I seem to have attracted a troll reviewer, please just ignore them!
She lost her brother a month ago
His picture on the wall and it reminds me
When she brings me coffee, her smile
I wish I could be with her 'til my last day
She said she gave all her love to me
We dreamt a new life
Some place to be at peace
But things changed suddenly
I lost my dreams in this disaster
I'm crying
Missing my lover
I don't have the power
On my side forever
Oh, where is my lover?
And I got no power
I'm standing alone, no way
Calling out your name
I said I gave all my love to you
We dreamt a new house
Some place to be at peace
But things changed suddenly
I lost my dreams in this disaster
We don't know what is wrong tonight
Everybody's got no place to hide
No one's left and there's no one to go on
All I know is my life is gone
I'm crying
Missing my lover
I don't have the power
On my side forever
Oh, where is my lover?
And I got no power
I'm standing alone, no way
Calling out your name
Call your name
Hiroyuki Sawano
Mî – ka – El
Chi è come Dio?
Quel giorno…
Così presto?
Doveva essere stato per via delle parole della de la Motte…
Suo padre doveva essersi infuriato…
Non c'era nessun'altra ragione perché quel matrimonio si celebrasse proprio quel giorno, così in fretta da che ne era circolata solo la pallida voce.
Non ti sposare!
Non farlo!
Non devi!
Non a causa mia!
Non per via del mio amore!
Non perché vorrei che tu fossi libera!
E nemmeno perché vorrei che mi amassi…
E allora sarebbe la fine…
Lasciami passare!
No! Ho degli ordini da rispettare…
E da quando ti sei messo a rispettare gli ordini?! Senti, non farò nulla di sconveniente.
Sì! Tanto quel che c'era da fare di sconveniente…già l'hai fatto a Brest!
Non t'arrabbiare!
Intendevo che pure quella avrà visto che è impossibile vivere in un covo di serpi come la reggia!
E allora…forse un marito le farà comodo pure a lei! Un marito sarà capace di tenerle testa…ma anche proteggerla…non credi? Quale uomo sarebbe così pazzo da sposare una donna ch'è stata appellata l'amante della regina…e che prima dell'amante della regina, s'era pure fatta passare per un uomo, capace di star dietro a quel nobile svedese…che poi sarebbe davvero l'amante della regina!?
Sono tutte idiozie! Non ho tempo adesso! Lasciami passare!
E non ti sembra assurdo che un uomo che tu definisci tanto eroico da prendere in moglie una donna ch'è stata appellata come l'amante della regina…un uomo del genere debba mettere soldati a presidiare il suo matrimonio?
No! Per niente! Se dovessi prender moglie…inviterei tutti…tutti quelli che conosco e quelli che non so nemmeno che faccia hanno o con che voce vanno cianciando per il mondo! E questo perché tutti sappiano e vedano chi è colei che mi prendo con me, nella mia vita…ma io sono un plebeo…che ne so perché i nobili si sposano così!? Con i soldati a guardargli le spalle?
Perché quell'uomo ha paura! Non certo di me.
E di chi allora?
Di lei…perché lei…
Muoviti!
Lasciatelo passare! Ch'è invitato pure lui ma ha fatto tardi!
Non ti sposare…Oscar!
Un altro passo…
Le effigi lontane…
Victor Girodel…
Oscar François de Jarjayes…
Lui in uniforme, lei in abito da cerimonia, sobrio taglio maschile, velluto azzurro cielo e sbiaditi ricami d'oro…
Una pazzia…
Il passo interrotto dal passo dell'ospite, la padrona di casa, furiosa e compassionevole al tempo stesso, occhi viola di tempesta imminente e tramonto perduto.
Il passo interrotto e lo sguardo sprezzante verso colui ch'era entrato…
Oscar!
Il cammino sbarrato…
Il nome gridato…
Era sufficiente il nome…
Quel nome gridato…
Non si era dato per vinto.
Aveva tentato di forzare lo sbarramento…
Lo sguardo feroce, quasi divertito di Madame Roma…
Gli altri soldati, questa volta della Guardia Reale, piombati addosso, a ricacciarlo indietro, e il nome, il suo nome, gridato, sporcato dall'assurdo richiamo, colmo della propria stupidità d'essersi ritrovato sul baratro, così come aver cacciato anche lei sul ciglio di quel baratro.
L'ultimo brandello di memoria gli riportava il colpo contro la terra polverosa del selciato, proprio fuori dall'edificio.
Marcel Duvall gli tendeva la mano per rialzarsi.
