Kanon camminava su e giù per il salotto, muovendosi con la stessa pazienza di un animale chiuso in gabbia. Era passato solo un giorno da quando El Cid li aveva ospitati a casa sua, ma già non ne poteva più; aveva una meta ben precisa in testa ed era il regno di Poseidone, ed El Cid, a dispetto della sua gentilezza, gli stava facendo perdere tempo.

- Kanon, smettila di gironzolare come un'anima in pena - Milo alzò gli occhi al cielo - mi stai facendo venire il mal di testa -.

- Sì certo, tu invece sei tranquillo - Kanon indicò il suo amante che, seduto comodamente su uno dei divani di velluto del salotto, sgranocchiava una mela con noncuranza - devo dire che sembri piuttosto a tuo agio -.

- Guarda che la reazione normale, qui, è la mia - gli fece notare Milo accavallando le gambe e incrociando le braccia - smani per raggiungere le terre di Poseidone, dimenticando che è questa casa nostra -.

- Sai perfettamente che qui noi... -.

- Sì, sì, lo so - rispose stancamente Milo - ma hai mai provato a vedere le cose da un altro punto di vista? -.

Kanon si accigliò, limitandosi a stringere gli occhi sospettoso, in attesa di ascoltare ciò che Milo aveva da dire.

- Continui ad insistere sul fatto che il nostro paese, la nostra gente, la nostra dea, ci disprezzino - vide Kanon annuire - ma sono tue congetture, perché non puoi sapere se sia realmente così -.

- Aiolos... -.

- Aiolos ha ceduto alle minacce di Shaka, ma in realtà neanche lui sa come reagirebbe l'esercito alla notizia della nostra relazione - fece notare Milo, lasciando Kanon perplesso - guarda le cose da un altro punto di vista... Aiolos stesso non ha nulla contro di noi, Shura ci sta aiutando come non avrei mai immaginato, El Cid ci ha accolto nella sua casa, Saga e Mu ci adorano, Shion ci ha sempre trattato con cordialità, e lo stesso Camus non ha mai battuto ciglio, oltre al fatto che probabilmente una buona parte dei cavalieri è già a conoscenza di cosa ci sia tra di noi... -.

Kanon abbassò lo sguardo, portandolo su uno dei tappeti del salotto, e riflettendo sulle parole di Milo. No, non aveva affatto torto, e, guardandola da un'altra prospettiva, tutto ciò che stava dicendo corrispondeva al vero. Forse era lui che stava ingigantendo le cose?

Scosse il capo, nel tentativo di scacciare i pensieri; al di là di ciò che Milo aveva appena detto, che poteva anche essere vero, non capiva cosa ci facessero lì.

- Devo parlare con El Cid -.

- Per dirgli? -.

- Ah Milo... ti sembra normale che siamo qui, in attesa di non so cosa, mentre i nostri compagni hanno già attraversato i confini e si stanno avvicinando al fronte esterno? -.

- Allora, tutto sommato, ti interessa ancora la nostra gente? - domandò Milo sornione.

Kanon non rispose. Incrociando le braccia, lo guardò con aria sfida, ma non rispose. Non gli avrebbe dato questa soddisfazione, tuttavia, dopo alcuni minuti trascorsi a sfidarsi con lo sguardo, sciolse la sua posa sbuffando, incamminandosi verso lo studio di El Cid.

Milo evitò di punzecchiarlo ancora, ma il suo sorriso malizioso lo fece al posto suo.

La richiesta di passaggio di Kanon fu anticipata da due colpi decisi alla porta, ai quali, però, non seguì alcuna risposta.

Strano, pensò Kanon, aveva visto El Cid pochi minuti prima rincasare da una delle sue battute di caccia, o almeno presumeva che lo fossero, per dirigersi spedito verso il suo studio. Riprovò con un po' più di forza, ma il risultato fu lo stesso, e, pensando di non aver nulla da perdere né che ci fosse qualcosa di strano, entrò ugualmente decidendo di aspettarlo dentro.

Lo studio non era grande ma piuttosto confortevole; le poltroncine di velluto e la tappezzeria elegante e scura amplificavano la sensazione di intimità che il piccolo focolare conferiva all'ambiente. Al centro della stanza c'era una scrivania di legno piuttosto austera nelle decorazioni, ma molto robusta, e Kanon sorrise leggermente, pensando a quanto quell'arredo fosse simile al suo proprietario. Austero e resistente. Lo sguardo spaziò tra le carte ordinatamente impilate ai lati del tavolo, per portarsi ai libri che popolavano i mobili alti quasi fino al soffitto, organizzati in ordine alfabetico e per categoria. Kanon allargò il suo sorriso... decisamente non era il suo genere, la sua stanza era più simile ad un campo di allenamento che ad un sacrario, ma tant'era. Ognuno era fatto a modo suo.

Si mosse, avvicinandosi al caminetto, godendo del piacevole tepore che il piccolo fuoco diffondeva nella stanza. Alla sua destra una grande finestra si apriva sulla piacevole campagna della tenuta, deliziando gli occhi di chi guardava con le sfumature ocra delle quali la natura iniziava a vestirsi in vista dell'autunno. In lontananza, poteva scorgere i coloni alle prese con le loro fatiche.

Quella era una vita molto diversa dalla loro, pensò Kanon, e per quanto la giornata di un cavaliere fosse dura e faticosa, avrebbe avuto forti remore a fare a cambio con quella di un fattore. La vita di campagna era incantevole per chi ne poteva godere, ma tremendamente aspra per chi vi doveva lavorare.

Immerso nei suoi pensieri, e nell'attesa che il padrone di casa si facesse nuovamente vivo, cominciò a camminare portandosi di fronte alla scrivania, toccando distrattamente ciò che vi era ordinatamente sistemato sopra. Distrattamente ma con garbo.

Una penna accanto ad un calamaio pronta per essere intinta... un lume ad olio momentaneamente spento... uno scrittoio in pelle con sopra una pergamena pulita pronta per usata... e una montagna di documenti su entrambi i lati del tavolo.

Sospirò. Anche il lavoro di El Cid non era facile, e necessitava di una pazienza che sicuramente lui non avrebbe avuto.

Senza pensarci troppo prese la pergamena per portarla innanzi al suo viso e guardarla in controluce... sì, decisamente si annoiava parecchio in quella magione, tuttavia, quando la riportò sulla scrivania per rimetterla al suo posto, qualcosa attirò la sua attenzione, facendolo accigliare in un'espressione di sorpresa mista a curiosità.

