Capitolo IV: Attorno ad un tavolo imbandito

Si misero d'accordo per la sera seguente, ed Aileen non venne in ufficio quel pomeriggio, per avere il tempo di fare la spesa e cucinare con calma. Come ben presto i suoi ospiti avrebbero scoperto, era una cuoca sopraffina, degna erede di una nonna napoletana che aveva insegnato tutti i suoi segreti culinari a nuora e nipote.

Alle sette meno dieci, Penelope parcheggiò la sua decappottabile rosa, fuori dall'ordinario come lei, nello spiazzo antistante il condominio dove abitava la psicologa.

"Che piano ha detto?", domandò.

"Decimo", rispose Morgan, seduto accanto a lei.

"È l'attico", osservò Reid dal sedile posteriore, osservando il palazzo. Erano in una zona residenziale prestigiosa di Quantico, ad appena venti minuti di distanza dalla sede dell'FBI, ma fuori dal caos del centro cittadino.

"Guarda, c'è un ascensore panoramico!", esultò Penelope, "Dai, andiamo!"

Suonarono il campanello; pochi istanti dopo, si accese la luce ed udirono lo scatto della serratura del portone d'ingresso; entrarono.

"Un po' imprudente", commentò Morgan, aggrottando la fronte, "Non ha nemmeno chiesto conferma che fossimo noi."

Penelope non gli diede retta e corse a chiamare l'ascensore, curiosa di ammirare il panorama. Essendo dicembre, a quell'ora era buio e le luci della città risaltavano in uno spettacolo affascinante che lei rimirò estatica. Morgan sorrise: la sua bambolina era davvero deliziosa, quando si atteggiava in quel modo fanciullesco. Sapeva però molto bene quanto fosse intelligente, in realtà, e tutt'altro che infantile. Aveva per lei una grande stima, ed era l'unica persona al mondo alla quale avrebbe affidato – aveva affidato – la propria vita senza pensarci un istante. Nemmeno i suoi colleghi, dei quali pure si fidava, avevano conquistato così completamente la sua fiducia.

Quando raggiunsero il pianerottolo, le cui pareti erano grandi vetrate trasparenti, Penelope si concesse qualche istante per osservare ancora il panorama, poi seguì i due colleghi che si erano già diretti alla porta di Aileen, che scoprirono socchiusa. Di nuovo, Morgan si aggrondò per l'apparente avventatezza dimostrata dalla loro ospite.

"Permesso…", chiamò, spingendo la porta.

"Entrate!", udirono la voce di Aileen dalla stanza accanto, ed un istante dopo la giovane donna comparve alla loro vista, abbigliata in modo informale come aveva loro chiesto di fare altrettanto, aderenti jeans slavati con una rosa rampicante stampata su una gamba ed un maglione scollato di lana color verde smeraldo. Girandosi per chiudere la porta, Morgan notò il videocitofono e la tastiera numerica ad essa abbinata, e comprese che Aileen non aveva avuto bisogno di chiedere chi fosse: li aveva visti. Inoltre, molto probabilmente il tasto del decimo piano nell'ascensore era collegato ad un codice di sblocco che lei poteva inserire da lì, in caso contrario nessuno poteva arrivare a quel piano. Morgan dovette ammettere con se stesso che si era completamente sbagliato: altro che imprudente, al contrario, Aileen prendeva molto sul serio la propria sicurezza in casa.

Su invito della padrona di casa, appesero giubbotti e cappotto al guardaroba accanto alla porta e si accomodarono in salotto, un ferro di cavallo di divani imbottiti, rivestiti di tessuto alcantara, assai simile nella disposizione a quello che la psicologa aveva in ufficio, ma più grande e lussuoso; il lato vuoto era rivolto ad una parete interamente tappezzata da una libreria colma di volumi, abbellita da soprammobili etnici provenienti da ogni parte del mondo, con una nicchia nel mezzo in cui era installato un enorme schermo televisivo al plasma d'altissima tecnologia, abbinato ad un dvd recorder ultramoderno, e svariati ripiani stracarichi di dvd; tutt'attorno alla stanza, piccole casse acustiche rivelavano l'esistenza di uno spettacolare impianto home theatre. Uno stereo dall'aria sofisticata era altresì collegato allo stesso sistema, con diversi scaffali colmi di cd.