Un sorrisetto di compatimento…
Lui l'afferrava e poi la scansava via, conscio che forse l'unico idiota in tutta quella faccenda fosse solo lui, illuso che l'altra avesse deciso di sposarsi per disperazione, per lo smacco d'essere stata rifiutata, per la ripicca di ascoltarsi e volersi libera dal disamore che l'aveva soggiogata.
Può la libertà suscitare nausea?
Sarebbe stato peggio crederla prigioniera del suo ruolo, così che il matrimonio fosse stato deciso come unica via d'uscita, oppure a tal punto libera da scegliere di sposarsi con un uomo che l'avrebbe amata, a prescindere da tutto, e che l'avrebbe tenuta al sicuro!?
Victor Girodel aveva mostrato un volto severo, profondamente fiero.
Era nobile ma non s'era lasciato intimorire da lei, dall'amore che lei nutriva verso un altro uomo, così che forse, quell'amore, il proprio, aveva avuto capacità di dissolvere l'altro amore, inghiottirlo e farsene beffe.
Non un amore folle, bensì un amore vero, reale, tangibile di gesti d'accettazione.
Si era dato del vigliacco, osando e sperando d'immaginare che nella scelta di Oscar non vi fosse alcuna libertà, bensì il disperato intento di tacitare le teste di Medusa.
Si era dato dell'idiota, perché quella libertà ora pesava come un macigno, perché lui sapeva che quando anche quelle teste avessero sputato tutto il veleno che avevano in corpo, lei non si sarebbe mai tirata indietro, lei avrebbe tenuto testa a tutto.
Dunque doveva esser stata una libera scelta…
Dunque Victor Girodel aveva avuto ragione di amarla al di sopra di tutto, chiunque lei fosse stata e persino se lei non l'avesse mai amato, l'altro.
Il terrore e il sollievo…
L'aveva rifiutata e lei se n'era fatta una ragione.
Lei era libera…
Non è qui. Non la troverai qui…è partita…
Dove…dov'è?
In Inghilterra!
Jeanne de la Motte…è fuggita da tempo…dicono che nessuno sappia dove si trova ormai.
Lei è stata comandata di seguirne le tracce. Per non creare fraintendimenti, si è pensato ad una mansione ufficiosa, senza seguito o uniforme, una sorta di ambasciata discreta che non rechi troppo disturbo agli inglesi ma che consenta di ritrovare la de La Motte.
Gli inglesi non hanno concesso l'estradizione…
Non si tratta di una missione ufficiale ma di un'ambasciata segreta! Che dev'essere portata avanti con discrezione. Lei è anche una contessa e avrai saputo cosa ha detto quella serpe al processo contro di lei? Per via del disonore arrecato ai Jarjayes, è stato concesso a una personalità della famiglia di prendere parte elle ricerche, ed è stata scelta lei, non in quanto colonnello, ma nella sua veste di contessa…
Era divenuto un reietto.
Inutile recriminare, girarci attorno, fare finta che non fosse accaduto nulla.
Ci aveva messo tutto il suo impegno. Era la sua vittoria e la sua eterna sconfitta.
Contessa?!
Aveva guadagnato la libertà, ma quando un servo si permette di pensarsi libero, quando un uomo si permette di osare e desiderare, poi quella libertà chiede il conto e il prezzo era esserlo davvero –libero - al punto che mai avrebbe più potuto mutare il proprio destino.
Ritornare servo, ritornare umile attendente, mezzo passo dietro a lei…
Se così l'avevano dipinto, se così era, tanto valeva cavalcare lo squarcio aperto nella vita integerrima ed esserlo davvero.
Aveva chiesto di entrare nei Soldati della Guardia ma la richiesta non era stata accettata.
Era un ladro in fondo, un truffatore, forsanche un assassino.
Un uomo con una donna in ogni porto…
Nulla a confronto del torto più grande…
Amare lei…
Amarla al punto da lasciarla libera.
E così cagionare alla donna amata il torto più grande!
Dire di amarla e lasciarla libera!
Oscar era libera…
Lui stesso era, oramai, libero.
A' Samedi Prochine…
"Sono spiacente" – Alain Soisson si tolse il berretto, appoggiandolo sul bancone della dannata locanda.
Che ormai avevano preso a ritrovarsi lì, i compari di un tempo e il soldato triste di un tempo, che però non era più un soldato, bensì un oscuro abitante di Parigi, forse sconosciuto, forse no, una specie di giornalista che aveva preso a dare la caccia ai nobili.
Scovava lordure, vizi, becere abitudini, ricchezze sperperate, dame illuse…
"Vedrò se posso chiedere a qualche superiore" – si schermì Alain Soisson – "Ma tanto…quella…".
