La luce filtrava dalle tende, insinuandosi tra le sue ciglia e destandolo dolcemente, annunciandogli che il sole era alto già da un po'. Senza fretta, Saga stese le sue lunghe membra sbadigliando, sentendo i suoi muscoli allungarsi e risvegliarsi a poco a poco sotto ai lenti movimenti. Sorrise, beandosi nella sensazione di benessere che il suo corpo provava dopo la notte intensa appena trascorsa, e istintivamente allungò una mano al suo fianco, cercando il calore di cui già sentiva la mancanza.

Quando la sua mano toccò le lenzuola fredde, si destò del tutto, sollevando leggermente il capo e accigliandosi nel notare l'assenza di Mu. Aveva sognato tutto? Per gli dei! Se era uno scherzo non lo divertiva affatto e se non lo era...

I rumori sommessi provenienti dalla cucina rasserenarono in un attimo i suoi pensieri, distendendo nuovamente il suo viso nell'espressione beata con la quale si era svegliato.

Mu era alle prese con la preparazione della colazione. Le erbe maceravano nell'acqua bollente, mentre si dedicava a tagliare la frutta fresca e a spalmare sul pane una delle sue marmellate. E indaffarata nelle sue faccende, non si accorse di un sorriso che già da un po' aleggiava sul suo viso, cullandola nelle fantasie nelle quali si era persa dal momento in cui si aveva aperto gli occhi.

Quella era stata la prima mattina della sua vita in cui, svegliandosi, aveva trovato qualcun altro al suo fianco. Il viso di Saga addormentato era l'espressione della beatitudine, e le sue braccia abbronzate la tenevano stretta contro il suo corpo caldo, facendola arrossire di imbarazzo e non solo. Mu non avrebbe mai pensato che potesse essere così. Ci aveva fantasticato tanto, soprattutto negli ultimi tempi, ma non avrebbe mai immaginato che potesse provare quello che aveva provato la scorsa notte... che darsi alla persona che amava potesse farla sentire così completa. Così piena. Come se l'intero universo fosse racchiuso nella misura delle braccia amate.

Persa nei suoi pensieri, non si accorse di non essere più da sola, e quando due mani le cinsero dolcemente la vita, sussultò leggermente. Ma non di paura.

- Buongiorno - la voce roca di Saga accarezzò il lobo del suo orecchio.

- Buongiorno - Mu rispose voltando leggermente il viso, e prima che potesse aggiungere qualcos'altro, Saga catturò le sue labbra mordendole deliziosamente.

- Ti sei alzata presto - le fece notare Saga continuando nella sua piacevole attività.

- Mi alzo sempre presto - Mu sorrise al finto rimprovero - e, permettimi di dirti, che anche tu ti saresti alzato prima se non avessi passato buona parte della notte a guardarmi... -.

- Te ne sei accorta? Ti ho svegliato? - domandò Saga accigliandosi.

- Diciamo che non ho dormito molto... diciamo che qualcuno non mi ha permesso di dormire molto... - rispose sibillina aprendo le labbra in un sorriso.

- Dovrei chiederti scusa - Saga sussurrò immergendo il naso nell'incavo del collo pallido di Mu - ma non ne ho la minima intenzione - aggiunse risalendolo con le labbra.

Mu rise apertamente. Doveva ammettere che questo lato di Saga le piaceva molto. Troppo.

- La colazione è quasi pronta - disse più per distrarsi dall'effetto delle sue carezze che perché le importasse - hai fame? -.

- Non puoi averne idea... - la voce di Saga suonò profonda, mentre il suo respiro si faceva più pesante.

E fu solo quando sentì il desiderio di suo marito contro le sue natiche che Mu si rese conto che la fame di Saga non aveva niente a che vedere con il delizioso vassoio che stava preparando con cura. Oltre al fatto che indossasse poco o niente. Voltandosi del tutto lo affrontò fissandolo negli occhi, ma, prima che uno dei due potesse dire qualcosa, fu proprio Mu a chiudere la distanza, tuffando le mani tra le sue ciocche blu e tirandolo in un bacio poco innocente.

Saga sospirò sconfitto. Non avrebbe mai immaginato che Mu nascondesse una tale passione... che la sua dolce e ingenua Mu potesse passare in un attimo dall'essere la creatura più angelica del mondo all'immagine stessa della tentazione. Eppure la scorsa notte lo aveva sperimentato... e pregustava il nuovo giorno come il prosieguo della notte.

C'era un limite a quanto potesse farlo innamorare?

Quando Saga arrivò al campo di addestramento era già tardi. Il sole si faceva sentire intensamente, segno che la metà della mattinata era già andata. Tuttavia, nessuno avrebbe avuto nulla da ridire, anzi... la maggior parte dei cavalieri non si aspettava neanche di vederlo.

- Ohibò... che ci fai qui? - la voce di Kanon suonò nitida, mentre un sorriso da lupo si allungò sul suo bellissimo viso - Non dirmelo... Mu ti ha già cacciato di casa! - aggiunse ridendo.

- Non cominciare a dire idiozie - Saga avrebbe voluto essere più tagliente, ma il senso di appagamento che provava gli impediva di essere sgradevole - e comunque buongiorno anche a te - gli fece notare con un mezzo sorriso.

- Buongiorno - Kanon fece un piccolo inchino - potrei chiederti come è andata la nottata ma... -.

- No -.

- Dicevo... - Kanon finse indifferenza al suo diniego - potrei chiederti come è andata la nottata ma non lo farò - lo sguardo di traverso di Saga lo spinse a continuare. Come avrebbe potuto rinunciare al piacere di infastidirlo? - Non lo farò perché la tua faccia è più eloquente di qualunque cosa tu possa dirmi... deve essere stata proprio una bella nottata... - aggiunse annuendo.

Saga non rispose, ma le parole di Kanon portarono la sua mente in un'altra dimensione. Una in cui rivide il corpo di Mu tendersi per il piacere, in cui ammirò di nuovo il suo viso mentre si scioglieva tra le sue braccia senza remore... si obbligò a tornare con i piedi per terra, ma solo per resistere alla tentazione di girare sui suoi tacchi e tornare da dove era venuto.

- Però... il colpo è davvero forte - il fischio di Kanon lo aiutò a riconnettersi alla realtà - e come mai sei qui invece che a goderti la compagnia di Mu? - domandò curioso.

- Mu voleva andare a trovare Shion - spiegò Saga - le ho promesso che le avrei dato ampia libertà di frequentare la casa di suo padre e non intendo rimangiarmi la parola -.

- E fai bene - Kanon annuì - devi lasciarla libera se vuoi essere certo del suo amore... quando tornerai a casa trovandola ad aspettarti saprai che sarà solo perché ti ama. Anche se non ho dubbi al riguardo -.

- Perché? - domandò Saga.

- Perché nessuno ti ha mai guardato come ti guarda Mu -.

Saga non rispose, ma ciò che Kanon disse gli gonfiò il petto facendolo sentire pieno. E finalmente felice.


- Dohko... posso passare? - l'Aiolia che chiese sommessamente di passare aveva poco a che fare con l'Aiolia sempre orgoglioso e leonino che sbaragliava con determinazione gli avversari. Talvolta persino con troppa fierezza.