Un disegno. Un disegno di un viso che conosceva bene e, sebbene fossero passati anni dall'ultima volta che lo aveva visto, non ebbe alcuna difficoltà a riconoscerlo. Ma che...

Si accigliò, cercando di mettere insieme le cose in modo che avessero un senso logico.

Ricordava perfettamente quando El Cid e Shura si fossero trasferiti dalla Spagna, non era passato molto tempo, forse... due o tre anni, non certo di più. Entrambi riservati, vivevano in quella casa un po' decentrata dal resto del paese, ma non avevano avuto alcuna difficoltà ad integrarsi nel tessuto sociale, soprattutto perché El Cid dava lavoro a molti compaesani. Poi, Aiolos si è innamorato di Shura e il resto era storia recente, ma...

Si grattò nervosamente la nuca. Anche andando a ritroso nel breve tempo trascorso dal loro arrivo, Kanon faceva davvero difficoltà a capire.

Perché El Cid teneva sulla scrivania un disegno che era la copia identica del volto di Sisifo? Non si erano mai conosciuti, Sisifo aveva lasciato le loro terre molti anni prima dell'arrivo di El Cid...

Ancora accigliato, dopo diversi minuti trascorsi immerso nelle sue congetture, Kanon sollevò finalmente lo sguardo, sobbalzando in modo evidente quando vide innanzi a sé la figura seria e imponente di El Cid e i suoi occhi scuri guardarlo senza battere ciglio.

Come diavolo ha fatto a entrare senza che me ne accorgessi?

Più che essere sorpreso a mettere il naso dove non avrebbe dovuto, ciò che Kanon trovava più sconvolgente era il fatto di non essersi accorto dell'arrivo di El Cid. Possibile? Lui era uno dei cavalieri più attenti e sagaci, nessuno era mai riuscito a fargliela sotto il naso...

- Posso sapere cosa state facendo vice Capitano? - la voce profonda, ma calma, di El Cid lo riportò alla realtà.

- Io... non... io... - Kanon cominciò a farfugliare, imbarazzato per essere stato colto di sorpresa - chiedo scusa, non avrei dovuto curiosare tra le vostre cose - disse infine, ritenendola l'unica cosa giusta da fare - ho sollevato la pergamena per caso e ho trovato il ritratto di Sisifo, ma non era mia intenzione... -.

- Lo conoscevate? -.

Kanon si accigliò, soprattutto perché l'espressione di El Cid, più che arrabbiata o intimidatoria, mostrava un leggero accenno di... speranza? Sì, era proprio speranza quella che si intravedeva nel suo sguardo profondo. Annuì, vedendo quella luce brillare un po' più forte.

- E allora vi prego - El Cid abbassò leggermente gli occhi - parlatemi di lui e ditemi che fine ha fatto -.

Kanon strinse gli occhi, mettendo rapidamente insieme le cose.

Ora gli era tutto più chiaro, soprattutto la ragione per la quale El Cid si fosse speso in loro favore.

Si mosse da dietro la scrivania per lasciare il posto al suo proprietario, andandosi a sedere su una delle due poltroncine antistanti, rilassando le spalle e accavallando le sue lunghe gambe.

- A dire il vero non so se ciò che conosco possa esservi in qualche modo d'aiuto, quando Sisifo è partito ero ancora un ragazzo - disse Kanon intrecciando le mani sul grembo.

- Sarà sempre meglio di niente - rispose calmo El Cid, facendogli cenno con una mano di continuare.

- Quando io e Saga siamo nati Sisifo era già sovrintendente, ed in quello stesso anno anche lui era diventato padre per la prima volta -.

- Era sposato? -.

- Sì - Kanon annuì - da quello che so aveva sposato la figlia di uno dei reggenti confinanti, ma era stato solo per mantenere la pace - si mosse leggermente sulla poltroncina - infatti quella donna tornò nel suo paese subito dopo la nascita di Aiolia, avendo ormai adempiuto a quelli che erano gli accordi nuziali -.

- Sisifo ha cresciuto i suoi figli da solo? - domandò El Cid.

- In realtà è stata Sendai, la governante anziana, a crescere Aiolos, e soprattutto Aiolia -.

- Perché? -.

- Perché non appena Aiolos raggiunse l'età per sovrintendere le nostre terre, Sisifo gli cedette i suoi titoli e partì... un viaggio lunghissimo dal quale non è mai tornato, anche se sono certo che sia ancora vivo - e prima che El Cid potesse chiedergli come facesse ad esserne sicuro, lo anticipò - se fosse morto lo avremmo saputo, credetemi... Sisifo è vivo -.

Seguirono diversi istanti di silenzio, non un silenzio scomodo, ma un silenzio in un certo qual modo complice, durante il quale entrambi pensavano la stessa cosa, seppur in modi differenti.

- Perché non avete mai chiesto nulla ad Aiolos? - domandò Kanon dando voce ai suoi dubbi - Sono certo che non avrebbe avuto alcuna remora a rispondervi, anzi, sarebbe stato normale per lui, dal momento che siete suo suocero -.

El Cid non rispose. Con estrema calma abbassò gli occhi sulla scrivania, sul disegno di Sisifo ancora scoperto, sospirando in modo che neanche Kanon lo sentisse. Cosa avrebbe dovuto dirgli? Come avrebbe potuto spiegargli che la sola vista di Aiolos, così simile a suo padre, gli causava un dolore tale da spezzargli il fiato? Come avrebbe potuto spiegargli che solo pronunciare il nome di Sisifo era per lui un tormento? Come accidenti spiegare a Kanon o a chiunque che, non meno di un secolo prima, Sisifo era morto, o presumeva che lo fosse, tra le sue braccia gettandolo in un abisso di sofferenza?!

Scosse impercettibilmente il capo, cercando di calmare il disordine nella sua testa. Non era il momento di lasciarsi andare a sfoghi che il suo interlocutore non avrebbe mai potuto comprendere, e non per suo demerito, ma perché erano passati troppi anni; erano accadute troppe cose che il giovane vice Capitano di fronte a lui non conosceva, e non c'era ragione che le conoscesse.

- Sapete dove si trova? - domandò quando ritrovò la sua abituale compostezza.