"Wow!", esclamò Penelope, impressionata, "Come fai a trovare qualcosa, tra tutta questa roba? Tra libri, cd e dvd, saranno un milione!"

La loro ospite rise di gusto:

"Ma no, solo ottocentodue libri, trecentododici dvd e seicentoventisei cd… Quanto a trovarli, beh, molto semplicemente ricordo dove li ho messi."

"Io faccio lo stesso", rivelò Reid.

"Ah già, la vostra mirabolante memoria", annuì Penelope, senza ironia.

Sul tavolino davanti ai divani c'erano due caraffe, una con un liquido rosso, l'altra verde, nonché un vassoio pieno di salatini ed un altro di olive farcite.

"Prego, accomodatevi e serviteti pure l'aperitivo", li invitò Aileen, abbassando il volume dello stereo: come nel suo ufficio, la musica non mancava mai, soprattutto etnica, ma spesso anche classica o new age. Quella sera aveva scelto il genere nativo americano, "La caraffa rossa è alcolica, quella verde no."

Si era già informata delle loro eventuali preferenze o problematiche alimentari, scoprendo che nessuno era vegetariano, che Reid era astemio e che JJ non amava il pesce.

Pochi istanti dopo, il campanello suonò nuovamente, rivelandosi un gentile carillon. Aileen controllò sul videocitofono e vide che si trattava di Hotchner; come sapeva che sarebbe accaduto, sentì il cuore balzarle in gola. Per la miseria, era troppo tempo che non faceva sesso, se le bastava vedere l'immagine di un bell'uomo per metterla sottosopra… Poi un pensiero la folgorò: no, non un bell'uomo, bensì l'agente speciale supervisore senior Aaron Hotchner. Ma perché proprio lui?, si chiese, frustrata. Era tutto fuorché il suo tipo: troppo serio, troppo chiuso, troppo musone. Molto meglio quel gran pezzo di figliolo di Derek Morgan, no? Un fico da paura, e pure intelligente e spiritoso. Penelope aveva tutte le ragioni di chiamarlo cioccolatino, faceva proprio venir voglia di mangiarlo… Ma no, niente da fare, lei si stava perdendo dietro a quel pezzo di ghiaccio di Hotchner. Quanto le sarebbe piaciuto scioglierlo… Ecco cos'era, decise: era la sfida a stuzzicarla, l'idea di mandare in frantumi la sua compostezza, di fargli perdere il controllo. Finora non aveva pensato di essere il tipo che subisce il fascino della sfida fine a se stessa, ma sapeva bene che le persone cambiano col tempo, e lei certo non faceva eccezione: evidentemente, aveva sviluppato senza accorgersene quella parte di personalità.

Strinse le mani a pugno fino a far sbiancare le nocche: non doveva lasciar trapelare niente di tutto ciò in presenza di tutti quei profiler. Quando voleva, era brava a rendersi indecifrabile. Chiamò a raccolta tutto il suo autocontrollo e, per quando Hotchner raggiunse il pianerottolo, era riuscita ad assumere un'apparenza del tutto rilassata con cui accoglierlo.

Il campanello trillò di nuovo, stavolta per mano di Emily, arrivata contemporaneamente a Rossi. L'ultima fu JJ, appena qualche minuto più tardi.

Poco dopo erano tutti seduti in salotto a bere l'aperitivo. Aileen bevve qualche sorso di quello rosso, vino bianco secco macchiato col Campari, e l'alcol l'aiutò a sciogliere definitivamente la tensione che provava al cospetto di Hotchner; anche la presenza degli altri ospiti, comunque, fu di grande aiuto, distraendola da quel pensiero che stava diventando un'ossessione.

"Queste olive sono ottime", dichiarò Rossi.

"Olive giganti farcite con peperoni rossi", rivelò Aileen, "Un tipico aperitivo italiano."

"Hai preparato una cena italiana?", indagò JJ, che amava molto quel tipo di cucina.

"Certamente", rispose Aileen, "Con una nonna paterna napoletana ed una madre di origine veneta, le specialità italiane sono il mio forte, in cucina. Anche l'altra mia nonna, originaria della Spagna, mi ha insegnato qualcosa."

"Io vado forte col messicano", le rivelò Penelope, "La madre del mio patrigno veniva da Monterrey."