- Dimmi - l'interpellato fissò lo sguardo sul suo ospite dopo averlo sollevato dalle carte che stava analizzando, seduto alla spartana scrivania dentro la sua tenda. Non gli sfuggì l'atteggiamento stranamente titubante di Aiolia, tuttavia non disse niente, mettendosi in ascolto.

- Volevo avvisarti che, ieri notte e stamattina presto, Deathmask e Aldebaran sono andati in esplorazione oltre i confini esterni -.

- E? - Dohko sollevò un sopracciglio. Aiolia guidava la missione, e non era di certo tenuto a metterlo al corrente di qualunque ordine desse ai suoi soldati.

- E quello che hanno visto non è niente di buono - Aiolia sospirò vedendo Dohko accigliarsi in attesa che continuasse - i nostri nemici sembrano aver abbandonato le loro posizioni e questo non è normale -.

- Ovviamente no - rispose Dohko stringendo gli occhi, quella non era affatto una buona notizia - e cosa intendi fare? - domandò serio.

- È questo il punto - Aiolia si strinse nelle spalle - perché non sono sicuro di cosa sia meglio fare... di primo acchito sarei tentato di mandare i nostri uomini a verificare, facendoli avvicinare il più possibile alle terre di Hades per cercare di carpire informazioni, però... -.

- Però? -.

- Però ho paura di sguarnire la missione, e che quello di Hades sia uno dei suoi inganni... attirarci nelle sue terre per colpirci qui -.

Dohko annuì. In cuor suo Aiolia lo inteneriva. Ovviamente non aveva la maturità per guidare la loro missione, che richiedeva calma e strategia, qualità delle quali difettava, ma aveva il coraggio e la fierezza di un leone, ed in combattimento era molto difficile da contenere. Abbozzò un piccolo sorriso, guardandolo intensamente.

- Cosa vuoi che faccia? - domandò imperturbabile.

- Che mi aiuti Dohko... cosa devo fare? Tu cosa faresti? -.

Dohko prese un respiro profondo, continuando a fissare Aiolia e riflettendo dentro di sé. D'altronde, se era stato inviato in missione molto tempo fa la ragione era proprio quella... durante gli anni in molti si erano avvicendati alla guida, alcuni più capaci altri meno, ma era la sua presenza quella fondamentale, quella che gli aveva richiesto la dea stessa. Non avrebbe mai potuto guidare la missione... il suo nemico lo conosceva fin troppo bene ed era preferibile che continuasse a pensare che gli anni avessero avuto effetto su di lui, piuttosto che scoprire le sue carte. Dohko sarebbe dovuto rimanere nell'ombra il più possibile. Come aveva fatto in tutti quegli anni.

- Quei tre che sono arrivati dal villaggio - disse dopo alcuni minuti durante i quali Aiolia attese impaziente - falli vestire da civili e mandali in avanscoperta... devono passare inosservati come i tanti viaggiatori che attraversano quelle terre, confondersi con il resto della gente e cercare di ottenere qualche informazione - vide Aiolia annuire attento - ma, per quanto riguarda i nostri uomini, è indispensabile che restino qui -.

- Perché? - domandò Aiolia sorpreso.

- Perché se l'esercito di Hades si è ritirato lo ha fatto solo per preparare un attacco in grande stile - rispose Dohko serio - e non lo faranno ai confini né in maniera subdola... lo faranno qui, cercando di colpire il cuore del nostro esercito per annientarci -.

Aiolia deglutì a secco. Quando aveva chiesto ad Aiolos di partire non avrebbe mai immaginato di farlo nel momento in cui Hades si preparava a sferrare uno dei suoi attacchi più potenti. Suo fratello aveva cercato di dissuaderlo ma era stato inutile, e il suo orgoglio aveva parlato più in fretta e più forte della sua ragione.

- Pensi che riusciremo a difenderci? -.

- Faremo il possibile - rispose Dohko telegrafico. Troppo per i gusti di Aiolia, che non capiva come potesse restare così imperturbabile davanti ad una tale minaccia.

- Cosa accadrà se non dovessimo riuscire a contrattaccare? Qual è il piano alternativo? - domandò visibilmente inquieto.

Dohko lo guardò per lunghi secondi, dopodiché si alzò per dirigersi verso l'uscita, fermandosi a pochi centimetri dal giovane, e riuscendo a vedere nitidamente i muscoli tesi sotto alla sua pelle abbronzata.

- Il piano alternativo non c'è - disse con decisione, prima di uscire dalla sua tenda.


Il pesante silenzio nello studio era rotto solo dall'insistente e fastidioso tamburellare delle dita. Sospirando, Aiolos appoggiò la schiena contro l'imbottitura della sedia, sollevando gli occhi al cielo e fissandoli sulle decorazioni del soffitto. Senza guardarle.

Mai. Mai avrebbe pensato di dover fare qualcosa di così insensato. In cuor suo, era davvero convinto che le cose stessero andando bene. Almeno in paese, dato che i confini esterni erano sempre in trambusto. Saga si era sposato da qualche settimana, e sembrava, no anzi... era al settimo cielo, e il suo entusiasmo era visibile anche nel modo in cui teneva l'esercito interno. Mai prima d'ora i cavalieri erano sembrati così accorti, intuitivi... erano sempre stati degli ottimi soldati, ma la presenza di Saga aveva fatto indubbiamente la differenza. Aiolos aveva davvero creduto che le cose stessero andando per il meglio, che ci fosse l'armonia che faceva sì che ogni cosa fosse esattamente al posto giusto.

Lo aveva creduto, ci aveva sperato, ma era stata soltanto un'illusione. Almeno fino al giorno prima, quando aveva avuto la sfortuna di ricevere Shaka, e tutto ciò in cui aveva creduto era crollato miseramente.

Non era giusto però... cosa avrebbe dovuto fare? Sospirò nuovamente, trattenendo a fatica le lacrime, mentre le immagini di poco prima scorrevano davanti ai suoi occhi acuendo il male che gli facevano.

...

- Mi hai fatto chiamare? - domandò Kanon dopo aver bussato alla porta dello studio di Aiolos e aver ottenuto il permesso - C'è qualcosa che non va? -.

Era raro che Aiolos lo convocasse. In pochissime occasioni il sovrintendente aveva avuto la necessità di parlare in privato con il suo vice Capitano, ed il motivo era più che semplice. Si fidava di lui. Aiolos non aveva mai messo in dubbio i suoi metodi, visti anche i risultati... di conseguenza, la sua chiamata improvvisa lo aveva allertato e non poco. Anche perché, con il ritorno di Saga, aveva immaginato che, da quel momento in poi, qualunque comunicazione avrebbe riguardato solo loro due.

- Accomodati - Aiolos fece cenno con la mano indicando una delle poltrone davanti alla sua scrivania.

Kanon si accigliò leggermente. Aiolos era una persona alla mano, erano cresciuti insieme quindi lo conosceva più che bene, e il suo tono stanco e serio non preannunciava nulla di buono. Si sedette accavallando le sue lunghe gambe, in attesa di sentire cosa accidenti avesse da dirgli, anche se non gli sarebbe piaciuto. Questa era l'unica certezza.

- Kanon... - Aiolos prese un lungo respiro, chiudendo gli occhi sotto lo sguardo intenso del suddetto - tu sai quanta stima io abbia di te, e quello che penso del lavoro straordinario che hai fatto durante gli anni in cui Saga è stato al confine... - si zittì.