Kanon si prese qualche momento per riflettere, scrutando il volto apparentemente imperturbabile di El Cid, prima di fissare le sue belle giade nello sguardo profondo dell'uomo più anziano. Non ci voleva un genio per capire che nascondesse molto, tuttavia, a dispetto della sua naturale curiosità, qualcosa gli disse che quella vicenda era troppo personale per essere condivisa, inoltre, non lo riguardava in nessun modo. Tuttavia, ora comprendeva la ragione per la quale El Cid aveva dato a lui e a Milo il suo supporto e la sua protezione, e non poté essergliene più grato, ma piuttosto che esprimere la sua gratitudine con parole vuote e sterili, decise di mostrarla evitando di porgergli interrogativi inutili e scomodi, e aiutandolo per ciò che poteva.

- So che è andato in Spagna - prese una pausa e mostrò un lieve sorriso, per la prima volta senza alcun cenno di malizia - e adesso ne comprendo perfettamente il motivo... -.


Due colpi secchi alla porta annunciarono a Shion l'anticipo della pausa pomeridiana. Dopo aver lasciato il pezzo di ferro che stava lavorando ad un lato della forgia, si asciugò la fronte con uno straccio pulito messo lì appositamente da Mu, prima di dirigersi verso la porta per accogliere il suo visitatore. Non avendo dubbi su chi fosse.

Con la consapevolezza di chi sa prevedere ciò che accadrà e che ha già preparato tutto quello che serve, coprì la distanza che lo separava dall'ingresso con passo calmo e sicuro, e quando si trovò di fronte all'uscio rimosse il chiavistello e aprì la porta con un solo, paziente, movimento.

-Buon pomeriggio Shion - l'uomo si inchinò in segno di rispetto - perdonami se vengo a disturbarti -.

- A dire il vero ti aspettavo qualche ora fa - rispose Shion sorridendo leggermente - e trovo alquanto singolare il tuo ritardo - aggiunse spostandosi di lato per permettere al suo ospite di passare.

- Altre questioni mi hanno trattenuto, ma non avrei potuto tardare oltre - rispose l'uomo non volendo dare spiegazioni. Ma non per scortesia, semplicemente, sapeva che Shion non ne aveva bisogno, essendo in grado di comprenderle da solo.

- Su questo non ho alcun dubbio, ed è per questa ragione che ti ho aspettato - Shion allargò le braccia, dopodiché si mosse per tornare alla forgia, facendo strada al suo ospite, che lo seguì dopo aver chiuso accuratamente la porta.

- Come facevi a sapere che sarei venuto? - una smorfia divertita ruppe la sua abituale serietà.

Shion si fermò a metà corridoio, e, continuando a dare le spalle al suo visitatore, si limitò a guardarlo da oltre una spalla, mostrando un mezzo sorriso.

- Perché non permetteresti mai a tua figlia di andare incontro ad una guerra senza un'adeguata difesa - prese un respiro profondo e rassegnato - così come io non lo permetterò alla mia... -.

Il silenzio che seguì sancì un accordo, un'intesa tra due padri che sapevano di non poter fermare il tempo né il destino, e che potevano solo sperare di aver seminato bene.

Shion si voltò, fissando lo sguardo in quello di El Cid, e per la prima volta, dopo alcuni anni passati a domandarsi se avesse dimenticato la loro vecchia vita, rivide finalmente l'espressione fiera e determinata che non vedeva da oltre un secolo... non quella del ricco El Cid, ma quella del suo antico compagno d'armi.

- Non ho dimenticato - la voce di El Cid risuonò grave nella forgia - non avrei mai potuto... -.

Shion annuì, pentendosi di aver dubitato per tutto quel tempo. No, El Cid non avrebbe mai potuto dimenticare. Come tutti loro.


- Shura, perdonami, ma sei certa che questa sia la direzione giusta? -.

- A questo punto non lo so più Mu -.

- Secondo me siamo già passate di qui, questa quercia storta mi sembra fin troppo familiare... -.

Ormai erano passate almeno quattro ore da quando Mu e Shura avevano abbandonato le scuderie del palazzo per avviarsi in direzione della missione. Non era stato difficile, la maggior parte dei soldati era impegnata ai confini ed eludere le poche guardie rimaste era stato facile. Dopo aver atteso il cambio di turno, le due giovani erano riuscite a passare dall'ingresso senza che nessuno se ne accorgesse ed ora si trovavano nel bel mezzo della boscaglia che circondava il loro territorio, e che copriva la fioca luce della luna che permetteva loro di avanzare.

- Forse sarebbe meglio accendere una delle nostre lampade ad olio -.

- Sarebbe meglio, ma poco prudente - Mu alzò le spalle - non sappiamo fin dove siano arrivati i nostri nemici e le insidie potrebbero essere ovunque - disse riportando esattamente ciò che le aveva sempre raccomandato Shion.

- Dannazione, hai ragione - Shura fece una smorfia - allora non ci resta che procedere per l'unica strada aperta e sperare di non ritrovarci per la terza volta nello stesso punto -.

- E se invece dovesse essere così vedremo il da farsi - le fece eco Mu - a quel punto dovremo accendere i lumi, anche perché se ci fosse un nemico avrebbe già attaccato -.

Shura annuì, dopodiché si avviarono nuovamente lungo il sentiero battuto, stando all'erta per non perdere la strada, e soprattutto a guardarsi sia alle spalle che di fianco, facendo attenzione ad ogni rumore. E sebbene tenessero le orecchie ben aperte, nessuna delle due si era accorta di quando qualcuno, ormai da un bel pezzo, si era messo sui loro passi seguendole da una distanza non troppo lontana. Qualcuno che, vedendole fermarsi per l'ennesima volta, uscì dall'ombra che lo proteggeva per manifestarsi.

- Non è l'ora per una passeggiata notturna nei boschi, soprattutto per due signore - disse tirando dolcemente le redini del suo cavallo.

Entrambe sussultarono, voltandosi rapidamente nella direzione dalla quale proveniva quella voce. Bassa, rauca, scura.

-Chi siete? - domandò Shura alzando il mento, e accarezzando ciò che teneva nella manica.

- Al posto vostro non lo farei, signora Sagittario - disse lo sconosciuto facendo accigliare Shura - anche perché non ce n'è alcun bisogno -.

Per un momento, una lama di luce lunare tagliò la fitta boscaglia colpendo lo sconosciuto in volto, e sebbene il cappuccio della sua cappa coprisse quasi metà del suo volto, Mu trasalì notando la somiglianza dell'uomo con qualcuno che lei conosceva perfettamente. I lineamenti erano simili a quelli di Saga, ma era praticamente identico a Kanon.