La chiosa che univa proposta e constatazione morì annegata nel sorso di vino trangugiato d'un fiato, come ad affogare il pensiero distorto e l'affondo capace di ferire.
Che ci verresti a fare nei Soldati della Guardia Metropolitana se tanto quella è scomparsa?!
Non rischieresti d'incontrarla nemmeno in una parata militare di quart'ordine!
André Grandier non rispose.
Sollevò unicamente il bicchiere, alla salute dell'amico che s'era dato da fare per procurargli un posto nell'agognata guarnigione, così come alla chiosa abbozzata che l'altro aveva avuto il buon gusto di tenere per sé.
La mistura parimenti trangugiata d'un fiato.
Lo sguardo un poco perso.
Rassegnarsi…
Sarebbe stato meglio.
Umano, santo, devoto…
Rassegnarsi a se stesso e alla sorda stupidità…
Rassegnarsi all'amore che sfugge e distrugge…
Rassegnarsi all'odio.
Rassegnarsi al vuoto rassicurante, che lui l'avrebbe amata sempre, nel profondo dell'animo, entro l'oscuro oblio di nera rassegnazione e di bianca ed estatica pace.
No…
No…
No…
Tutto pur di averla addosso…
Divenirle avversario, questa volta fiero e senza scampo.
Anche lei in fondo era nobile, anche lei s'era lasciata corrompere dagli agi, dalla vita semplice, dal desiderio di un marito.
Non gli aveva fatto torti, ma lei aveva semplicemente eseguito ciò che lui le aveva chiesto di fare.
Ma allora, se lei lo amava come aveva detto, perché eseguire le dannate richieste?!
Lui non era Dio…
Non avrebbe mai voluto esserlo.
Voleva solo amare…
Essere amato…
Amare ed essere amati!
Questo è essere Dio!
Per un istante che fosse durato per sempre…
Allora, sì, lei che aveva accettato di sposarsi, lei che forse era in viaggio, chissà dove…
L'avrebbe combattuta, come si combatte la parte più oscura e nera di se stessi, quella che non si può rivelare a nessuno, quella orribile, quella che genera controsenso e distruzione.
La parte più pura di ogni essere umano, imperfetta e per questo assolutamente divina, come lo sono gli esseri umani, tutti.
Puri e imperfetti!
"E quella faccenda?" – proseguì Alain scostandosi un poco, che di lì a un istante fu la volta di Marcel Duvall d'entrare nella bettola e unirsi alla scontrosa comitiva.
Un respiro fondo…
"Procede" - abbozzò André severo.
Il silenzio rotto dal tintinnare dei bicchieri rimescolati nella tinozza, sciacquati e messi ad asciugare, ch'erano appena le quattro del pomeriggio ed era troppo presto per ubriacarsi ma ormai troppo tardi per lasciarsi commuovere dall'alba del nuovo giorno, respirare piano e tentare di compiere nuovi passi entro le ore del mattino, che le ore svanivano dunque, una dopo l'altra, macigni capaci d'essere messi da parte e dimenticati solo grazie alla leggerezza d'un buon bicchiere di vino.
Aveva detto che sarebbe morto per lei…
Morire…
Per amore…
Che idiozia!
"Tuttavia…" – un sorso, la bocca pulita nella manica della giacca, il bicchiere ricacciato al collo della bottiglia, Marcel Duvall non era tipo, al contrario dell'altro soldato, da tenersi tutto per sé, come santo pensiero d'inusitata innocenza – "Ma come diavolo fa un marito a lasciar che la propria moglie se ne vada in giro per il mondo da sola?! Ma che razza di cervello si ritrovano questi nobili?!".
Le teste dei due accanto si voltarono per incassarsi nuovamente nelle spalle.
"Ma che ne sai tu…" – sputò Alain serio – "Che ne sai di come si sposano i nobili? Lascian andare in giro per il mondo le mogli? Quello pareva tanto innamorato e poi?! E quella invece? Chi l'avrebbe detto che quella avrebbe davvero messo la testa a posto e il cuore nelle mani di quello…".
"See…il cuore!" – incise Marcel sollevando il bicchiere – "Il cuore delle donne è nelle mani di tutti quelli che loro amano. Magari lei vuole bene a entrambi?!".
"Quello…con quell'aria da santo…" – affondò Alain che non ce la faceva più – "Che pare più marcio delle maman giù a Saint Antoine, quelle che si scelgono le giovani da mettere nel letto dei nobili più ricchi…quelle sono davvero infernali e…".