Il gesto di Kanon, che alzò la mano chiedendogli silenziosamente di tacere, lo zittì del tutto, facendolo sussultare leggermente. Se fosse stato in piedi, Aiolos avrebbe anche fatto un passo indietro perché il gemello minore incuteva varie sensazioni, non da ultimo il timore, ma fortunatamente lo schienale della sedia sulla quale era seduto contenne i suoi movimenti. Kanon era un uomo fuori dall'ordinario, in tutti i sensi. Nel bene e nel male. Non avrebbe mai fatto la sciocchezza di farlo arrabbiare, anche perché non avrebbe mai voluto averlo come nemico.

- Non mi dire... - Kanon mostrò un sorriso di traverso - magari, prima di vedere me, hai visto quel vigliacco di Shaka... - il suo tono di voce era ironico e freddo al tempo stesso. Se lo aspettava. Sapeva che, prima o poi, quel bastardo si sarebbe vendicato di lui... e che avrebbe trascinato anche Milo, non avendo riguardo neanche dell'amicizia che c'era tra di loro.

Aiolos si limitò a guardarlo, non riuscendo tuttavia a nascondere la sua sorpresa. Come faceva Kanon a saperlo?

Dal canto suo, per Kanon non era stato affatto difficile indovinare. Per lui Aiolos era un libro aperto, e soprattutto lo conosceva come una persona corretta e onesta. Era più che certo che, se fosse dipeso da lui, il sovrintendente avrebbe chiuso la questione senza dargli importanza né perderci del tempo, ma evidentemente Shaka aveva velatamente minacciato di diffondere la notizia, creando scompiglio all'interno dell'esercito. Il cenno di assenso di Aiolos fu una inutile conferma di ciò che già sapeva.

- Mi dispiace Kanon ... io... -.

- Cosa intendi fare? - lo tagliò il vice Capitano. Delle scuse di Aiolos non sapeva che farsene, anche perché non lo incolpava di nulla. Ora la sua attenzione era concentrata su altro... capire in brevissimo tempo cosa avrebbe dovuto fare, o meglio, cosa avrebbero dovuto fare lui e Milo.

- Se dipendesse da me nulla, e lo sai... - disse Aiolos vedendolo annuire - ma se Shaka diffondesse la notizia si creerebbe scompiglio tra le fila dei nostri soldati, e al momento non possiamo permettercelo - sospirò - non quando Hades sta per bussare alla nostra porta con la chiara intenzione di annientarci -.

- Andremo via - disse Kanon deciso.

- No, non voglio assolutamente che andiate via! - Aiolos si mostrò spaventato all'idea - Sia tu che Milo siete tra gli uomini migliori che abbiamo -.

- Quindi? -.

- Non posso fare altro che togliervi i vostri titoli e tenervi in disparte - Aiolos portò due dita al ponte del naso - almeno per il momento... ma quando le voci si saranno smorzate li riavrete -.

- No -.

- Come? - Aiolos sbatté le palpebre.

- Ho detto no - ribadì Kanon - se l'esercito e l'intero paese non possono tollerare una relazione tra due cavalieri, è evidente che stiamo difendendo il paese sbagliato - il suo tono era perentorio.

- Che intendi dire? - a questo punto Aiolos cominciò a preoccuparsi seriamente. Sebbene condividesse le parole di Kanon.

- Che ce ne andremo, mi sembra evidente - Kanon si strinse nelle spalle come a dire che fosse ovvio.

- Non puoi... non potete... - una goccia di sudore scese dalla tempia del sovrintendente - siete i nostri uomini migliori, e in questo momento, in cui Hades sta preparando un'offensiva, non possiamo fare a meno di voi... che ne sarà della nostra gente? -.

Un lampo di rabbia illuminò le belle giade di Kanon, dandogli l'aspetto pericoloso che Aiolos conosceva bene, e che aveva sperato di non vedere spesso.

- Chi dovrei difendere... eh Aiolos? La gente che mi disprezza?! No grazie! -.

- Hai fatto una promessa alla dea, Kanon, non dimenticarlo! E in questo momento le stai mancando di rispetto! -.

- Lo dimentico... - il sorriso ironico e freddo di Kanon fece rabbrividire Aiolos - nella stessa misura in cui lei ha dimenticato me e Milo... nella stessa misura in cui lei non rispetta me e Milo! - disse alzandosi e sbattendo i pugni sulla scrivania di Aiolos, facendo scricchiolare il legno.

E quelle furono le ultime parole di Kanon, prima di muoversi da lì ed infilare l'uscita ignorando le chiamate di Aiolos.

- Ma che accidenti sta succedendo? - Aiolos imprecò tra sé, non riuscendo a credere a quanto fossero cambiate le cose in poche ore. Se Kanon e Milo avessero lasciato il loro esercito sarebbe stato davvero un problema. Tuttavia, conosceva bene Kanon tanto da sapere che aveva una sola parola... se ne sarebbe andato. Su questo non c'era alcun dubbio.

Portò una mano sulla fronte, ingiuriando nella sua mente Shaka e il suo intromettersi dove non era richiesto. Cosa credeva quel novellino? Che fosse uno stupido? Fin da quando erano ragazzi aveva facilmente intuito quali fossero i gusti del gemello minore, ma non gliene era mai importato nulla. Erano cresciuti come fratelli e l'unica cosa che per lui contava era l'affetto che lo aveva sempre unito ai due gemelli.

Sospirò pesantemente. Oltre al danno di perdere due dei suoi uomini migliori, avrebbe anche dovuto spiegare a Saga cosa diavolo fosse accaduto. E questo gli pesava, perché sapeva che, per quanto potesse ragionevolmente capirlo, Saga avrebbe sofferto dell'allontanamento di suo fratello.

Portò le mani al volto, lasciandole scivolare lentamente, tuttavia, quando un pensiero gli attraversò la mente, spalancò gli occhi prima di richiuderli in segno di rassegnazione, sentendo un brivido freddo attraversargli la schiena.

Mu. Saga lo preoccupava, inoltre provava dispiacere per lui, ma Mu era un'altra cosa. Sapendo quanto fosse legata a suo cognato avrebbe preso malissimo quella novità, e non osava neanche immaginare la sua reazione quando la notizia di quanto accaduto avesse raggiunto le sue orecchie...


- Ma... Kanon... noi... non è possibile - Milo scosse la testa, visibilmente turbato - Shaka non può... non credo che... - non riusciva a finire una frase, non trovando le parole per descrivere ciò che stava accadendo.

In cuor suo non aveva mai creduto che l'amico di una vita, il suo migliore amico Shaka potesse arrivare a fare una cosa del genere. Ma tant'era. Lo aveva tradito, vendendolo nel modo più infame alla gogna popolare e cavalleresca. Ripensò alle parole di Kanon, a quando lo aveva avvisato di stargli alla larga, perché non avrebbe avuto pietà neanche per lui... in quel momento aveva pensato che il compagno stesse esagerando, che Shaka non sarebbe mai stato capace di tradirlo, perché li legava un bene forte e un affetto sincero.

Tuttavia, ancora una volta, Kanon aveva avuto ragione. Ma non era questo a fargli male, non quanto il tradimento di chi aveva sempre considerato un amico.

