu rispondere con lo stesso entusiasmo, spingendolo ad aumentare l'intensità dei suoi tocchi e la profondità delle sue spinte.
Nessuno dei due avrebbe saputo quantificare quanto tempo fosse passato né gli interessava, perché la forza di ciò che stavano vivendo li aveva portati in un'altra dimensione... senza tempo e senza nient'altro che non fossero le loro voci. Quelle voci magnifiche che stavano intonando la stessa melodia.
Mu non avrebbe mai pensato che potesse essere così. Nella sua mente aveva immaginato mille scenari ma nessuno di loro era paragonabile a quello che stava provando. Saga non stava solo prendendo il suo corpo, regalandole il piacere che non aveva mai sperimentato... stava prendendo tutto, legando le loro anime in profondità, come mai nient'altro avrebbe potuto. E mentre Mu si abbandonava a queste nuove sensazioni, lasciandosi infiammare da questa febbre sublime e abbracciando suo marito con passione crescente, Saga si perse completamente.
Il corpo di Mu era accogliente, come mai avrebbe immaginato. E questo lo stava facendo impazzire. Nelle stesse espressioni poteva leggervi la sua dolcezza innata, la sua adorabile inesperienza, e quel bagliore sensuale che la portava a stringerlo sempre più forte, ad istigarlo senza neanche rendersi conto di quanto fosse dannatamente sensuale.
E poi c'era la sua voce... quella voce così dolce che non faceva mistero di godere di quell'atto esattamente quanto lui. Senza finti moralismi e sciocchi pudori.
- Saga... -.
Quando la sentì gemere il suo nome e tremare leggermente, Saga comprese che Mu era nuovamente vicina alla fine... con forza aumentò le sue spinte sentendola abbracciarlo forte con le sue gambe e facendo aderire ancora di più i loro corpi sudati, mentre il suo collo esile si tendeva all'indietro alla ricerca dell'aria che i gemiti consumavano velocemente. Quando la sentì sciogliersi di piacere tra le sue braccia, invocando il suo nome al culmine e vedendo il suo bellissimo viso diventare una maschera di carnalità e soddisfazione, Saga non poté trattenere un gemito forte. Con un ultimo affondo si riversò nel sensuale corpo di Mu, marchiandola per la prima volta con la sua essenza, e abbandonandosi subito dopo sul suo petto ansimante, desiderando ardentemente il dolce abbraccio che ne seguì.
Per alcuni istanti il silenzio nella stanza fu rotto solo dai respiri ancora agitati. Ancora collegati e senza nessuna fretta di separarsi, Saga si godette le carezze di Mu tra i suoi capelli, lasciando che il senso di pace dei suoi movimenti lenti intorpidissero i suoi sensi.
O almeno per il momento. Perché, quando alzò lo sguardo cercando quello di Mu, quello che vide rimosse in un istante ogni traccia di sonno, e il sorriso malizioso di sua moglie fu solo il preludio della notte che seguì.