"Ehi?" – rimarcò Marcel, che André non aveva profferito parola – "Non hai niente da dire?".
André si riebbe. Scorse a quello che avrebbe en potuto essere uno dei futuri compagni di ronda che lo osservava con aria stanca.
"Che razza di marito permette che la moglie se ne vada a zonzo per il mondo?!" – sputò Marcel, che magari l'altro era troppo ubriaco per aver compreso.
Il tarlo…
Come se nulla fosse accaduto…
Alain infieriva…
Marcel infieriva…
Il tarlo…
Il sussurro…
"E se non fosse sua moglie?" – sibilato, come fosse stato un veleno sconosciuto a sciogliere la lingua e la coscienza.
Averla addosso, come avversaria o come amante…
Era uguale…
Stavolta furono i due soldati a sollevare la testa e voltarsi verso l'altro, lo sguardo sgranato…
"Che vorresti dire? Ti abbiamo fatto passare quel giorno, mentre lei si stava prendendo quel cicisbeo per marito! Abbiamo rischiato d'essere buttati fuori dalla Guardia Francese per farti il favore di vedere con i tuoi occhi quella donna darti il benservito…e tu nemmeno sai se quella è diventata la moglie del bellimbusto? Quello l'avrebbe legata pur di prendersela in moglie!".
André si alzò, l'equilibrio alticcio, i sensi implosi - "Appunto…e tu pensi che lei si sarebbe lasciata legare?!".
"Senti, tu per me sei un illuso! Te l'ho già detto" – rimarcò Alain – "Una donna, anche lei, alla fine di tutto, non vuole che sposarsi e metter su famiglia. E non vuole guai. E l'amore…l'amore porta solo guai. Quello là è nobile e non porta guai, e lei è…lei è bella…insomma…però…".
Alain si rese conto d'essere finito nel baratro dell'idiozia.
André, per quanto fosse ubriaco e per quanto - in quanto ubriaco - avrebbe avuto ragione di strepitare e sbraitare contro le idiote consuetudini del tempo, si limitò ad un'occhiata di compatimento.
Come a dire, l'hai conosciuta anche tu, ti pare possibile?!
Alain, per un istante, piombò nella pozza nera del ricordo. In quell'istante fu come rivedere Oscar François de Jarjayes, scorgere lo stupore aleggiare sulle gote di quella…
Che intendi? Non l'hai mai visto…accalorarsi per una donna!?
Come scorgerla in uno specchio, lei incredula…
Che allora, nel buio dell'assenza, era stato Alain a rammentare all'altra che lei doveva conoscerlo bene André, quell'André che loro avevano imparato a conoscere meglio di lei.
Ma come!? Ma stiamo parlando della stessa persona?
E allora lo sconcerto nasceva da lì, lo stesso stupore gelido che sibilava dalle parole di André, che dunque parimenti lui la conosceva così bene l'altra, così bene da immaginarsi impossibile che lei fosse caduta nella banale trappola d'una vita orchestrata da altri.
Neppure da parte del padre, bensì d'un marito.
Alain si zittì.
André fece un cenno, come a ringraziare dello scambio, che di tanto in tanto faceva comodo avere una voce che facesse da contraltare ai propri dannati incubi roventi, che anche se i due compari sapevano poco o nulla di tutta la questione, parevano essere capaci di fidarsi della dolente solitudine che aveva stretto il cuore, nella spasmodica ricerca di un porto ove percepire il riposo della coscienza, l'allentamento della corsa contro il tempo.
Gli parve che il tempo stesse sfuggendo di mano.
Quando era stato lui a fuggire, lo aveva fatto di proposito, seppur indotto dalla disperazione, e il tempo si era riempito del suo volto, delle domande su di lei.
Adesso era lei che se n'era andata e adesso era lui a percepire il distacco, quello che si snodava nei giorni vuoti, sin quasi ad ascoltare il vuoto che lei stessa doveva aver vissuto ed ascoltato dentro di sé quando lui se n'era andato.
Sole che sbatte contro la parete d'intonaco e mattoni…
Corse nell'afa estiva…
Occhi che si cercano anche quando è buio…
Profumo di sole morente e fili d'erba strappata…
Edera fredda e vento che sfugge tra le dita…
Non c'era angolo solitario del cuore in cui loro non si fossero almeno cercati e poi trovati.
Ma ora…
Non aveva saputo più nulla.
Il cuore doleva…
Lui non l'aveva più veduta, eppure lei si era voltata, era sicuro che lei l'avesse udito il suo nome e poi…
Alain si alzò, anche lui…
"E questa sera? Dove sarà?".