- Non possiamo più restare amore mio -.

Era raro che Kanon usasse epiteti affettuosi, il che portò Milo a pensare che, in fondo, Kanon fosse spaventato quanto lui. A dispetto della sua facciata maliziosa, neanche lui era mai stato lontano dalla sua terra. Inoltre... Saga era tornato da poco tempo, finalmente era di nuovo a casa e, per di più, aveva sposato una donna che anche lui adorava. E, ora che aveva i suoi affetti più cari accanto a sé, doveva andarsene per le azioni sconsiderate di un folle che aveva perso il controllo.

- Lascia che parli con Aiolos - Milo prese Kanon per le spalle, scuotendolo dolcemente - vedrai che... -.

- Non servirebbe a nulla - lo fermò Kanon sorridendo tristemente - non è colpa di Aiolos d'altronde... credi che sia così sciocco da non aver mai sospettato nulla? - vide Milo spalancare gli occhi sorpreso - Siamo cresciuti insieme, è ovvio che si sia accorto della nostra relazione... il problema è Shaka, e la confusione che potrebbe creare nell'esercito -.

Milo soppesò le parole di Kanon, pensando che sì... effettivamente era più che plausibile che Aiolos sapesse tutto. E che, per quanto lo riguardava, non ci fosse alcun problema.

- Dove andremo? -.

Kanon sorrise dolcemente, attirando a sé Milo e intrecciando le mani tra i suoi capelli, accarezzandoli con amore.

- Andremo nelle terre che ricadono sotto la giurisdizione di Poseidone -.

- Sei sicuro? - Milo alzò lo sguardo dubbioso incrociando quello del gemello minore - Cosa ti fa credere che saremo i benvenuti? -.

- È da molto tempo che i luogotenenti di Poseidone mi propongono di unirmi a loro - Kanon parlò continuando ad accarezzare la folta chioma blu di Milo.

- È per questa ragione che Sorento viene spesso qui? - Milo mise rapidamente insieme le cose. In effetti gli era sempre sembrata sospetta la disponibilità degli uomini di Poseidone nell'aiutarli ogni qualvolta ne avessero bisogno. Era vero che i rapporti tra il dio dei mari ed Atena erano sempre stati cordiali, ma comunque c'era qualcosa che non tornava. Fino ad ora.

- Ma non hai mai accettato - concluse vedendo Kanon scuotere dolcemente il capo e negare.

- Sono sempre stato leale ad Atena e a questo popolo, ma se la mia gente non mi accetta, andrò dove sono gradito -.

- Perché non me lo hai mai detto? - Milo si accigliò. Il suo partner non si fidava di lui?

- Primo - fece il segno con il pollice - ti conosco come le mie tasche, e so che questo ti avrebbe fatto preoccupare, due... - mostrò l'indice - perché non ho mai avuto intenzione di accettare prima d'ora, dunque perché farti agitare inutilmente? -.

Milo sorrise leggermente, pensando che Kanon avesse completamente ragione. Se glielo avesse detto sarebbe andato in confusione, e l'avrebbe vissuta malissimo. Lo conosceva davvero bene. Anche se... un dubbio si fece improvvisamente largo tra i suoi pensieri, facendolo ripiombare nella realtà.

- E cosa ti fa pensare che non avremo gli stessi problemi quando saremo lì? -.

Kanon sorrise furbamente, allontanandosi leggermente da Milo per fissarlo con occhi maliziosi - Credi che Sorento sia un semplice luogotenente di Poseidone? - domandò strizzando un occhio e facendo spalancare la bocca di Milo.

- Vuoi... dire... stai dicendo che... - non formulò neanche la domanda, non fu necessario, perché Kanon rispose con un cenno del capo e una smorfia più eloquente di mille parole.

Milo stava per aggiungere qualcosa, curioso com'era di saperne di più, tuttavia, un discreto, ma deciso, bussare alla porta lo fece voltare di scatto e allontanare istantaneamente da Kanon. Come erano brutte quelle abitudini...

- Chi è? - la voce di Kanon suonò forte e profonda, con una sfumatura leggermente irritata. Non amava affatto essere interrotto, soprattutto quando era in compagnia di Milo.

- Sono io -.

- Entra - Kanon riconobbe immediatamente la voce di suo fratello.

- Ti ho cercato tutta la mattina - Saga entrò facendo un cenno di saluto a Milo ma rivolgendosi al suo gemello - non ti sei presentato agli allenamenti, sei sparito senza dirmi nulla, puoi dirmi che accidenti sta succedendo? - e il suo tono tradiva una certa preoccupazione. Kanon poteva avere mille difetti ma era ligio al dovere, e la sua assenza era suonata come un grave campanello dall'allarme agli occhi del suo gemello. Tuttavia, spostando distrattamente lo sguardo nell'ambiente circostante, ebbe un sussulto, non potendo ignorare la sua borsa da viaggio... sul letto... aperta e in fase di preparazione...

- Dove stai andando? - si accigliò, a questo punto decisamente sconvolto. E preoccupato. Kanon non aveva praticamente mai lasciato il loro paese, e quella borsa aperta non indicava nulla di buono.

Kanon portò due dita al ponte del naso. Non voleva che Saga lo scoprisse così, sembrava quasi che stesse fuggendo di nascosto, e non era affatto ciò che stava facendo. Se ne sarebbe andato, questo sì, ma con la sua dignità integra.

- Io e Milo lasceremo il paese entro domattina - vide la bocca di Saga aprirsi per lo sgomento - non voglio entrare nei dettagli, ma non siamo più ben accetti, quindi ce ne andremo -.

- Non vuoi entrare nei dettagli?! - gli occhi di Saga si ridussero ad una fessura - Sei mio fratello, una parte fondamentale della mia vita, per anni hai guidato l'esercito e ora te ne vai affermando di non essere più gradito... e non vuoi entrare nei dettagli?! -.

- Aiolos ci ha declassati, e per questa ragione abbiamo deciso di partire - prima che gli animi si scaldassero senza alcun motivo, Milo chiarì cosa fosse accaduto, spegnendo sul nascere quell'inutile falò.

Saga si voltò verso Milo, mostrando incomprensione - Perché mai lo avrebbe fatto?! È impazzito o cosa?! -.

- O cosa... - Milo tentò di essere ironico ma non ebbe alcun effetto.

- Shaka ha minacciato di diffondere la notizia della nostra relazione tra i soldati, quindi Aiolos ci ha chiesto di mantenere un profilo defilato, almeno finché le acque non saranno più calme - spiegò brevemente Kanon, incrociando le braccia - non è colpa di Aiolos, sono certo del fatto che sia al corrente della relazione tra me e Milo da sempre - vide Saga annuire - ma anche lui ha le mani legate -.

Saga rifletté sulle parole di Kanon, pensando a quanto fosse ingiusto quello che stava accadendo.

-Ti ho detto tante volte di non provocarlo... - gli ricordò Saga con un tono più paternalistico che arrabbiato. Sapeva che la loro acredine, prima o poi, avrebbe portato guai.

-Non l'ho mai provocato, semmai il contrario - disse Kanon con sicurezza - non ha mai smesso di girare intorno a tua moglie, né prima né dopo il matrimonio... e penso di avere tutti i titoli per intimargli di togliersi dai piedi! -.