"Io sono un fenomeno con la carne alla brace", interloquì Rossi, "Peccato che qui negli States non si trovano le fiorentine, grosse bistecche con l'osso di una vacca particolare che viene allevata solo in Toscana."

"Io vado pazza per la cucina italiana, ma non so preparare niente", confessò Emily, "Non sono un gran che, ai fornelli."

"Ma non sei mai morta di fame, mi pare", scherzò Aileen, "Quindi la sufficienza te la porti a casa."

La bella agente bruna sorrise divertita del suo riferimento scolastico ed annuì.

"E voi ragazzi, sapete cucinare?", indagò la padrona di casa, sgranocchiando un salatino.

"Io sono un disastro", confessò Reid, stringendosi nelle spalle, "Vivo di piatti pronti e ristoranti."

"A me piace molto cucinare", dichiarò Morgan, "Mia madre non ha voluto fare nessuna differenza tra me e le mie sorelle, per quanto riguarda la conduzione di una casa."

"Donna intelligente", approvò Aileen, girandosi verso l'ultimo dei suoi ospiti, "E tu, Hotch?"

"Me la cavo", rispose questi, "La mia specialità è il pesce."

Aileen ricordò che Hotchner era originario di Seattle, città affacciata sull'oceano Pacifico, per cui la sua affermazione non la sorprese.

"Adoro il pesce", rivelò con un sorriso.

Dalla cucina provenne un dling.

"Ah, è pronto", disse Aileen, alzandosi, "Se volete accomodarvi a tavola, ho messo dei segnaposto. Dave, vorresti occuparti del vino?"

"Ma certo, mia cara", accettò Rossi, l'ultima parte in italiano.

Osservando i cartoncini, Hotchner pensò che Aileen conosceva bene il galateo classico: in quanto padrona di casa, lei era a capotavola, alla sua destra l'uomo più anziano, Rossi, e alla sua sinistra lui, Hotchner, essendo il secondo in ordine d'età; a fianco di Rossi, la donna più anziana, cioè Emily, e poi Morgan; al suo fianco, Hotchner aveva la seconda donna più anziana, ovvero JJ, seguita da Reid; all'altro capotavola, Penelope. L'alternanza uomo-donna era perfettamente rispettata.

Rossi seguì Aileen in cucina, dove lei aprì il frigo e gli porse la bottiglia. Lui ne osservò l'etichetta, che riportava il nome Traminer; il vino era d'importazione italiana, ma non lo conosceva. Lo portò in tavola, dove lo stappò e lo versò nei bicchieri, ad eccezione naturalmente di Reid, che beveva soltanto acqua o soft drink vari.

Si sedettero, e qualche momento dopo giunse Aileen con un grande piatto da portata carico di spaghetti dal profumo intrigante.

"Spaghetti alla carbonara", annunciò la psicologa, in italiano, "Qualcuno conosce questo piatto?"

"Io", rispose Emily con entusiasmo, "è ottimo!"

Morgan osservò Rossi che si riempiva il piatto.

"Pancetta in una salsa d'uovo", indovinò. Il profumo era davvero stuzzicante.

"Esatto", confermò Aileen, compiaciuta, "Pancetta affumicata, per la precisione. Ehi, Emily, non essere ritrosa, guarda che i miei ospiti non se ne vanno finché non sono pieni da scoppiare!"

L'altra donna rise e si servì di un'altra forchettata, poi passò il vassoio a Morgan. In questo, Aileen aveva scelto una forma moderna e meno formale di galateo, lasciando che ogni ospite si servisse in semplice ordine di seduta, non di rango, sesso ed età come avrebbe voluto il galateo classico.

La pasta era assai saporita, e Rossi si chiese se la scelta di un vino bianco da parte di Aileen non fosse stata errata; ma quando la padrona di casa prese il proprio bicchiere e brindò alla serata, nell'assaggiarlo si ricredette: era un bianco corposo, ben secco, vivace e sapido, molto adatto ad accompagnare la ricchezza di gusto di quel piatto.

Finita la pastasciutta, Aileen raccolse i piatti, poi chiese agli ospiti di risciacquare i loro bicchieri con dell'acqua perché avrebbe cambiato vino. La cosa li sorprese un poco, non essendoci abituati, ad esclusione di Rossi che conosceva bene l'usanza italiana di accostare vini diversi a piatti diversi.

Di nuovo, fu lui a fare gli onori di casa ed a versare il vino, stavolta un rosso leggero, un Bardolino, sempre d'importazione.