Strinse gli occhi quando un pensiero le attraversò la mente, ripensando ad una conversazione che aveva avuto con Saga nel primo periodo della loro frequentazione.

- Perdonatemi - Mu interruppe lo scomodo silenzio che si era generato, attirando l'attenzione dei presenti - voi siete... sì, siete lo zio Defteros? -.

Per alcuni istanti l'uomo non rispose, limitandosi ad inclinare il capo per guardare con attenzione la giovane donna. Non ci mise molto a capire chi fosse, e sorrise impercettibilmente nel rendersi conto che quella non poteva essere altri che la moglie di Saga. Ovviamente non aveva presenziato al matrimonio, per il semplice fatto che nessuno fosse riuscito a trovarlo per recapitargli l'invito, ma Defteros era proprio come lo aveva definito Saga. Un eremita, che mostrava la sua presenza solo quando era lui a volerlo.

- Deduco che voi, allora, siate la mia nuova nipote? -.

-Sì - Mu annuì - ho sposato vostro nipote -.

- E sarebbe superfluo chiedervi quale - le fece notare Defteros in tono ironico. In realtà stava solo dissimulando il suo compiacimento, quella ragazza era davvero bella, inoltre... sapeva perfettamente dove fossero dirette entrambe le giovani e ciò non poteva che compiacerlo ancora di più. Saga aveva scelto una donna bella e determinata, che stava attraversando le loro terre di notte e andando incontro ad una guerra solo per vederlo. Era molto fortunato.

- Ad ogni modo, si può sapere dove state andando... di notte... in mezzo ai boschi... in balìa di qualunque pericolo? -.

- Non siamo in balìa di qualunque pericolo - gli fece notare Shura - sappiamo difenderci all'occorrenza -.

Defteros non rispose, portando l'attenzione su Shura, pensando a quanto fosse identica a El Cid, e soprattutto ben consapevole di cosa ci fosse sotto la manica della sua mantella. Dovette riconoscere che sì... effettivamente non doveva essere facile, anche per un malintenzionato, avere a che fare con queste due ragazze, vulnerabili solo in apparenza. Due perché era sicuro che anche Mu, sotto alle sembianze di una creatura angelica, nascondesse qualche sorpresa... d'altronde era figlia di Shion.

- Seguitemi - disse laconico dopo un silenzio durato diversi minuti - e prestate attenzione, perché non verrò a recuperarvi se vi perdete -aggiunse in tono beffardo facendo voltare il suo cavallo e avviandosi verso un punto oscuro nella boscaglia.

Shura stava per rispondere ma Mu la fermò negando con il capo e facendole cenno di tacere. Non avevano altra scelta se non fidarsi di quell'uomo; poteva anche sembrare strano, e indubbiamente lo era, ma era anche l'unica alternativa a vagare nel bosco per un tempo indefinito.

Ed infatti si rivelò la scelta migliore. La luna era alta nel cielo e la notte fonda, dai calcoli che Mu aveva fatto mentalmente dovevano aver camminato per circa due ore quando, finalmente, la fitta boscaglia lasciò il passo ad un panorama decisamente più aperto e più percorribile. I confini esterni della loro missione militare.

Shura non lo avrebbe mai ammesso, ma l'incontro con quello sconosciuto era stato per loro provvidenziale. Se fosse stato per lei e Mu avrebbero continuato a viaggiare lungo i sentieri aperti, probabilmente girando a vuoto ed esponendosi alla mercé di qualunque pericolo. Defteros, invece, le aveva condotte attraverso sentieri non battuti solo in apparenza, ma che in realtà erano proprio quelli che i cavalieri percorrevano abitualmente per raggiungere l'accampamento ed evitare incontri indesiderati con i loro nemici.

- Proseguite cavalcando verso nord e, fra meno di un'ora, se manterrete un buon passo, arriverete alla nostra missione. Le fiaccole sempre accese vi indicheranno l'arrivo, e per quanto riguarda gli uomini di guardia, vi basterà abbassare il copricapo per farvi riconoscere, ma mi raccomando... - la voce rauca di Defteros suonò ancora più cupa - fatelo prima che vi venga intimato, per evitare che qualche guardia particolarmente solerte prenda strane iniziative -.

- Vi ringraziamo zio - disse Mu facendo sussultare Defteros, che non si aspettava quell'appellativo ma che trovò gradevole - grazie per averci accompagnate e soprattutto... - Mu strinse le redini tra le mani - e soprattutto per averci difese questa notte -.

Defteros non rispose ma il messaggio gli giunse forte e chiaro. Mu doveva essersi accorta di qualcosa, sebbene lui, e non solo lui, avessero fatto in modo che le due giovani non si accorgessero del pericolo che le aveva minacciate durante tutto il viaggio. Strinse gli occhi squadrandola da capo a piedi, sorprendendosi solo in parte, dato che era figlia di Shion, e rallegrandosi ancora di più della fortuna che aveva avuto Saga.

- Non perdete altro tempo - disse infine, non volendo mostrare quanto quel viaggio fosse stato piacevole anche per lui.

- Grazie signor Defteros - Shura lo salutò inchinando leggermente il capo - grazie di tutto -.

- Grazie ancora, zio, e a presto - Mu lo salutò agitando la mano e facendogli un sorriso, prima di spronare il cavallo e riprendere il viaggio, venendo imitata da Shura subito dopo.

Passarono diversi minuti, un tempo che Defteros impiegò per guardare a distanza le due giovani proseguire esattamente nel percorso che aveva indicato loro, senza muoversi di un millimetro. Neanche quando qualcosa smosse la quiete notturna della boscaglia.

- Beh... sebbene abbia tentato di essere discreto, tua nipote si è accorta di qualcosa... -.

- Altrimenti, non sarebbe mia nipote - rispose secco Defteros.

Una risata riecheggiò tra gli alberi, abbastanza forte da attirare l'attenzione di Defteros, ma non abbastanza per svelare la loro posizione.

- Che diavolo hai da ridere, Manigoldo? -.

- Niente, niente, è che sei sempre il solito - Manigoldo tirò le redini del cavallo per tranquillizzarlo - ti eclissi nella tua solitudine ma non puoi nascondere quello che pensi... quella ragazza ti piace e sei contento che abbia sposato Saga... - aggiunse con il sorriso che ancora aleggiava sul suo volto.