Saga lo guardò con un enorme punto interrogativo sul viso e visibilmente irritato.

- Gira... intorno... a mia moglie? - e il gesto deciso con cui Kanon annuì non lasciò spazio a fraintendimenti - Ma perché diavolo nessuno me lo ha detto?! - ora cominciava ad arrabbiarsi sul serio.

- Per questa ragione - Milo lo indicò dalla testa ai piedi - Kanon si limita a redarguirlo, ma, onestamente, non conosciamo la tua reazione -.

- E quale vuoi che sia?! - Saga lo guardò sconvolto - Già mi dava fastidio prima, quando io e Mu non avevamo alcun impegno, ma che continui ad infastidirla anche ora che è mia moglie è intollerabile! - Saga strinse i pugni - Parlerò con Aiolos e, se non prenderà provvedimenti, lo farò io personalmente... -.

- Non farai niente di tutto questo - la voce dolce, ma decisa, di Mu fece eco alle parole di Saga.

I tre uomini sobbalzarono, non avendo avvertito la sua presenza. Da quanto tempo era lì?

- Ho sentito tutto - disse Mu anticipando la domanda.

- Il minimo che possa fare è rimetterlo al suo posto - le fece notare Saga - perché non mi hai detto che continua ad infastidirti?! -.

- Innanzitutto perché non mi interessa quello che fa Shaka - Mu rispose con calma, anche se dentro era arrabbiata per tutta la situazione - non mi è mai interessato, non mi interessa, né mai mi interesserà... e per questa ragione non voglio che tu abbia qualcosa a che fare con lui... anche perché non è innocuo come sembra... -.

Saga strinse gli occhi - C'è qualcosa che non so? - e il modo in cui i restanti tre si guardarono gli dette una immediata conferma.

- Ripeto... c'è qualcosa che non so? - chiese nuovamente con una calma solo apparente, vedendo, dopo pochi istanti, Mu annuire seria.

- È stato lui a commissionare il tuo ferimento - Mu si avvicinò, posando una carezza sul viso di Saga e sentendolo cingerle la vita - per questo ti chiedo, no anzi... ti scongiuro di stargli lontano, perché non è innocuo, e ciò che sta accadendo a Kanon e Milo è solo l'ennesima conferma -.

- Perché nessuno mi ha detto niente? - domandò Saga guardando anche Kanon e Milo - Stavano per picchiarti! - disse rivolgendosi a Mu, senza lasciarla andare.

- Perché voglio essere io a fargliela pagare Saga - Kanon rispose senza mezzi termini - e, ora più che mai, ti chiedo di non fare nulla... arriverà il momento in cui gli addebiterò tutto, il tuo ferimento... la sua folle ossessione per Mu... la nostra cacciata... e lo farò a modo mio, affinché si penta persino di essere nato... -.

Nessuno osò ribattere nulla. Quando Kanon parlava in quel modo non era il caso di dire niente.


- È il terzo sospiro in cinque minuti... - Shura chiuse il libro che stava leggendo tenendolo sulle ginocchia - vuoi dirmi cosa sta succedendo? -.

Come spesso accadeva, Shura stava tenendo compagnia al marito mentre lavorava nel suo studio, e quel pomeriggio non aveva fatto eccezione, nonostante Aiolos fosse particolarmente impegnato a decifrare alcune carte. Entrambi amavano l'idea che la persona amata fosse lì, accanto a loro, e sebbene potessero passare ore tra una parola e l'altra, soprattutto quando Aiolos era particolarmente impegnato, la sola presenza di Shura era per lui piacevole e confortante.

Aiolos lasciò le carte sul tavolo, abbandonandosi contro la sedia e portando due dita al ponte del naso per riflettere. Come accidenti avrebbe spiegato a Shura quello che stava accadendo? Conosceva sua moglie e sapeva perfettamente quale fosse il suo pensiero su determinate cose... non appena avesse saputo ciò che era successo con Kanon e Milo si sarebbe arrabbiata.

Sospirò.

- E sono quattro -.

Aiolos sorrise, come solo Shura riusciva a farlo sorridere. Alzò gli occhi al cielo, preparandosi mentalmente e cercando le parole corrette da usare, tuttavia la sua premura fu inutile, perché qualcuno, meno paziente di lui, in quello stesso momento si precipitò nella stanza, dopo aver a malapena bussato. Mandando a gambe all'aria tutta la sua concentrazione.

- Perché lo hai fatto?! -.

Aiolos portò le mani al viso, lasciandole scorrere lentamente mentre cercava di raccogliere dentro di lui la forza e la pazienza per affrontare una discussione.

Lo sapeva... ah se lo sapeva! Non era Kanon, né Milo quelli che temeva, e neanche il dispiacere che avrebbe inevitabilmente visto sul volto di Saga. Quello che più aveva temuto, e che si stava materializzando sotto ai suoi occhi, era la reazione di Mu...

- Per favore calmati - la invitò Aiolos con voce stanca, accompagnando le parole con un gesto della mano, indicando la sedia di fronte a sé.

- Come faccio a calmarmi? - Mu ignorò il suo gesto, sentendo la rabbia salire ancora di più. Come poteva Aiolos restare calmo davanti a quello che stava accadendo? - Kanon e Milo partiranno domani per colpa tua... mi spieghi come diavolo faccio a rimanere calma?! -.

- Sai benissimo che non è colpa mia - le fece notare Aiolos cercando di essere paziente, anche se era sempre più difficile. Non gli piaceva essere accusato ingiustamente, anche se non avrebbe negato le ragioni di Mu.

- Qualcuno sarebbe così gentile da spiegarmi? No, perché in questo momento mi sento più o meno come se fossi la tappezzeria... e non è particolarmente piacevole - Shura ebbe il merito di smorzare la tensione che stava salendo nella stanza. E non a caso.

- Hai ragione, perdonami Shura... - solo in quel momento Mu si rese conto di essere entrata nello studio di Aiolos come una furia, senza nemmeno aver visto chi c'era - non avrei dovuto comportarmi così, è solo che... -.

- Questo adesso non importa - la interruppe Shura senza essere brusca - se lo hai fatto devi avere le tue ragioni, e io vorrei sapere quali sono - spostò lo sguardo su suo marito, mettendo facilmente insieme le cose - e qualcosa mi dice che hanno a che fare con i tuoi sospiri affranti Aiolos... -.

Aiolos annuì, appoggiando i gomiti sulla scrivania e tenendo la testa tra le mani. Sentire lo sguardo delle due donne su di sé in quel momento era tutt'altro che piacevole, ma aspettavano una sua spiegazione e non si sarebbe tirato indietro.

- Sembra che Kanon e Milo lasceranno il nostro esercito - cominciò dopo aver preso un respiro profondo.

- Perché? - Shura si accigliò prima che continuasse - Il vice Capitano e il Comandante sono i nostri uomini migliori, non possiamo perderli, a maggior ragione ora che, dalle notizie che arrivano, Hades sta organizzando un attacco importante ai nostri confini -.

Mu sentì il sangue raggelarsi. Un attacco importante ai nostri confini? Perse un battito, poi un altro. Questo significava che Saga sarebbe dovuto ripartire? Mise momentaneamente da parte quel pensiero, cercando di concentrarsi sulla questione che l'aveva portata da Aiolos, anche se... non si sentiva affatto tranquilla.