"Dove vai a rifornirti di vino, Aileen?", le domandò, mentre lei arrivava con un altro piatto da portata.

"Da un importatore di Washington", rispose lei, "Si chiama Villa Sanessi e tratta esclusivamente vini italiani. È abbastanza caro, ma la qualità è eccellente. Se superi i trecento dollari di acquisti, il trasporto è gratuito."

Depose il piatto, su cui era adagiato un arrosto di vitello già tagliato a fette, accanto a Hotchner. Poi tornò in cucina e si ripresentò con altri vassoi, colmi di verdure: spinaci alla panna, patate al latte e formaggio, carote in salsa agrodolce.

Si servirono, poi ripresero la cena; Reid stava mangiando a quattro palmenti, ed accorgendosene JJ lo prese un poco in giro:

"Hai deciso di prendere in parola la nostra ospite, Reid, e riempirti fino a scoppiare?"

Il giovane fece una breve pausa per dichiarare:

"Credo di non aver mai mangiato meglio in vita mia. Aileen, sei una cuoca assolutamente sublime."

"Sì, è vero, sono d'accordo", confermarono anche gli altri, compreso Hotchner. Aileen gradì le sue lodi in modo particolare, perché sapeva che non era il tipo da farne molte.

"Grazie, amici miei, il vostro apprezzamento è il mio premio", disse sorridendo.

La conversazione decollò, diventando brillante ed animata, anche grazie al vino, di cui aprirono una seconda bottiglia. Finito l'arrosto, rimasero seduti a chiacchierare, ora tutti insieme, ora a gruppetti, per una ventina di minuti, poi Aileen cominciò a sparecchiare; Morgan accennò a volerla aiutare nuovamente, ma fu bloccato da Emily, che pretese di poter fare la propria parte.

"Beh, in realtà, in qualità di ospiti nessuno di voi dovrebbe fare un bel niente", osservò la psicologa con calma, ma Emily la zittì:

"Se fossimo soltanto ospiti, sarei d'accordo; ma vogliamo diventare amici, e allora le cose stanno diversamente."

"Ohi ohi, la mia arma mi si ritorce contro…", bofonchiò Aileen, facendo una buffa smorfia che provocò l'ilarità generale. Beh, ad esclusione di Hotchner, che si limitò ad un mezzo sorriso, il suo equivalente di una risata.

Una volta caricata la lavastoviglie, Aileen la chiuse, ma non l'avviò; Emily se ne chiese il motivo, ma lo comprese un istante dopo, quando l'altra donna estrasse dal forno spento una torta, già sformata su un piatto adeguato. Quindi non aveva finito di caricare la lavastoviglie.

"Hai cucinato anche il dolce!", trasecolò l'agente.

"Ma certo! Quando ho ospiti, faccio loro sempre il trattamento completo…", sghignazzò Aileen. Emily roteò gli occhi, divertita e lieta di constatare come Aileen si stesse confermando sempre di più come una persona assai gradevole.

"Puoi portare il vino in tavola?", domandò la psicologa, aprendo il frigo e porgendole una bottiglia. Di nuovo, si trattava di un prodotto italiano, uno spumante dal poetico nome Fiordarancio che Emily comprese in virtù del fatto che, per il lavoro di sua madre, che era un'ambasciatrice, aveva vissuto tre anni a Milano ed aveva imparato la lingua. Non conosceva però quel particolare vino.

Aileen portò in tavola un vassoio con piattini, posate e calici da spumante, che distribuì agli ospiti. Poi tornò in cucina a prendere il dolce.

"Torta al cioccolato aromatizzato all'arancia", annunciò, posando in tavola la tortiera.

"Non stavi scherzando, quando dicevi che volevi farci scoppiare!", rise Penelope, battendo le mani come una bimba eccitata, "Adoro il cioccolato!",

"A chi lo dici!", annuì Aileen, che a sua volta ne andava pazza.

"Il cacao ha proprietà terapeutiche riconosciute", interloquì Reid, "In particolare, aumenta la produzione di serotonina, che è un antidepressivo prodotto naturalmente dal cervello."

"Ehi ragazzo", lo interruppe sogghignando Morgan, "credo che a nessuno importi tanto delle proprietà terapeutiche del cacao, quanto del fatto che sia delizioso!"