"Presumo dalle parti di Place de Vendôme" – accennò André.
"Scherzi?" – Alain Soisson sgranò lo sguardo – "Place de Vendôme? Ma non vorrete per caso entrare nella casa di quell'uomo? Con tutte le residenze di nobili a Parigi, proprio quella?!".
"E perché non quella?! Un ladro è sempre un ladro!" – sorrise André, una smorfia a canzonare chissà chi, forse il ladro o forse la vittima – "E un ladro non guarda in faccia a nessuno. Né plebei, né nobili!".
Alain fece spallucce – "Bene, allora noi si farà la nostra parte. Faremo in modo di andarcene altrove, lontani abbastanza, a Saint Antoine!".
Una mano sulla spalla in segno di ringraziamento alla segreta connivenza, un cenno di saluto…
Alla fine era accaduto.
Era divenuto un reietto.
Ci aveva messo tutto il suo impegno.
Se così l'avevano dipinto e se così era, tanto valeva cavalcare lo squarcio aperto nella vita integerrima ed esserlo davvero.
§§§
La destra strinse le redini mentre lo sguardo si manteneva sull'uomo ch'era appena sceso dal proprio destriero e dopo aver lanciato l'arpione che s'era agganciato al muro di cinta, aveva preso a scalarlo, confondendosi nel buio della notte, respirando appena nel silenzio della resa dei sensi al sonno.
André Grandier osservò l'altro giungere sino in cima al muro. Non sarebbe stato in grado di fare altrettanto ma Bernard Chatelet sì, che quello si era stancato di lottare contro i nobili tisici, depravati e spendaccioni, solo a mezzo d'inoffensivi articoli di stampa, severi certo, capaci di suscitare solo sdegno e perquisizioni, ma inutili a mutare lo stato delle cose.
Il giornalista aveva deciso di osare altro genere di combattimento. Alleggerire i più ricchi del superfluo, gemme preziose, denaro, gioielli, e concedere il ricavato estorto nel silenzioso buio dell'estate che moriva a quelli che non riuscivano a mettere un piatto in tavola che una volta ogni tre o quattro giorni.
A fungere da quartier generale capace di tenere al sicuro quelli che si avventuravano in certe scorribande, era stato scelto Palais Royal, residenza del Duca d'Orleans, cugino del re, reietto dalla corte per le sue presunte idee contro la monarchia, o forse solo contro Re Luigi XVI, ma non certo contro l'idea d'esser un giorno egli stesso, re!
Edificio dove André Grandier non avrebbe mai messo piede, vuoi perché era stato servo di una famiglia nobile, e seppur ormai non frequentava più da anni Versailles, di certo qualcuno avrebbe potuto riconoscerlo e rintracciarlo a Parigi e con lui quelli con cui adesso s'accompagnava.
Vuoi perché…
Se si escludeva una piccola somma destinata a proteggere il futuro di Argo e Victoire, i suoi figli, André aveva donato ciò ch'era avanzato dalla faccenda del naso del re a quelli che faticavano a sopravvivere, così che l'epilogo si sarebbe definitivamente consumato entro le vie chiuse e fetide di Parigi, le case fredde, le bettole puzzolenti, disperso tra le dita sporche dei mille e ancora mille ragazzetti capaci di sfuggire alle maglie della giustizia e a quelle ancor più rugginose delle istituzioni caritatevoli che fingevano d'aver a cuore la sorte dei mocciosi, un esercito invisibile che strisciava nelle fogne della città, abbandonato da genitori divenuti ormai carne per i vermi.
Bernard Chatelet non aveva chiesto nulla sulle mille scaglie dorate…
E André Grandier non aveva voluto sapere perché Bernard Chatelet si fosse messo in testa d'impersonare un famigerato e alquanto improbabile ladro, appellato Cavaliere Nero, seppur aveva scorto, nel fondo del proprio stomaco, la sorda e sottile soddisfazione di seguirlo nell'assurda impresa, per infastidire i dannati nobili, per restituire a chi non aveva quel che altri avevano in abbondanza.
Non avrebbe messo piede parimenti in nessuna delle abitazioni, semplicemente in attesa dell'altro, al termine della scorreria, posizionato in prossimità della via di fuga migliore.
Non era solo per quello che aveva scelto di accompagnare Bernard.
Un ladro è sempre un ladro…
Le era stato affidato il compito di scovare Jeanne de la Motte. Una ladra!
