Riassunto: (In questo universo alternativo, l'ex moglie di Hotchner, Haley, non è morta.) Per ordini superiori la squadra di Hotchner viene affiancata da una psicologa che ha l'incarico di alleviare il tremendo stress mentale a cui gli agenti si sottopongono ogni volta che devono risolvere un caso. Dapprima molto diffidenti, vengono ad uno ad uno conquistati dalla sorprendente dottoressa Aileen Balderi, che tutto pare fuor che una strizzacervelli. Suo malgrado, Hotch si sente molto attratto da lei, ma si rende conto che sono diversi come il giorno e la notte, e ritiene che tra loro non potrà mai funzionare…

Aileen, o lo splendore del sole

Capitolo I: Una sgradevole novità

Il telefono sulla scrivania squillò. L'agente speciale supervisore senior Aaron Hotchner, capo dell'Unità di Analisi Comportamentale, o UAC, dell'FBI, distolse lo sguardo dal monitor del suo computer, sul quale stava controllando una serie di statistiche, prese il cordless in mano e rispose concisamente:

"Hotchner."

"Sono Erin Strauss", udì la risposta dall'altra parte della linea telefonica, "Venga nel mio ufficio, prego."

"Molto bene", replicò Hotchner, deponendo subito il telefono ed alzandosi. La Strauss era il suo diretto superiore, il direttore di sezione, ed in passato avevano avuto delle grosse divergenze, anche se poi erano rientrate; tempo dopo, inoltre, la donna si era trovata nei guai e Hotchner l'aveva aiutata ad uscirne, così ora si trovava in debito con lui. Anche se i loro rapporti non si potevano definire cordiali, erano di certo civili.

Hotchner bussò alla porta dell'ufficio di Erin Strauss e subito udì la voce della donna che lo invitava ad entrare; eseguì, richiudendosi la porta alle spalle.

"Si accomodi, agente Hotchner", lo invitò la Strauss, con la sua consueta fredda cortesia. Di nuovo, l'uomo eseguì, prendendo posto su una delle poltroncine di fronte alla scrivania dietro cui era seduta la sua superiore.

"Lei e la sua squadra state facendo un buon lavoro", esordì la Strauss, sorprendendolo, "Anzi, a dire il vero state facendo un ottimo lavoro", reiterò, sorprendendolo ancor più, "E questo da diversi anni, ormai. Ma negli ultimi tempi lo stress sta diventando sempre più difficile da gestire… Non lo dico io", puntualizzò, vedendo che l'altro si aggrondava, "bensì i nostri psicologi. Essere umani non è un peccato capitale, agente Hotchner, e lei ed i suoi siete umani come chiunque altro. Altri agenti hanno mollato – Elle Greenaway, Jason Gideon – perché non riuscivano più a sopportare la tensione ed il logorio psicologico che il vostro lavoro comporta. Per la miseria, Aaron, non so proprio come fate ad andare avanti…", aggiunse, in uno sprazzo di comprensione e di umanità più unico che raro, "Personalmente penso che crollerei dopo una settimana. Perciò", concluse, in tono definitivo, "ho deciso di prender provvedimenti."

"Provvedimenti di che genere?", indagò Hotchner, incerto se doveva sentirsi grato o minacciato. Con la Strauss non si poteva mai sapere.

"Un supporto psicologico fisso", rispose lei, "Ho ingaggiato la miglior specialista disponibile, non una qualsiasi. Lavorerà per noi come esterna, ma avrà un ufficio vicino a quello della UAC. Sarà a vostra esclusiva disposizione, ogni volta che vi occorrerà un sostegno dopo o durante un caso. Si chiama Aileen Balderi; ha molto in comune col dottor Reid, è un genio come lui, più o meno…", la Strauss fece un gesto vago, "Diverse lauree, vari dottorati, memoria fotografica, cose del genere. Sono assolutamente sicura che sarà per voi un aiuto validissimo."

Hotchner non ne era altrettanto sicuro: lui ed il suo team, la squadra alfa della UAC, erano i migliori profiler degli Stati Uniti, e ciò li rendeva a loro volta dei fini psicologi, sebbene la loro specializzazione fosse la psicologia criminale. Erano in grado di prendersi cura di loro stessi, di questo Hotchner era certo; non avevano bisogno di un supporto esterno.

"E se così non fosse?", cercò quindi di scoprire. La sua superiore corrugò la fronte in una mimica che non prometteva niente di buono.

"Non credo che la dottoressa Balderi fallirà nel suo compito", rispose in un tono che non ammetteva repliche, "Comincerà lunedì. Penserà lei a presentarsi", concluse, ricordando la richiesta che la psicologa le aveva fatto, ovvero di essere lei stessa a presentarsi ai suoi futuri pazienti.

"Capito", dovette arrendersi Hotchner. Se era costretto ad accettare la decisione della sua superiore, non era però obbligato a farsela piacere.

Poiché il colloquio era chiaramente finito, si alzò ed uscì dall'ufficio della Strauss per tornare all'UAC.

" Che cosa, una strizzacervelli?!", s'inalberò l'agente speciale Derek Morgan, "Ma Hotch, non ne abbiamo bisogno!"

Hotchner li aveva convocati in sala riunioni per comunicare loro la decisione di Erin Strauss subito dopo esser tornato dal colloquio.

"È vero", concordò la sua collega Emily Prentiss, "In fondo, noi stessi siamo degli psicologi…"

"Ma i medici non curano se stessi", osservò pacatamente il giovane dottor Spencer Reid, "Tanto meno gli analisti. Quindi noi non siamo in grado di auto-curarci, in caso di necessità."

"Io non sono una profiler", considerò Jennifer Jareau, "Io mi occupo dei contatti con le autorità locali e coi media. Non ho certo bisogno di un'analista."

"Il direttore Strauss è stata molto chiara", disse Hotchner, scuotendo il capo, "Tutti noi saremo seguiti dalla dottoressa Balderi, compresa te, JJ. Perfino tu, Garcia", soggiunse, voltando il viso verso la bionda maga dei computer che forniva loro tutte le informazioni possibili ed immaginabili durante le indagini. La giovane donna dal fisico giunonico roteò gli occhi dietro alla bizzarra montatura rossa dei suoi occhiali da vista:

"Non vedo proprio come posso c'entrare io in questo", affermò, "Sono fuori dai vostri giochi mentali coi criminali ancor più di JJ."

"Vediamo prima che tipo è", suggerì David Rossi, l'agente in pensione che vent'anni prima aveva creato la scienza del profiling e che, dopo le dimissioni di Gideon, si era offerto di tornare in servizio, "Se proprio non ci piace, faremo in modo di farla andar via."

"Buona idea", approvò Morgan, incrociando le braccia sul petto muscoloso. Penelope Garcia gli lanciò un sorriso: l'aitante agente di colore era il suo cocco, nella squadra, ed i due giocavano a chiamarsi coi nomi più disparati come cioccolatino, bambolina, adone, dea. Se si fosse badato solo a quegli epiteti, si sarebbe detto che i due erano amanti, ma non era così: erano grandi amici, ma nulla di più.

"No", dissentì Hotchner, "Per quanto la cosa ci possa dispiacere, non abbiamo il diritto di impedire a qualcuno di fare il suo lavoro. Daremo alla dottoressa Balderi la sua opportunità, senza pregiudizi e senza mobbing. Sono stato chiaro?"

Gli altri fecero tutti delle smorfie, poco convinti, ad eccezione di Reid; ma alla fine cedettero: Hotchner era il loro capo, ed aveva loro dato un ordine diretto. Perfino Rossi, che aveva dieci anni più di lui, non fece altra opposizione.