- Non dire sciocchezze, è figlia di Shion quindi è ovvio che non sia una sciocca - Defteros fece un gesto di noncuranza con la mano, vedendo Manigoldo annuire più per compassione che per convinzione - ad ogni modo, in quanti sono riusciti ad arrivare fino ai nostri boschi? -.

Manigoldo riacquistò un briciolo di serietà, anche se la sua espressione ironica non abbandonò suo volto.

- Due cavalieri di Hades - fece segno con le dita - avevano puntato le due fanciulle e fatto già piani per passare una serata interessante... -.

- Avrebbero dovuto prima banchettare sul mio cadavere - Defteros si accigliò.

- Non è stato necessario, ho trovato per loro un programma ben più interessante - Manigoldo allargò il sorriso - in questo preciso momento credo che stiano per buttarsi nella bocca di Ade -.

Defteros non disse nulla, limitandosi ad annuire. Per fortuna Manigoldo era con lui, non lo avrebbe mai ammesso ma lo pensava convintamente... in guerra non c'era nessuno migliore di lui.

- Cosa farai adesso? - gli chiese Defteros dopo diversi minuti.

- Continuerò a seguire le due ragazze a distanza, non dovrebbero esserci pericoli ma non mi fido a lasciarle da sole - vide Defteros annuire - dopodiché mi ritirerò nell'ombra finché sarà necessario... per il momento mio nipote ha ancora la situazione sotto controllo, ma non appena ci saranno le avvisaglie che qualcosa non va, prenderò il suo posto -.

- E credi che Deathmask si farà da parte? Non te lo permetterà - stavolta fu Defteros a sorridere, mentre Manigoldo divenne stranamente serio.

- Posso lasciargli fare qualunque cosa - disse prima di voltare il suo cavallo per rimettersi sui passi di Mu e Shura - ma morire non rientra nell'elenco -.


- Va tutto bene? -.

In piedi davanti al fuoco posto al centro dell'accampamento, Aiolos interrogò Saga non appena lo vide rientrare dal suo giro di perlustrazione.

Ad onor del vero, la guardia di Saga si limitava alla parte interna del campo militare, senza sconfinare oltre, lasciando ai cavalieri minori il compito di presidiare la linea esterna. E non avrebbe potuto essere diversamente; avendo il delicato compito di salvaguardare il cuore della missione, i più alti in grado non potevano allontanarsi troppo e rischiare di essere catturati.

- Per il momento sembra di sì, anche se... - Saga si guardò intorno confermando la sua sensazione - c'è qualcosa di strano -.

- Cioè? - Aiolos si accigliò.

- Mi sembra che ci siano meno uomini del solito a fare la guardia, e non ne comprendo il motivo -.

Aiolos e Saga si guardarono in silenzio, cercando di pensare ad una ragione che potesse spiegare quella strana situazione, tuttavia, non passò troppo tempo che qualcuno si prese la briga di farlo al posto loro.

- Il motivo è semplice -.

Sia Aiolos che Saga si voltarono di scatto, nella direzione dalla quale quella voce, e il suo proprietario, stavano avanzando.

- Aiolia! - dissero insieme - Cosa sta succedendo? Dove sono tutti? - domandò Aiolos stringendo leggermente gli occhi dopo averlo visto avvicinarsi visibilmente imbarazzato.

Il suddetto annuì avanzando verso i due cavalieri, tenendo una mano sulla nuca e sorridendo nervosamente.

- Molti dei nostri uomini si trovano nelle loro tende - cominciò, non osando guardare negli occhi né Aiolos né Saga - sì, insomma... alcune delle ragazze di Pandora sono arrivate per... sì, come dire, per... avete capito... -.

- Distrarci? - Aiolos alzò un sopracciglio, vedendo Aiolia annuire imbarazzato. Aiolos sapeva perfettamente chi fosse Pandora e quale attività gestisse; d'altronde anche lui, prima di sposarsi, aveva talvolta frequentato la sua casa di piacere, tuttavia, trovava alquanto strano che Pandora si fosse presa la briga di mandare le sue ragazze all'accampamento per rinfrancare il loro spirito.

- È quello che temo... che sia un modo per distrarci - disse Saga dando voce agli stessi dubbi di Aiolos - di chi è stata l'idea? -.

- Sembra che sia stato Shaka a portarle fin qui - Aiolia allargò le braccia.

Saga e Aiolos si guardarono con impazienza. Shaka ormai era diventato un problema, e sebbene fossero coscienti che bisognasse fare qualcosa per limitare le sue iniziative, erano altrettanto consapevoli che, ora come ora, avevano le mani legate. Erano troppo pochi per permettersi di perdere anche Shaka; era un bastardo, ma un bastardo che sapeva combattere.

Se le cose fossero andate come speravano, anche Shaka avrebbe avuto quello che meritava.

- D'accordo - dopo diversi istanti di silenzio, Aiolos acconsentì, anche se quella situazione non gli piaceva per niente - ma facciamo in modo che le ragazze tornino a casa quanto prima... e quanto a voi, vi voglio tutti qui tra poco, pronti e concentrati - concluse leggermente irritato.

- Va bene - Aiolia annuì - farò in modo che sia così - disse facendo un lieve inchino ad Aiolos e Saga e muovendosi rapidamente da lì.

- Saga... - quando furono nuovamente soli, Aiolos si rivolse al suo amico - va' a riposarti un po' -.

- Non mi sembra il caso - Saga negò con il capo - soprattutto ora che mezza guardia è impegnata in altro - aggiunse ironicamente.

- Mi occuperò io della guardia, non preoccuparti, riposati per qualche ora e poi dammi nuovamente il cambio affinché io possa fare altrettanto -.

Saga guardò Aiolos senza dire nulla, ma dopo qualche istante di silenzio annuì, voltandosi subito dopo per raggiungere la sua tenda. In fondo Aiolos aveva ragione... la notte precedente non aveva chiuso occhio, e qualche ora di riposo avrebbe potuto fargli solo bene; poi avrebbe dato il cambio al suo amico, che era esattamente nelle sue stesse condizioni.

Le intenzioni di Saga erano chiare, buttarsi sul suo letto e beneficiare di un po' di riposo, e sebbene fosse ancora irritato per l'iniziativa degli altri cavalieri, sapeva che il sonno lo avrebbe raggiunto non appena avesse chiuso gli occhi. A dispetto dei suoi propositi però, le cose non erano destinate ad andare così lisce, e dopo aver raggiunto il suo alloggio e aver scostato la tenda per entrare, una figura a lui ben nota, e totalmente inaspettata, lo accolse con un sorriso. Un sorriso che non gli piacque per niente.

