Capitolo II: Una strizzacervelli fuori dagli schemi

"Mi scusi…"

A l suono dell'amabile voce femminile, Rossi si girò e fissò gli occhi scuri su una giovane donna sui trent'anni molto attraente: non particolarmente alta, lunghi capelli ricci d'un bruno lucido che ricadevano sulla schiena, occhi di un verde intenso, era abbigliata con un aderente maglione nero di morbido mohair, una minigonna di velluto color fucsia sotto cui spuntavano due gambe da urlo fasciate da pesanti calze nere e corti stivaletti di vernice in tinta dal tacco alto. Il cartellino appuntato sul maglione recava la consueta scritta visitatore.

La visione piacque assai a Rossi, grande estimatore della bellezza femminile; le sorrise, mettendo in mostra una chiostra di denti candidi nella corta barba scura che gli incorniciava la bocca:

"Prego, posso esserle utile?"

La sconosciuta ricambiò il sorriso:

"Sì, sto cercando l'agente speciale Aaron Hotchner. Può indicarmi il suo ufficio?"

"Certo… Posso prima sapere il suo nome?", indagò Rossi, riluttante, nonostante il fascino della visitatrice, a lasciarla scorrazzare liberamente per gli uffici della UAC. Se l'avevano lasciata entrare, doveva avere validi motivi per trovarsi lì, tuttavia era strano che nessuno l'avesse accompagnata.

"Sono Aileen Balderi", si presentò la donna, senza alterare il proprio sorriso.

David Rossi era una vecchia volpe, professionalmente e personalmente; lo avevano reso tale più di venticinque anni di servizio all'FBI e tre mogli, oltre a innumerevoli relazioni. Tuttavia, per una manciata di secondi rimase senza parole.

Quella era la strizzacervelli che la Strauss aveva ingaggiato per seguirli? Non aveva per nulla l'aspetto della professionista di chiara fama che il direttore di sezione aveva loro descritto: niente occhiali, niente crocchia, niente tailleur. Era invece una giovane e bella donna abbigliata in modo moderno ed informale. Forse un tantino troppo giovane, ma se assomigliava a Reid, quello non era un punto a suo sfavore.

Il sorriso di Aileen si allargò mentre piegava un po' la testa ed assumeva un'aria vagamente interrogativa: sembrava che il gatto avesse mangiato la lingua del suo interlocutore. Naturalmente sapeva chi era: aveva letto e mandato a memoria i fascicoli di tutti i membri della squadra alfa della UAC. Non avrebbe creduto di riuscire a far quell'effetto sull'affascinante cinquantenne, agente dell'FBI, fondatore della disciplina del profiling, nonché famoso scrittore di saggi e libri di divulgazione sullo stesso argomento.

Rossi si riprese in pochi secondi, ma fu subito consapevole che Aileen si era resa perfettamente conto d'averlo colto di sorpresa.

"Lieto d'incontrarla, dottoressa Balderi", disse, porgendole la mano, "Sono David Rossi, uno dei suoi futuri pazienti."

"Il piacere è mio", rispose lei, stringendogli la mano, senza ritenere necessario rivelargli che già lo sapeva. Rossi ricambiò la stretta, trovandola ferma e decisa nonostante la mano di Aileen fosse molto più piccola della propria.

"Prego, l'accompagno", si offrì, invitandola a seguirlo. Lei gli si affiancò, facendo tre passi ogni due delle gambe ben più lunghe della sua guida.

"La ringrazio, agente Rossi, ma preferisco presentarmi da sola all'agente Hotchner", dichiarò, con gentilezza ma risolutamente, "Sarà sufficiente che mi indichi come raggiungere il suo ufficio."

Il suo tono era troppo garbato perché Rossi potesse sentirsi offeso.

"D'accordo", disse quindi, mentre entravano nell'ufficio grande, dove si trovavano le scrivanie di Morgan, Reid ed Emily, "Ecco là", concluse, fermandosi ed indicandole la porta di fronte.

"Grazie, agente Rossi", si congedò Aileen, avviandosi subito dove le era stato mostrato.