Perché allora non immaginarla alle calcagna di un altro ladro che s'atteggiava alla stessa maniera e alleggeriva le tasche dei nobili per sfamare i poveracci!?
Niente di più sfrontato, per infangare il buon nome della sfacciata aristocrazia francese, incapace di scendere a compromessi, rendere giustizia al popolo...
Forse a quel modo l'avrebbe incontrata…
E poi…
Nella sera di profumata estate che moriva piano…
Nella casa ove forse erano risuonati i suoi passi…
Vattene!
Ormai non hai più alcun potere su di lei!
Ormai non puoi più permetterti di mettere piede a Versailles! Se ci tieni a lei, se tieni a lei come contessa, resta lontano. Tengo a lei e mai vorrei che venisse a sapere che ti ho fatto arrestare e sbattere in prigione per via di questa tua dannata smania di continuare a starle alle calcagna. Hai preso la tua decisione! Hai promesso che saresti stato lontano! E lei ha preso la sua!
Vattene prima che possa pentirmi della mia magnanimità!
La smania di sapere, l'orrido tarlo del dubbio…
Che non ci fosse nessuna missione segreta, che non aveva saputo più nulla e per quanto una missione fosse segreta e per questo nulla sarebbe dovuto trapelare, proprio perché segreta, qualcosa sarebbe dovuto saltar fuori…
Quale appiglio severo s'era architettato dunque per tenerla lontana così a lungo dalla sua casa, da quello che adesso tutti dicevano essere suo marito…
Le dita lasciarono le redini.
L'altro sgherro che li accompagnava lo maledisse - l'uomo guercio - che lo vide attaccarsi alla fune lasciata a penzolare dal dannato ch'era già stato ingoiato dal buio dell'edificio.
Come avrebbe fatto a orientarsi…
Mezzo cieco…
Sarebbe stato solo d'impiccio rischiando di far scoprire tutti.
L'odore dell'aria sconvolse i sensi, immaginare che in quella casa lei ci fosse vissuta, anche se come moglie di Victor Girodel, pensarla restar ferma a osservare l'altro baciarla e piano piano averla…
Il labbro morso, i pugni chiusi e poi le dita aperte, subito dopo, che doveva rammentarsi di percepire il percorso, sfiorare le pareti, intuire i respiri e le voci.
André Grandier si mosse piano.
Il cuore quasi fermo mentre tentava di orientarsi.
La pazzia d'immaginarsi che forse lei era lì, rinchiusa come fenice in gabbia che sarebbe morta non appena le sbarre si fosse aperte.
Non avrebbe mai voluto ucciderla ma i passi avanzarono ugualmente, il buio appena rischiarato da qualche sparuta candela.
Il dubbio…
Il dubbio si contorceva nelle viscere.
Si era già scontrato con Victor Girodel a Versailles.
Ma addirittura finirgli in casa…
Intuì qualcuno arrivargli incontro, il passo cauto ma veloce, il mantello nero ad avvolgere la figura.
Parole stillate tra sguardi roventi…
Muti…
Che diavolo ci fai qui?!
Bernard Chatelet lo trafisse - l'altro - ch'era entrato lo stesso, quando aveva promesso che non l'avrebbe mai fatto, troppo pericoloso senza la vista da un occhio, troppo buio, troppo illogico.
"Devo…sapere…" – balbettò André, scorgendo lungo il corridoio il chiarore di candele occhieggianti al percorso stanco.
"Sei pazzo!" – un sibilo…
"Non c'impiegherò molto!".
"Senti…lascia fare a me!".
André intuì un brivido corrergli lungo la schiena…
Sapere…
Voleva solo sapere se lei era lì…
L'ossessione…
Lì, in quella casa…
Lì, magari addormentata nel suo letto…
Assieme a suo marito…
Convenne che Bernard Chatelet aveva ragione. Era un pazzo, ma se non fosse stato pazzo non sarebbe stato lì e ormai c'era.
Fece per muoversi…
Bernard l'afferrò per un braccio.
"Vado io!" – il rimprovero aspro – "Manca appunto quella camera e se permetti, abbiamo convenuto che il ladro sono io, mentre tu…".
"…".
Negò Bernard…
Aveva compreso…
Il guizzo d'aria fredda spaventata dal moto circolare del mantello sfiorò lo sguardo.
André pregò.
Che lei fosse lì…
O che non ci fosse…
Non sapeva più cosa chiedere…
Forse solo vederla…
Il sentore di pelle un poco scaldata dall'ormai consumato amplesso colpì i sensi, mentre il ladro occhieggiava entro la stanza buia alla ricerca dell'immancabile scrigno di preziosi, solitamente occultato nella camera da letto.