"Presso gli Aztechi, il cacao veniva coltivato già tremila anni fa", raccontò Aileen, cominciando a tagliare la torta, "La leggenda vuole che sia stato il dio Quetzalcoatl a farne dono ai mortali, che in suo onore chiamarono il seme xoko-l-atl, nome rimasto sostanzialmente immutato nel tempo, in quasi tutte le lingue del mondo: inglese chocolate, francese chocolat, italiano cioccolata, tedesco Schokolade, spagnolo chocolate… I semi di questa pianta erano talmente preziosi da venire addirittura utilizzati come moneta per pagare i tributi al sovrano, lo sapevate?"

Cominciò a distribuire le fette e JJ chiese:

"Ma come la preparavano? Ho sentito dire che usavano il peperoncino…"

"Vero", confermò Aileen, "Dopo la tostatura, i semi venivano polverizzati, mescolati con del peperoncino, diluiti con del liquido e sbattuti fino a diventare una crema schiumosa – ma la ricetta esatta non ci è pervenuta. Poi la bevanda veniva servita in tazze d'oro massiccio a re e nobili; si dice che il re Montezuma riuscisse a berne fino a cinquanta tazze in un giorno."

"Per la miseria!", bofonchiò Rossi, "Doveva avere uno stomaco di ferro…"

Stavolta Aileen si occupò personalmente del vino, stappando abilmente la bottiglia e versando nei calici tenendola per il fondo in modo professionale.

"Sembri un vero sommelier", osservò Penelope, impressionata.

"Per la verità, lo sono", rivelò Aileen, "Ho preso il diploma vent'anni fa esatti."

"Ma dovevi essere una bambina!", si sbalordì Reid.

"Ma che dici, avevo ventiquattro anni..."

Gli altri la fissarono increduli e lei smise di versare.

"Beh, che c'è?", li interrogò, confusa.

"Non puoi avere quarantaquattro anni!", esclamò Morgan.

"Certo che li ho", confermò lei, "Compiuti il mese scorso. Perché, quanti pensavate ne avessi?"

"Trenta, trentadue al massimo", rispose Rossi, pensando al loro primo incontro nei corridoi dell'FBI due settimane prima.

Aileen si mise a ridere:

"Oh andiamo, so di sembrare più giovane, ma così tanto? Non ci credo."

"Beh, credici pure", disse Hotchner, "Lo pensavo anch'io."

Si sentiva sollevato: gli era parso d'essere quasi un pedofilo, ad avere fantasie sessuali su di lei ritenendola dieci o dodici anni più giovane di lui.

Aileen scrollò le spalle, liquidando l'argomento; finì di versare il vino e distribuì le coppe.

"Questo spumante si chiama Fiordarancio perché ha un leggero sentore d'arancia", disse, sollevando il bicchiere, "molto indicato con questo dolce."

"Direi", fu d'accordo Rossi, alzandosi col calice in mano e sollevandolo, "Propongo un brindisi: alla nostra strepitosa ospite, che ci sta viziando in modo vergognoso!"

"Alla tua, Aileen!", risposero gli altri, alzandosi a loro volta per toccare reciprocamente i calici. Aileen si alzò a sua volta e replicò:

"All'amicizia a cui mi auguro che questa sera abbiamo posto le fondamenta."

Bevvero un sorso, poi attaccarono il dolce, di cui alla fine non rimasero che briciole.

"Mi sento scoppiare sul serio", brontolò Reid. Morgan rise di gusto:

"Per forza, magro come sei, hai mangiato il doppio di noi!"

"Hai mangiato perfino più di me", osservò Penelope, il cui fisico prosperoso segnalava chiaramente il suo amore per il cibo, "Non so proprio dove l'hai messa, tutta quella roba."

"Trasferiamoci in salotto", propose Aileen, "Chi vuole caffè? Altrimenti ho un ottimo infuso digestivo."

"Di quali erbe?", si informò JJ incuriosita.

"Una miscela di sette", rispose l'altra donna, "Camomilla, melissa, menta, finocchietto, anice stellato, verbena e coriandolo."

"Wow, voglio provarla!", esclamò Penelope.

"Anch'io", disse Hotchner.

"Mi associo", dichiarò JJ. Gli altri optarono per il caffè, e poco più tardi se ne stavano tutti seduti in salotto a sorbire chi una bevanda calda, chi l'altra.