- Infatti è un problema - rispose Aiolos, riportando Mu al presente - è solo che... - si prese un momento cercando le parole migliori, sebbene non ce ne fossero - che ho dovuto retrocederli, dato che erano giunte alle mie orecchie notizie che avrebbero potuto destabilizzare gli altri cavalieri -.

- Quali notizie? - l'espressione di Shura si irrigidì. A dispetto della domanda, era chiaro che avesse capito di cosa si stesse parlando.

E il silenzio di suo marito glielo confermò.

- Quali notizie... Aiolos? - ripeté tradendo l'irritazione nella voce - Devo tirare ad indovinare? - ma ovviamente non doveva indovinare, data la faccia colpevole di Aiolos - Spero che la ragione non sia dovuta al fatto che il Comandante e il vice Capitano siano una coppia... perché, in tal caso, quello che hai fatto sarebbe davvero molto grave -.

- Lo sai? - Aiolos sgranò gli occhi, provocando la risata amara di Shura.

- Credo che anche le pietre della torre ovest lo sappiano - rispose Shura con ironia feroce - e non è neanche un fatto recente, quindi non capisco quale sia il problema -.

- Il problema è Shaka - Aiolos allargò le braccia - mi è venuto a riferire la cosa ma è chiaro che stava minacciando di diffondere l'informazione se non avessi preso provvedimenti! -.

- E ti fai minacciare da Shaka? - Shura si accigliò - È ovvio che voglia vendicarsi di Kanon... lo ritiene responsabile del suo fallimento con Mu - disse indicandola - ma come hai fatto a finirci in mezzo Aiolos? -.

- E che avrei dovuto fare? - domandò il chiamato in causa alzando le spalle.

- Dovevi rimetterlo al suo posto e usare la tua autorità, non fargli credere di poterti minacciare e fare ciò che vuole... Kanon e Milo troveranno certamente asilo presso Poseidone, e così lui rafforzerà il suo esercito mentre tu lo indebolirai per le paturnie di un idiota - il tono di Shura suonò duro, come la sua espressione - vieni Mu - disse, poi, rivolgendosi alla giovane, che la guardò sorpresa - andiamo a sistemare la questione - dopodiché uscì dalla stanza, seguita da passi leggeri che non si fecero attendere. Lasciando Aiolos con un grande punto interrogativo sul volto.

Mu si mosse rapidamente, senza tentennamenti sebbene non avesse idea di cosa ci fosse nella mente di Shura, e solo quando arrivarono in prossimità delle stanze private del sovrintendente riuscì a fermarla per chiederle spiegazioni.

- Shura... che hai intenzione di fare? - domandò prendendole una mano.

- Quello che avrebbe dovuto fare Aiolos - rispose Shura risoluta - devo difendere i nostri cavalieri... Kanon e Milo non possono andarsene, sono figli di questo paese e lo hanno sempre servito in modo più che leale, e non permetterò che vadano via per uno sciocco capriccio - prese un respiro profondo, cercando di calmare la sua rabbia - sei con me Mu? - domandò guardandola con il suo sguardo deciso.

- Naturalmente - Mu annuì con decisione. Per lei non si trattava solo di due stimabili e preziosi cavalieri. Kanon e Milo erano suoi amici, appartenevano alla sua famiglia, e avrebbe fatto tutto il possibile per evitare quello che, non aveva dubbi, fosse un dispiacere anche per loro.

Guardò Shura sorridendole. Aveva sempre pensato che fosse una donna fuori dal comune, ma non aveva idea di quanto e soprattutto di quanta forza d'animo avesse.

Entrarono nella stanza solo per qualche minuto, il tempo necessario affinché Shura prendesse qualcosa con cui coprirsi e coprire Mu. L'estate stava ormai volgendo al termine e uscire nel tardo pomeriggio, a cavallo, poteva rivelarsi un'esperienza tutt'altro che piacevole senza un'adeguata protezione. Dopo essersi scambiate poche parole si diressero direttamente verso la scuderia, dove Shura dette l'ordine di preparare subito due cavalli.

- Dove stiamo andando? - domandò Mu preparandosi a salire, guardando Shura sorridere di traverso.

- Dove qualcuno ci ascolterà - rispose sibillina dopo diversi istanti di silenzio. E se, per un attimo, aveva pensato che la giovane avrebbe fatto altre domande o mostrato dubbi, si ricredette, vedendola accomodarsi sul suo cavallo e attendere che partisse per mettersi al suo seguito.

Ci volle una buona mezzora per arrivare, ma quando il maniero si mostrò nella sua imponenza già ad una discreta distanza, Mu finalmente capì quale fosse la loro meta. E sebbene non avesse idea del perché fossero lì, non fece domande, fidandosi di Shura abbastanza da non mettere in discussione le sue scelte. Se erano dirette verso la sua casa doveva pur esserci un motivo, e se tutto ciò poteva essere d'aiuto alla causa di Kanon e Milo, avrebbe fatto tutto il necessario senza battere ciglio.

I domestici riconobbero immediatamente la loro signora e subito si avvicinarono per aiutare le due giovani a scendere dai loro cavalli, dedicando a lei e alla sua ospite la stessa premura, venendo ricambiati con la cortesia di Shura e la gentilezza di Mu.

I convenevoli, tuttavia, durarono poco, come poco era il tempo che avevano a disposizione prima di tornare a palazzo.

- Papà! -.

El Cid ebbe solo un momento per alzare lo sguardo dalle sue carte e vedere sua figlia precipitarsi nello studio bussando a malapena. Nascose un leggero sorriso, per niente stupito avendo percepito la sua presenza dal momento in cui era arrivata.

- Piccola mia... - a dispetto della sua presenza seria e autorevole, El Cid mostrava con Shura una dolcezza impensabile per orecchie terze - Cosa ti porta qui? Come una furia, peraltro? - domandò alzando le sopracciglia.

- Io... innanzitutto scusami per essere entrata senza bussare né averti avvisato... -.

El Cid la interruppe con un gesto di noncuranza - Non vedo perché avresti dovuto, questa è sempre casa tua -.

- Grazie papà - Shura sorrise, mostrando come le parole di suo padre fossero sempre un balsamo per il suo cuore. Amava Aiolos, non aveva mai avuto dubbi né ripensamenti, e mai ne avrebbe avuti, ma aver lasciato la casa paterna era stato un duro colpo, considerato quanto fosse legata a suo padre.

- Perdonami se non ho molto tempo, ma io e Mu - con un gesto indicò la giovane che inchinò il capo in segno di saluto, venendo ricambiata nello stesso modo dal padrone di casa - siamo venute perché a palazzo stanno accadendo cose sconcertanti... e sono certa che nessuno più di te saprà consigliarci e dirci cosa fare -.

El Cid annuì gravemente, prima di fare segno alle due donne di sedersi di fronte a lui. Se Shura si era precipitata a parlarne con lui doveva trattarsi di qualcosa di importante, e si preparò a darle tutta l'attenzione che meritava.

- Se posso esservi d'aiuto, ditemi tutto -.

Shura fece un piccolo sorriso, felice di aver trovato in suo padre l'ascoltatore di cui aveva bisogno, e prese un respiro profondo prima di cominciare.