- Buonasera Saga, quanto tempo... -.

- Che ci fai qui? - domandò Saga meno cordialmente.

- Ma come? - Pandora finse un'espressione stupita e triste al tempo stesso - Non ci vediamo da anni e mi accogli così? Vorresti dire che non ti sono mancata? Neanche un po'? - domandò tradendo volutamente il suo sarcasmo.

- Te lo chiedo nuovamente - Saga non si era mosso di un millimetro, neanche in volto - che ci fai qui? -.

- D'accordo, d'accordo - Pandora alzò le mani in segno di resa - cercherò di sorvolare sulle tue maniere e sull'accoglienza poco calorosa, d'altronde... - scivolando lentamente si avvicinò a Saga - anche tu sarai nervoso come tutti gli altri e hai bisogno di distrarti... - disse accarezzandogli il collo della camicia.

- No, non sono nervoso - Saga rispose al gesto allontanandosi da lei e avvicinandosi al suo letto - sono solo stanco e ho bisogno di riposare, quindi, se non ti serve altro, ti chiedo di accomodarti fuori - il suo tono non era scortese, né particolarmente sgarbato, ma piuttosto neutro.

Pandora odorava di guai da lontano, e se un tempo non gli era importato perché non c'era nessuno a cui dovesse rendere conto, adesso non più. Adesso aveva tanto da perdere, e non lo avrebbe perso stupidamente.

- Avanti Saga, un tempo non eri così difficile - Pandora si avvicinò di qualche passo, ma lo sguardo di Saga le impedì di andare oltre - o forse hai paura che la tua mogliettina lo venga a sapere? - domandò con un sorriso di traverso.

- Innanzitutto quel tempo è lontano, e, come ben sai, non ero particolarmente difficile... non solo con te - disse assestando un duro colpo all'orgoglio di Pandora, che lo incassò senza mostrarlo - secondo poi... Mu non è la mia mogliettina... è mia moglie, ragion per cui ti chiedo nuovamente di andartene, e se non vuoi farlo per me, fallo almeno per rispetto nei suoi confronti -.

Pandora sentì una strana rabbia salirle in viso e colorarle le guance. Come diavolo osava Saga trattarla in quel modo? Chi era lui per pretendere rispetto... correttezza? Nei confronti di chi... poi? Di una donna qualsiasi che era stata solo più abile delle altre a trattenerlo tra le sue gambe?!

- Non è necessario che lei lo sappia, e non sarò di certo io a dirglielo - cercando di non tradire la sua collera, Pandora ruppe le distanze, avvicinandosi ancora di più a Saga. Con un solo movimento slacciò il nodo che tratteneva l'abito dietro al suo collo, facendolo scivolare morbidamente lungo il suo corpo per finire a terra con un tonfo sordo, lasciandola completamente nuda.

Intuendo le sue intenzioni, Saga aveva spostato lo sguardo altrove, sperando che Pandora comprendesse da sola, ma quando sentì il suo vestito cadere a terra, chiuse gli occhi sospirando.

- Avanti Saga... -.

- Non hai capito - Saga scosse leggermente il capo - il punto non è che Mu lo venga a sapere o meno... il punto è che la amo, e, oltre ad amarla, la desidero come un matto... -.

Pandora deglutì a secco - Allora perché non mi guardi? Hai paura di cedere alla tentazione? - domandò per provocarlo.

- Non ti guardo per rispetto verso Mu, verso me stesso e, che tu ci creda o meno, anche verso di te - Saga sospirò profondamente, cercando di mantenere la calma e di non perdere la pazienza, ben sapendo che Pandora non aspettava altro che un suo cedimento per provocarlo ulteriormente - te lo chiedo di nuovo, vestiti e lasciami riposare -.

- Non puoi non volermi - decisa a non mollare l'osso, Pandora fissava il profilo di Saga tentando di non mostrare la sua sorpresa - nessuno mi ha mai rifiutata, nessuno ha mai rifiutato il mio corpo... -.

- Insisti per orgoglio ma continui a non capire... - Saga portò lo sguardo a terra mostrando una smorfia.

- Cosa? Cosa non capisco?! -.

- Che l'unico corpo che desidero è quello di Mu - disse fissando finalmente i suoi occhi in quelli color ametista di Pandora.

La donna trasalì, facendo istintivamente un passo indietro davanti all'espressione decisa di Saga. Era vero ciò che stava dicendo? Sì, indubbiamente, i suoi occhi non mostravano alcuna incertezza, tuttavia... si sarebbe davvero arresa così in fretta? Senza insistere? Erano anni che sperava di rivedere Saga, di rivedere l'unico uomo per cui avesse provato un genuino interesse, e sebbene lui non le avesse mai dato alcuna speranza, aveva promesso a se stessa di giocarsi tutte le carte possibili pur di averlo... anche solo per un'altra notte.

E avrebbe insistito, preparandosi ad alzare ancora di più la posta, se qualcosa non avesse attirato prepotentemente la sua attenzione.

Da un momento all'altro, come se fosse stato fulminato da Zeus in persona, il viso di Saga divenne pallido, grigio... la naturale sfumatura color cannella della sua pelle scomparve sotto uno strano pallore cinereo, come se, da un momento all'altro, potesse perdere i sensi.

Seguendo la direzione del suo sguardo, fisso oltre le sue spalle, si voltò lentamente, quasi avesse timore di ciò che si stava nascondendo alla sua vista. Ancora per poco.

La sua reazione fu simile a quella di Saga; per ragioni diverse, ma molto simile. E nonostante non ci volesse molto a capirlo, l'unica sillaba che uscì a fatica dalle labbra esangui di Saga dissipò qualunque possibile dubbio.

- Mu... -.


- Shura? -.

Aiolos sbattè le palpebre più volte nel tentativo di comprendere se si trattasse di uno scherzo della sua mente, tuttavia, quando vide Shura farsi sempre più vicina, il suo nome scivolò dalla sua bocca aperta per lo stupore - Cosa... cosa ci fai qui? -.

- Non mi vedi da diverse settimane ed è l'unica cosa che sai dirmi? - Shura sorrise ironicamente - Mi aspettavo una reazione più affettuosa... - aggiunse provocandolo.