Nelle altre stanze aveva trovato solo poderosi candelabri in argento, un poco inutili perché eccessivamente pesanti da trasportare e poi difficilmente ricettabili, a meno di non essere fusi e mutati in braci di metallo di minor peso.
Il passo colse un respiro più fondo, le dita guantate disegnarono il profilo d'un cofanetto intarsiato.
L'aprì.
Un paio di anelli, una spilla, un pendaglio sfilarono sotto le dita.
Un mugugno, che in quella casa non v'era poi molto da portar via…
Un altro mugugno, stavolta dell'ospite rannicchiato nel letto…
Diavolo…
La refurtiva intascata e lo scrigno vuotato…
Il passo a togliere il disturbo…
Il dubbio…
Bernard Chatelet glielo doveva in fondo all'altro…
Impossibile avvicinarsi troppo…
La spada sgusciò dal fodero, l'acciaio sibilò freddo e basso, la punta orientata contro il lenzuolo appena agganciato, così da scostarlo e scorgere almeno il profilo dell'ospite addormentato, senza rischiare di destarlo.
Lo sguardo colse la morbida curva d'un fianco, la schiena piatta ma lieve, il sedere bianco e pieno, le gambe tornite rannicchiate, la pelle appena lambita dal chiarore nero della stanza.
Gli occhi s'impuntarono a tentar di riconoscere la figura, che le orecchie al contrario si ritrovarono sollecitate e schernite dallo schiocco freddo e secco del grilletto d'una pistola, percepita altrettanto fredda al calco della tempia.
"Che tu sia dannato!" – poche parole, la voce irriconoscibile, anche se c'era d'aspettarsi fosse quella del padrone della casa, in piedi, appena lambito dall'alone del buio – "Non muoverti o ti faccio saltare la testa!".
Il respiro bloccato, Bernard corse allo scostamento lieve del corpo disteso nel letto.
Deglutì fiele…
"Alza le mani!" – l'ordine greve – "Sei forse il famigerato ladro…quello che si fa chiamare Cavaliere Nero?! Ebbene io sono il padrone di questa casa e avrei tutto il diritto di spararti in testa. Ma prima d'ammazzati voglio vederti in faccia! Così che tu sia vivo quando ti toglierò la soddisfazione di sapere che non uscirai da qui sulle tue gambe!".
Bernard rimase muto, lo sguardo ficcato contro la figura distesa. Ora che il buio concedeva agli occhi il beneficio della poca luce biancheggiante alle spalle, scorse il corpo di una donna addormentata, la massa di capelli scuri abbandonata sul cuscino.
"Togli la spada dal lenzuolo!" – un altro ordine alle spalle…
Bernard ritrasse l'arma, il tessuto ricadde seppur incapace di ricoprire il corpo.
"Voltati!".
Bernard chiuse gli occhi, si diede del pazzo, ch'era troppo presto, la sua carriera di ladro appena iniziata e subito interrotta così miseramente, il volto di Rosalie, sua moglie, i grandi occhi azzurri, spesso spaventati, seppur caparbiamente devoti a restare saldi entro le scelte del marito, e dunque sferzava la devozione della dolce consorte, pungeva l'affronto che avrebbe subito una creatura così lieve e potente al tempo stesso.
Lo schiocco del grilletto…
Un altro…
Alle spalle…
Il respiro trattenuto…
"Invece, sarai tu ad abbassare l'arma…".
Bernard Chatelet sussultò…
André…sei un pazzo…
Victor Girodel rimase muto, senza allentare le dita dalla presa della pistola, seppur era lui ora a trovarsi sotto scacco, il freddo arnese piantato in testa.
Alzati!
L'ordine rimbombato nella cella vuota.
André era legato, avrebbe faticato ad alzarsi se non puntando un ginocchio a terra.
Lo fece, e per un istante, un solo impercettibile istante, André Grandier si ritrovò in ginocchio di fronte al Tenente Victor Girodel.
"Tu…" – sibilò il nobile riconoscendo la voce – "Dovevo immaginarlo…non ti è bastato ciò che hai fatto finora".
"Abbassa la pistola! Non lo ripeterò un'altra volta!" - una smorfia di disappunto, la fredda gelosia mutata nel subitaneo impatto del piombo contro la tempia molle dell'avversario – "Oppure sarò io a spararti in testa. Ne sarei capace e ne avrei tutte le ragioni".