N ell'ufficio grande c'era solo Spencer Reid, il primo della squadra ad essere arrivato quel mattino. Mentre si dirigeva verso la porta che Rossi le aveva additato, Aileen rivolse un sorriso di saluto a Reid, che il giovane ricambiò senza riflettere, per poi arrossire come un ragazzino. Aveva trent'anni suonati, un quoziente d'intelligenza stratosferico, una memoria eidetica, una velocità di lettura di ventimila parole al minuto, una laurea a sedici anni, altre due in seguito, tre dottorati, era un ragazzo prodigio, un vero genio, ma socialmente era un inetto, e assai timido con le donne che non conosceva.

Accorgendosi del suo imbarazzo, Aileen assunse un'espressione rassicurante, e Reid si rilassò visibilmente. Nello spazio dei pochi secondi che lo scambio aveva richiesto, Rossi vide e comprese ogni cosa, da buon profiler, e pensò che forse, dopotutto, la dottoressa Aileen Balderi non poteva avere la fama che aveva per niente.

Dopo aver bussato, Aileen attese di udire l'invito di Hotchner e poi entrò.

L'ufficio era spazioso ed arredato con gusto sobrio; alcuni quadri ingentilivano le pareti chiare, mentre diverse foto erano sparse per la stanza. Un bell'uomo sulla quarantina, bruno d'occhi e capelli, era seduto dietro la scrivania, e quando Aileen entrò, sollevò lo sguardo e la fissò.

Ad Aileen parve di venir colpita con una mazza da baseball dritta in mezzo alla fronte. Trattenne il fiato e sbatté più volte le palpebre come se la vista le si fosse offuscata.

Si accorse che Hotchner aveva parlato, ma non lo aveva udito; per fortuna il suo cervello funzionava indipendentemente dalle sue reazioni emotive, così esso aveva registrato ugualmente la domanda:

"Desidera?"

Aileen tornò di colpo in sé ed avanzò nella stanza, chiudendosi la porta alle spalle.

"Buongiorno, agente Hotchner, sono Aileen Balderi", si presentò, sollevata di constatare che la sua voce era ferma come al solito.

Grazie al proprio carattere riservato, quando veniva colto alla sprovvista Hotchner riusciva a controllare le proprie reazioni meglio di Rossi, che era invece una persona assai più espansiva. Fu per questo che non batté ciglio, ma in realtà non era meno sorpreso di quanto fosse stato il suo collega poco prima, e per gli stessi motivi. A cui si aggiungeva una strana e inspiegabile sensazione di formicolio alla bocca dello stomaco.

"L'aspettavo", si limitò a dire, "Prego, si accomodi."

Aileen prese posto su una delle due poltroncine imbottite di fronte alla scrivania ed accavallò le gambe. Con la coda dell'occhio, Hotchner notò che, nel movimento, la minigonna risaliva di qualche centimetro lungo la coscia, ma tenne lo sguardo fisso sul viso della nuova venuta: non disdegnava certo la vista di un bel paio di gambe femminili, ma era assai inopportuno farlo con una collega.

"Come saprà, sono stata assunta per supportare lei e la sua squadra", esordì Aileen, "Precisamente, offrendovi assistenza psicologica ogni qual volta ne sentiate la necessità."

"Sì, certo", annuì Hotchner, un po' deluso dalla banalità di quell'osservazione di Aileen, e senza riuscire a spiegarsi quel senso di disappunto, "Devo ammettere però che la cosa mi lascia alquanto perplesso, e con me anche il resto del mio team, perché non siamo affatto sicuri che ci serva davvero un appoggio psicologico."

"Io sì", controbatté prontamente Aileen, "Me ne sono convinta dopo aver saputo di preciso in cosa consiste il vostro lavoro. Confesso che vi ammiro molto: fate cose assolutamente straordinarie."

"Grazie", rispose Hotchner, senza ben sapere cosa pensare di quell'inaspettata affermazione, espressa in tono così sincero e disarmante. Si sentiva anche alquanto distratto: quella giovane donna, oltre che assai attraente, era anche tremendamente sexy… Si distolse subito da quei pensieri sconvenienti e tornò a concentrarsi sulla conversazione.