Aiolos si avvicinò prendendola tra le braccia e stringendola a sé. In quel momento non gli importò più di niente... né dei cavalieri che li stavano guardando, né dei nemici in agguato, né della guerra imminente... l'unica cosa che gli importava era il profumo dei capelli di Shura impigliato nelle sue narici.

- Come sei arrivata fin qui? - domandò preoccupato prendendole il viso, quando finalmente la liberò per respirare - Ti rendi conto dei rischi che hai corso?! -.

- Non devi preoccuparti - Shura sorrise, accarezzando con delicatezza i ricci castani di Aiolos - non sono venuta da sola, c'è anche Mu con me -.

- Non vedo come questo possa tranquillizzarmi - disse Aiolos in tono ironico, vedendola allargare il suo sorriso.

- Siamo state accompagnate, e ti spiegherò come e da chi, comunque... - Shura vide Aiolos accigliarsi, e non ci voleva molto a comprendere quanto poco contento fosse di sapere che qualcuno avesse scortato sua moglie di notte - non è per questo che sono venuta qui, bensì per dirti una cosa molto importante... -.

E per la prima volta nella sua vita, Shura trovò difficile mantenere la sua solita compostezza, sciogliendosi in un'espressione di pura gioia, contagiando anche Aiolos.

- Cosa devi dirmi? -.

- Andiamo - Shura lo prese per mano, chiedendogli implicitamente di portarla in un posto più appartato - vorrei che fossimo solo noi due -.

Aiolos fece come gli aveva chiesto Shura, scortandola prontamente nel suo alloggio, e sentendo, nel mentre, un moto di speranza invadergli il petto di un tenerissimo calore. Shura non aveva mai sorriso così, e la ragione poteva essere solo una...


Passarono diversi istanti, lunghi, pesanti, durante i quali nessuno osò dire nulla, né tantomeno respirare, per paura di fare qualcosa di sbagliato; sebbene tutto, in quella situazione, fosse evidentemente sbagliato.

- Non è come credi, io... - Saga sentì le forze abbandonarlo e la sua anima uscire dal corpo quando vide Mu avanzare lentamente, alzando una mano in una silenziosa richiesta di tacere.

Lo sguardo di Pandora non si mosse dalla figura che vedeva avvicinarsi, in parte perché non sapeva cosa fare, in parte perché doveva ancora riprendersi dalla sorpresa. Razionalmente sapeva che l'unica cosa sensata da fare fosse riprendere il suo vestito e cercare di coprirsi, ma non riuscì a muoversi, paralizzata da quei grandi occhi verdi che alternavano il loro movimento tra lei e Saga.

Eccola dunque, la donna di cui tutti parlavano, colei che aveva addomesticato la reticenza di Saga... l'incantatrice, la strega... la figlia del fabbro. A malincuore dovette ammettere l'innegabile, quella giovane era veramente bella, una bellezza esotica, particolare, e non avrebbe potuto biasimare Saga per aver perso completamente la testa. Se lei stessa fosse stata un uomo, le sarebbe stato difficile non cadere sotto quell'aura che Mu sembrava emanare... bellezza, pace, e un'insospettabile forza d'animo ben nascosta dai suoi lineamenti dolci. Di questo era certa, perché nessuna delle donne che conosceva si sarebbe mai avventurata di notte per andare a trovare suo marito in procinto di andare in guerra.

Chiuse gli occhi sospirando, vedendola avvicinarsi sempre di più, e potendo ben immaginare cosa sarebbe accaduto a breve. Lo aveva vissuto troppe volte per esserne sorpresa, o anche solo minimamente toccata.

Non era inusuale che mogli offese tendessero agguati ai loro mariti fedifraghi facendo improvvisamente irruzione nella sua casa di piacere, e, sebbene avesse sempre creduto di non dover nulla a quelle donne, pensando che avrebbero dovuto vedersela con i rispettivi mariti, gli epiteti che le venivano rivolti erano tutt'altro che gradevoli, spesso anche fantasiosi, andando ad arricchire un repertorio già ben fornito. E stavolta non sarebbe stato diverso, anche se... a ben vedere non si trattava proprio di una situazione usuale. Di solito le mogli arrivavano cogliendo i mariti sul fatto, mentre qui, al contrario, nessuno stava facendo niente, soprattutto il marito in questione.

Ma non sarebbe stato diverso, e ora Pandora aspettava con pazienza chiedendosi se la bella Mu si sarebbe limitata ad insulti convenzionali, o avrebbe incrementato l'elenco con inaspettata creatività.

E fu proprio per questa ragione e per le sue convinzioni che, dopo i lunghi minuti di silenzio che seguirono l'ingresso di Mu, rimase attonita innanzi a ciò che la giovane fece.

Senza proferire parola, Mu si accovacciò per prendere il vestito di Pandora e porgerglielo con calma - Questo deve essere vostro... per favore, signorina, vi chiedo di rivestirvi e di lasciarmi sola con mio marito -.

Non un insulto, né un'ingiuria, neanche un piccolo urlo smorzato. Mu aveva parlato con voce seria, eppure non era riuscita a nascondere la sfumatura dolce che naturalmente aveva.

Signorina... Pandora si era sentita appellare in innumerevoli modi, ma "signorina" mai e, sebbene non volesse mostrare quanto questa insolita educazione l'avesse colpita, annuì prendendo il suo vestito e infilandolo con la velocità di cui non aveva avuto bisogno finora. Quasi si vergognasse di trovarsi in quelle condizioni davanti a Mu. E dopo essersi rivestita, arretrò dalla sua posizione camminando all'indietro, spostandosi in un angolo dell'alloggio per ricomporsi in modo dignitoso; in silenzio come era stata fino a quel momento, e rimanendo ad osservare ciò che sarebbe successo. Anche perché sembrava che nessuno dei presenti le stesse prestando attenzione.

- Amore mio... io ti giuro che... - le parole di Saga tradivano la sua agitazione, ma quando vide Mu alzare una mano chiedendogli di tacere, mostrarono tutto il loro dolore - per favore, lasciami spiegare... -.

Dall'angolo in cui si trovava, Pandora osservava la scena senza osare respirare. Mai, mai aveva visto Saga comportarsi in quel modo né tantomeno avrebbe mai immaginato di poterlo vedere, ma, in quel preciso istante, a dispetto del risentimento che provava per quel cavaliere che non aveva mai ricambiato i suoi sentimenti, provò un sincero dispiacere. Saga stava soffrendo davvero, tra l'altro ingiustamente.