- Oggi Aiolos ha retrocesso due dei nostri cavalieri migliori - disse Shura senza girarci intorno.

- Si tratta di mio cognato, il vice Capitano Kanon, e il Comandante Milo - disse Mu chiarendo anche il perché si trovasse lì con Shura.

- E perché mai? - domandò El Cid accigliandosi - Cosa hanno fatto per meritare la retrocessione? -.

- Nulla - rispose Mu di slancio - non hanno fatto nulla di male -.

- Mu ha ragione, papà... - Shura mise una mano sulle ginocchia di Mu per tranquillizzarla - non hanno fatto niente di male, semplicemente... -.

- Semplicemente? -.

- Semplicemente sono una coppia - Shura si strinse nelle spalle andando al sodo - e questo da tremendamente fastidio a qualcuno -.

- Capisco -.

Mu guardò El Cid sorpresa, pentendosene un attimo dopo quando vide lo sguardo dell'uomo rivolto su di sé e un sorriso sul suo volto. Aveva immaginato stupore, disappunto, disagio, pensando che un uomo serio come lui avrebbe liquidato la questione con fastidio, e invece... invece no, era lì, di fronte a loro in attento ascolto, e sembrava anche comprendere.

- Ovviamente non accetteranno mai di essere retrocessi a semplici soldati, né lo meritano, quindi lasceranno il nostro paese tra poche ore - spiegò Shura.

- Proprio ora che Hades si appresta ad attaccarci? - domandò El Cid pensieroso - Non mi sembra molto lungimirante da parte di Aiolos -.

- Non lo è - acconsentì Shura - è solo che... ha paura di ciò che potrebbe accadere se gli altri cavalieri venissero a conoscenza della relazione tra Kanon e Milo... in realtà il Comandante Shaka lo ha minacciato e... -.

- Il Comandante Shaka? - ripeté El Cid - Quello che non vi da tregua da diverso tempo? - domandò rivolgendosi a Mu, che poté solo annuire imbarazzata rendendosi conto che gli atteggiamenti di Shaka avevano fatto il giro dei dintorni - Allora mi è tutto chiaro -. In effetti El Cid non impiegò molto a mettere insieme le cose e a capire cosa stesse accadendo. Si alzò dalla sua poltrona, avvicinandosi alla finestra e fissando per alcuni minuti il paesaggio, prima di tornare alla scrivania per avvicinarsi a Shura e lasciarle una carezza sul viso.

- Non preoccuparti - disse guardandola con la tenerezza che riservava solo a sua figlia - me ne occuperò io -.

Mu guardò quella scena sentendo un'immensa tenerezza invaderle il petto. El Cid si comportava con Shura proprio come Shion faceva con lei, e questo la fece sorridere, pensando a quanto fossero fortunate ad avere due padri così straordinari. Per un solo momento, una domanda le aveva attraversato la mente, tuttavia, il caos di emozioni che stava provando in quelle ore era stato tale da sopraffare qualunque altro pensiero.

Come faceva El Cid a sapere che Hades si stava preparando ad attaccarli?


Quando ripresero i cavalli, la sera si apprestava a tingere di toni scuri gli ultimi bagliori rossastri che bagnavano la pietra delle montagne alle loro spalle. Mu guardava Shura di sottecchi, indecisa se lasciarsi andare alle mille domande che aveva nella testa. El Cid era stato di una gentilezza squisita... come sua figlia era una persona rigida solo in apparenza, e non aveva esitato un solo istante a promettere loro un aiuto, tuttavia, c'era un pezzo che mancava in tutta questa storia, ed era il perché. Shura non si era dilungata in spiegazioni, e per quanto quell'uomo potesse essere attaccato a sua figlia, si era fidato senza chiedere particolari delucidazioni, e questo, al di là di tutto, non era normale.

Shura sembrava concentrata sulla strada da percorrere, ogni tanto si voltava leggermente per assicurarsi che Mu fosse dietro di lei, ma poteva sentire nell'aria la perplessità che riempiva la mente della sua amica. E non avrebbe potuto biasimarla, perché a parti invertite anche lei avrebbe avuto molti dubbi.

Quando furono nei pressi di una radura poco distante dall'ingresso del paese, Shura tirò le redini, facendo rallentare il suo cavallo per farlo trottare verso un piccolo corso d'acqua, e permettergli di fare una pausa, sebbene non ne avesse particolare necessità. Ovviamente era un modo per concedersi un momento per affrontare i dubbi di Mu prima di tornare a palazzo, e la ragazza lo comprese subito, facendo fare al suo cavallo la stessa cosa, e avvicinandosi alla donna.

- Shura... - un leggero nervosismo si impadronì delle sue parole. Non era semplice porre certe domande senza risultare invadenti, o offensivi, ma fortunatamente Shura era una donna intelligente, e si preoccupò di smorzare la tensione.

- Sì Mu, immagino che tu abbia delle domande da farmi - disse guardandola negli occhi - chiedi pure, non ho intenzione di nasconderti niente - aggiunse con il suo solito pragmatismo, seppur mantenendo il tono dolce che usava con Mu.

- Il fatto è che - Mu ricambiò lo sguardo - non vorrei risultare indiscreta, oppure offensiva... -.

- Niente di tutto questo - Shura scosse il capo sorridendo - ti conosco abbastanza bene da sapere che non faresti niente di tutto questo con cattiveria -.

Mu annuì, sorridendo di rimando.

- Tuo padre è stato davvero gentile - cominciò a parlare, giocherellando nervosamente con le mani che tenevano le redini - e sapere che Kanon e Milo sono diventati responsabilità sua è per me un sollievo che non ha paragoni - inclinò il capo, cercando di scorgere nell'espressione di Shura qualcosa che l'aiutasse a capire - il punto è.… perché? -.

Per una manciata di secondi, l'unico suono udibile fu quello dei cavalli che si abbeveravano al torrente, lasciando all'aria lo spazio e il tempo per portare via le ultime parole di Mu. Non era un silenzio scomodo, semmai di attesa per qualcosa che necessitava di calma e delicatezza per essere spiegato, ed infatti non durò a lungo, rotto dalla voce di Shura, più che consapevole di dover dare spiegazioni.

- Mu, come ho già avuto modo di dirti, mia madre è morta quando io ero molto piccola, lasciando, da quel momento, me e mio padre a prenderci cura l'uno dell'altra -.

Mu annuì, conoscendo sia la storia che la situazione che Shura ed El Cid avevano vissuto. D'altronde, era la stessa che avevano vissuto lei e Shion, quindi non le era mai stato difficile immedesimarsi nei suoi racconti di quando era una ragazzina.

- Bene... non ti ho mai parlato molto di mia madre, ma sappi che non è stato per scortesia o per qualche ragione particolare, è solo che la ricordo molto vagamente. Non avevo ancora compiuto un anno quando è venuta a mancare, e i ricordi che ho sono talmente vaghi che a volte mi chiedo se siano davvero ricordi o semplici fantasie. Ricordo solo il suo odore, che era molto buono e riusciva sempre a calmarmi... -.

- Mi dispiace - disse Mu con sincerità. Sebbene fosse ancora piccola ricordava benissimo Yuzuriha, e, sentendo le parole di Shura, si sentì ancora più grata agli dei per averla potuta conoscere e per aver potuto condividere con lei tanti ricordi.