Aileen annuì per enfatizzare quanto aveva appena detto, poi proseguì:

"Probabilmente voi non ve ne rendete conto, perché per voi è diventata la norma, uno schema mentale abituale, ma la vostra psiche è bombardata di continuo da stimoli profondamente negativi. Certo, so che siete capaci di compartimentalizzare e di metabolizzare, o sareste già crollati tutti, com'è accaduto ad altri vostri colleghi; ma i residui, per così dire, poco a poco intossicano la vostra mente e prima o poi finiranno per avvelenarvi", si sporse in avanti come a rafforzare quanto stava per dire, "La metta così: io sarò il vostro antidoto."

"Una definizione originale", commentò Hotchner senza scomporsi. Non gli fu proprio facile, però: il discorso della psicologa lo aveva colpito, e anche l'analogia che aveva fatto. E poi, Aileen aveva proprio un gran bel paio di gambe… Smettila, idiota!

" L'intero mio approccio all'analisi psicologica è stato definito originale da molti miei colleghi", dichiarò Aileen, a sua volta senza scomporsi, "Io parto dal principio che non è lo psicologo che aiuta il paziente, bensì è il paziente che aiuta se stesso, e lo psicologo semplicemente lo assiste."

Hotchner ci rifletté sopra un momento e si trovò perfettamente d'accordo.

"Molto giusto", commentò.

Dubitava che, nell'insolito stato mentale in cui si trovava in quel momento, avrebbe potuto essere in disaccordo con lei, su qualsiasi cosa.

"Bene", concluse Aileen, "Quando è possibile, sarei lieta di incontrare tutti i membri della squadra in un'unica volta, per presentarmi a loro. Poi, con calma, parlerò separatamente con ciascuno di voi."

Hotchner lanciò un'occhiata all'orologio da polso.

"Tra poco dovrebbero essere arrivati tutti", disse, "Se vuole, possiamo fare, diciamo, tra quindici minuti in sala riunioni."

"Ottimo", approvò la donna, "Intanto andrò a dare un'occhiata al mio ufficio."

Quando la psicologa fu uscita, chiudendosi la porta alle spalle, Hotchner si appoggiò all'indietro contro lo schienale, rilassandosi e rendendosi conto solo in quel momento di quanto fosse stato teso durante tutto il colloquio. Per l'esattezza, dal preciso momento in cui Aileen Balderi aveva posto piede nella stanza.

Sua moglie Haley lo aveva lasciato quasi quattro anni prima, ed in tutto quel tempo Hotchner non si era sentito attratto da nessuna donna. Eppure, gli era capitato di incontrarne alcune di molto belle, tra cui anche di dichiaratamente disponibili per lui, ma nessuna gli aveva suscitato la minima reazione. Era come se quella parte di lui, il maschio, si fosse spenta. Aveva amato Haley profondamente, e l'avrebbe amata per sempre, ma non ne era più innamorato. Il problema era un altro, prettamente emotivo: dopo una batosta simile, non aveva voglia di imbarcarsi in un rapporto con una donna che, per prima cosa, non gli avesse ispirato fiducia. Col suo carattere chiuso, Hotchner non concedeva facilmente la propria fiducia ad un estraneo, e col lavoro che faceva non aveva tempo per coltivare amicizie femminili che potevano potenzialmente sfociare in qualcosa di più. Pertanto, dalla separazione aveva condotto una vita monacale.

E adesso Aileen Balderi era marciata dentro al suo ufficio e di colpo si era sentito completamente sottosopra. Per un istante, gli balenò alla mente la vivida immagine di se stesso che si alzava, le correva dietro, la riportava in ufficio e la buttava sulla scrivania per strapparle gli abiti di dosso e farle l'amore fino a sfinirsi entrambi. Si riscosse da quelle fantasie sfacciate e scosse la testa, incredulo: ma che gli era preso? Non si riconosceva più.