Quando Mu fu di fronte a lui, Saga chiuse gli occhi aspettando la reazione più prevedibile, pronto a ricevere una punizione immeritata. No... non aveva fatto niente e non gli era passato neanche in un angolo del cervello di stare con un'altra donna, ma se uno sfogo fosse servito a rasserenare sua moglie, poco male, lo avrebbe accettato.

Tuttavia, lo schiaffo che aveva immaginato colpirgli il viso non arrivò, sostituito, con sua grande sorpresa, da una carezza gentile. Dolce, delicata, come solo le carezze di Mu sapevano essere.

Aprì gli occhi sorpreso, interrogando con lo sguardo meravigliato il piccolo sorriso che vide sul volto di Mu.

- Ero qui fuori - sussurrò Mu facendo scorrere la sua mano sul volto di Saga, risalendo e perdendosi nella marea di fili blu indaco che amava accarezzare e che provocavano in Saga un piacere tale da farlo rabbrividire - ho sentito quello che hai detto e non hai niente da spiegarmi... -.

- Ti giuro che non ti tradirei mai Mu... non ce la farei... - disse Saga scuotendo il capo dolcemente, guardandola negli occhi e sentendo il bisogno di abbracciarla subito dopo.

Mu rispose stringendosi ancora di più, facendo aderire i loro corpi e immergendo le sue mani nella chioma di Saga in una carezza più profonda.

Immobile dov'era, Pandora vide tutto sentendo una lama infilarsi nel suo stomaco. Lo sguardo di Saga, i suoi gesti, la sua voce, non lasciavano alcun dubbio... era un uomo innamorato e, da quello che poteva vedere, il colpo era stato davvero forte. Non l'aveva mai visto abbassare tanto le difese di fronte a qualcuno, eppure, trovandosi di fronte di Mu, sembrava aver perso la cognizione del tempo e dello spazio.

Era evidente come Mu governasse la coscienza di Saga, su questo non c'erano dubbi. Un sorriso storto comparve sul suo volto ripensando a quante volte avesse immaginato questa famigerata donna, arrivando persino a credere che fosse una strega, che avesse irretito la reticenza di Saga con qualche misteriosa pozione. E non avrebbe potuto essere diversamente, perché Saga non aveva mai permesso a nessuno di amarlo, né di rompere la sua armatura di indifferenza.

Il sorriso divenne amaro, rendendosi conto che non c'era alcuna stregoneria, né sortilegio, né inganno... Saga si era innamorato, e si era innamorato di una donna che lo ricambiava nello stesso modo, con la stessa intensità, con dolcezza. E che non doveva essere una donna qualunque se si era presa la briga di avventurarsi di notte, in balìa di pericoli di vario genere, solo per poter abbracciare suo marito.

Quando vide i loro corpi incollati e la bocca di Saga prendere quella di Mu con passione, capì che era arrivato il momento di andarsene. Il suo piano di far cadere Saga non era riuscito, inoltre, ad onor del vero, si sentiva in imbarazzo a guardare qualcosa che meritava intimità e riserbo, per cui, con la stessa discrezione che l'aveva accompagnata in quei lunghi minuti, uscì dalla tenda scivolando silenziosamente e lasciando agli amanti l'intimità di cui avevano bisogno.

E proprio mentre si apprestava a tornare al suo cavallo per riscendere in paese, due mani poco gentili l'afferrarono per le braccia scuotendola senza alcuna cura, provocandole un gemito di dolore e diversi lividi.

- Dove credi di andare? -.


Le mani di Saga divennero via via più audaci, accarezzando con desiderio represso da settimane il corpo di Mu, che con lo stesso bisogno si stringeva sempre di più al suo. Saga le era mancato, e per quanto quei giorni di lontananza fossero stati difficili, solo ora che poteva sentire sotto le mani la sua pelle calda, si rese davvero conto di non poter stare un altro minuto lontana da lui.

Le luci soffuse, proiettate dai lumi ad olio, riflettevano i loro profili sui tendaggi pesanti dell'alloggio rendendo l'atmosfera ancora più intima, più privata, e l'unico suono udibile era quello dei baci appassionati che Mu e Saga si scambiavano, e i leggeri gemiti che avevano iniziato a provocare. Sarebbero potuti rimanere lì in eterno, chiusi in una bolla di sensualità che prometteva, di lì a poco, di divampare con la forza che avrebbe meritato, se qualcosa non li avesse riportati alla realtà con violenza e aggressività.

Preso alle spalle, Mu vide Saga cadere davanti ai suoi occhi, colpito alla testa da qualcuno che, ora, le sorrideva in un modo che non le piaceva per niente.

- Saga! - non ebbe nemmeno il tempo di vedere come stesse, perché due mani l'afferrarono per le spalle con la chiara intenzione di allontanarla, mentre l'uomo che le stava di fronte legava i polsi di Saga per paura che si riprendesse - Vigliacchi... - una stretta alle braccia le impedì di proseguire, provocandole una fitta di dolore che espresse con un gemito.

- Sì, brava... così mi piace... - disse l'uomo allargando un sorriso macabro, allarmando ulteriormente Mu.

In quel momento Mu tentò di realizzare come diavolo fossero finiti in quel modo, passando in qualche frazione di secondo dal paradiso alle fiamme dell'inferno... tuttavia, quando, dopo pochi secondi, fu trascinata fuori dalla tenda a dispetto del suo dimenarsi, le fu più chiaro perché nessuno avesse impedito ai loro nemici di avanzare.

Shura aveva le braccia e il collo bloccato, potendo guardare solo con la coda dell'occhio, e con evidente disperazione, due uomini portare via Aiolos, che era nelle stesse condizioni di Saga... anche Pandora e le sue ragazze erano legate, mentre gli uomini dell'accampamento erano in condizioni pietose.

Tranne uno, che stava bene e che tradiva un leggero sorriso. E che, con molta probabilità, aveva agevolato l'arrivo dei nemici.

Mu alzò gli occhi al cielo, chiedendo a Yuzuriha di darle la forza di calmarsi, di rimuovere quello che sentiva in quel momento; aveva paura di se stessa, se non avesse avuto le mani legate, le avrebbe usate per uccidere Shaka, e ciò che le faceva più paura era la consapevolezza di esserne davvero capace...

Per Saga lo avrebbe fatto.