- Non ne dubito Mu, ma il punto non è questo - Shura riprese il filo del discorso - mio padre è una persona schietta, proprio come me - vide Mu sorridere, perché sì... decisamente lei e suo padre erano molto simili - e, per quanto la relazione tra i miei genitori sia stata vissuta con grande rispetto e affetto, so per certo che tra di loro non c'è mai stato amore -.

- Nooo? - Mu sgranò gli occhi, sorpresa dalla sincerità della donna - Come fai a dirlo con certezza? -.

- Perché me lo ha detto mio padre - Shura rispose con franchezza, alzando le spalle - ma non pensare che lo abbia detto per difendersi o per macchiare la memoria di mia madre, tutt'altro... era lui a non esserne innamorato. Le dava attenzioni, le voleva bene, ma non l'ha mai amata -.

- Ne sei proprio sicura? - domandò Mu sottovoce.

- Qualche anno fa, durante i preparativi per il nostro trasferimento qui, trovai un diario di mia madre. Era tra le sue cose, ma soprattutto aveva il suo profumo... non scenderò in particolari, ma sì, ciò che scriveva coincideva con quanto detto da mio padre -.

- Capisco ma... era innamorato di un'altra persona? - domandò Mu con cautela, vedendo Shura annuire - C'era un'altra donna? - aggiunse, vedendola, stavolta, negare.

- Non era una donna - rispose Shura con franchezza, la sincerità di chi non si vergogna di nulla - mio padre era innamorato di un uomo e, proprio come accade oggi per Kanon e Milo, quell'amore sfidava le regole del tempo -.

Mu sgranò gli occhi, e non per ciò che Shura aveva appena detto, bensì per l'onestà e l'autenticità che mostrava apertamente. Quella donna era eccezionale, e ora capiva perché Aiolos avesse perso completamente la testa per lei. Shura non era figlia del suo tempo, era una persona fuori dal comune, viveva nella realtà con i piedi ben piantati a terra ma vedeva dove gli altri non vedevano... le venne da piangere all'idea che l'avesse scelta come amica, e ora anche come confidente. Lo considerava un grande onore. In un attimo le fu tutto chiaro, e comprese perfettamente sia la reazione di Shura con Aiolos quando aveva saputo della retrocessione di Kanon, sia perché si fosse subito diretta da El Cid, sicura che suo padre non solo avrebbe compreso, ma avrebbe trovato una soluzione al guaio involontariamente commesso da Aiolos.

- Perdonami se te lo chiedo, non vorrei risultare invadente, ma... se era già innamorato, perché ha sposato tua madre? - domandò tornando alla realtà, quando si rese conto che Shura stava interpretando ogni sua espressione, sorridendo leggermente.

- Mia madre aveva origini nobili, ma era stata allontanata dalla sua famiglia a causa delle sue idee, come dire... originali, o almeno lo erano per l'epoca - vide Mu aggrottare i tilak - mia madre prendeva le difese della servitù, si lamentava delle condizioni dei contadini, leggeva i pochi libri che circolavano per casa... era ovvio che nessuno fosse così matto da chiederla in moglie, per cui, arrivata ad una certa età, i miei nonni la allontanarono. Quando mio padre la conobbe viveva in una piccola pensione mantenendosi con lavori di cucito che faceva per conto delle suore -.

- Doveva essere una donna incredibile - notò Mu, sinceramente colpita.

- Lo era - Shura annuì - papà la conobbe e rimase colpito dalla sua storia e dal suo coraggio, offrendosi di aiutarla e di darle una vita più che dignitosa. Non poté amarla ma l'ha sempre rispettata e ammirata -.

- Perché? -. A questo punto, la domanda di Mu era più che lecita. A dispetto del fatto che fosse una donna eccezionale, se El Cid era già innamorato, perché mai aveva sposato quella ragazza?

- Perché aveva perso l'uomo che amava - Shura sospirò, chiudendo gli occhi per qualche attimo - non ne so molto, perché quel periodo della sua vita è l'unico sul quale mio padre glissa abilmente, ma so che quell'uomo è morto, e che lui ne ha sofferto terribilmente, anzi... sono certa che pianga ancora la sua morte. Non so dove sia sepolto, ma so che il cuore di mio padre è rimasto lì con lui -.

Mu sentì l'amarezza salirle in volto fino a diventare liquida nei suoi occhi. Anche loro, proprio come Kanon e Milo, non avevano potuto vivere il loro amore, con un epilogo tragico per entrambi... la morte fisica per l'uno e la morte civile per l'altro.

- Ti ringrazio di cuore - Mu fissò gli occhi in quelli di Shura, sentendoli bagnarsi gradualmente - per quello che stai facendo per Kanon, per avermi permesso di conoscere la storia della tua famiglia, e soprattutto per la fiducia che mi stai dando -.

Shura scosse il capo negando dolcemente - Sono io ad essere stata fortunata ad averti incontrata. Non avrei potuto raccontare queste cose a nessun altro, nemmeno ad Aiolos -.

Mu avrebbe voluto chiederle perché, ma non lo fece, trovando la risposta da sola. Aiolos era un uomo buono e generoso, oltreché onorevole, ma questo non lo esimeva dall'avere comportamenti incomprensibili, come quello di qualche ora fa. Annuì, avvicinandosi a Shura e allungando una mano sulla sua, stringendola delicatamente in un gesto che indicava che sì... non sarebbe stato facile, ma sarebbe andato tutto bene.


Saga andava su e giù per il soggiorno, avvicinandosi di tanto in tanto alla finestra per sporgersi e vedere i movimenti di ingresso a palazzo. Quando avvertì il rumore della chiave nel buco della serratura sentì l'anima ricongiungersi al resto del corpo, portandosi vicino alla porta in attesa che si aprisse.

- Per l'amor del cielo, dov'eri Mu? - disse prendendola delicatamente per le spalle e guardandola da capo e piedi - Ti è successo qualcosa? Qualcuno ti ha fatto del male? -.

Mu lo zittì portando un dito alle sue labbra e sorridendo dolcemente. Senza dire niente prese Saga per mano e lo condusse in soggiorno, facendogli segno di sedersi su una delle sedie intorno al tavolo e sedendosi a sua volta sulle sue gambe. Con tutta la calma del mondo accarezzò il suo volto, dopodiché avvolse le braccia intorno al suo collo e lo avvicinò al petto, sentendo le sue mani stringerle la vita e approfondire quell'abbraccio.

- Perdonami se ti ho fatto preoccupare - disse continuando la sua carezza tra i capelli indaco di Saga - ma ho dovuto fare qualcosa di molto importante... è da molto che aspetti? -.

- No, anche io ho fatto tardi, sono rimasto con Kanon fino a poco fa, cercando di dissuaderlo dal partire - Saga rispose strofinando piano il naso sul collo di Mu, inspirando il suo profumo - ma... cosa hai dovuto fare di così importante? -.

Mu si allontanò lo spazio necessario per guardare Saga negli occhi, continuando le sue carezze e sorridendo leggermente.

- Kanon e Milo partiranno domattina, ma il loro viaggio sarà piuttosto breve - e vedendo Saga accigliarsi aggiunse subito dopo - c'è qualcuno che si preoccuperà di dare loro il suo aiuto e, se mi dai un po' di tempo, ti spiegherò come e perché... -.