"Così lei sarebbe libera?" – sputò Girodel sprezzante…
"Libera?! Di ragioni ne ho altre…mille altre…" – sibilò André, incosciente e distrutto, mentre tentava di scorgere la figura distesa nel letto e immaginandosela, chiunque fosse, sentiva salire la nausea – "Lei era libera, anche prima, lo è sempre stata".
Se fosse stata lei…
Si sarebbe ritrovato di fronte al tutto e al nulla, di fronte alla propria sconfitta e al contempo davanti alla propria lucida e blasfema vittoria.
Assurdamente l'aveva immaginata, pensata, desiderata libera, e adesso avrebbe voluto soltanto immaginarla prigioniera di se stessa, della ignobile testardaggine che l'aveva sorretta e guidata fino ad allora, della caparbia persecuzione di un Amore impossibile.
E poi a tal punto innamorata di lui e di se stessa, che lei, lì, in quel letto, mai ci sarebbe finita.
Le dita strette al grilletto…
La bocca asciutta…
Il respiro rovente a grattare la gola…
Parevano lingue di fuoco quelle che s'inabissavano nel ventre, e nel contempo brillava livida la sorprendente e inevitabile luce della fine.
"Abbassa la pistola!" – secco, a tranciare di netto la discesa dei pensieri agli Inferi…
Dio…
Dove sei?
Dio…
Esisti?
E allora perché?
"Proprio tu, farmi la morale!" – sputò Victor, il braccio rammollito, l'arma scostata dalla tempia di Bernard.
"Non ho diritto di predicare alcuna morale" – stizzito…
Un istante…
Scorse il volto, più nitidamente…
Una donna spaventata…
Una donna bruna, occhi grandi, assonnati.
Dio…
Che stava accadendo?
Come inebriato dalla visione vuota – "Eppure…questa sarebbe la tua promessa?!" - come impazzito immaginando che lei non era lì, non era lei quella donna.
"Le promesse si mantengono in tanti modi. Se sei qui, significa che nemmeno tu stai mantenendo la parola data…" - che Victor Girodel abbassò la pistola, Bernard sgusciò di lato, senza mostrare il volto, per ritrovarsi alle spalle di André, che adesso aveva la visuale un poco più libera…
Dio…
Dove sei?
Allontana questo dolore…
Come si fa a smettere di soffrire se non smettendo di esistere!?
André si maledisse colpito dall'assenza, che lei non era lì, non c'era e allora dove diavolo era finita, quale strada avevano preso a percorrere i suoi passi?
Una donna come lei, se fosse stata innamorata…
Sarebbe qui, a difendere se stessa e l'uomo che ha scelto!
Una donna come lei, doveva essere innamorata…
Per forza…
Che idiozia!
"Che hai fatto?" – la domanda sgusciò dalle labbra, come a chiederlo a se stesso, a lei, e persino al padrone di casa, che Victor Girodel si scansò tentando d'afferrare il polso dell'intruso e scacciare la bocca di fuoco dalla propria testa.
André s'impuntò, tirandolo indietro, come a ritrovarsi l'altro addosso, sulla faccia, che tanto entrambi s'erano riconosciuti.
Che razza di avversari erano, in fondo, se non di se stessi?
O forse, l'unica avversaria era lei, colei che non era lì, colei che era altrove e sarebbe sempre stata altrove, mezzo passo avanti a tutti, sfuggente, inesorabilmente inutile tentare di raggiungerla.
Non era dea, non era mito, non era ninfa, non era musa, non era sole o luna, non era stella, non era…
"Va via!" – gridò André contro Bernard ch'era indietreggiato.
"Non senza di te!" – gli rimandò quello, occhi sgranati a scorgere le due figure ora avvinghiate, le braccia ritorte all'avversario, le dita attorno all'arma, sollevata in alto, il grilletto forzato, il colpo a tranciare il silenzio della notte morta, d'improvviso squarciata dal chiarore della polvere incendiata di netto.
"Che tu sia dannato!" – l'impeto dell'avversario parve elevarsi, colmato non solo dall'intrusione e dal furto, ma dallo scherno muto che annegava le radici nel passato, nel buio del dubbio.
I corpi si scontrarono, contrapponendosi e mutando in materia informe di forze sghembe e sussultanti, mentre i colpi a mani nude sferzavano l'aria piombando addosso, insultando ora il vuoto, ora i muscoli neri di rabbia e orgoglio distrutto.
"Io mi sono fatto da parte!" – gridò André instupidito dal furore e dalla rabbia – "Immaginando che avresti onorato il suo nome, così come lei aveva scelto di onorare il tuo! Invece sei rimasto lo stesso di un tempo!".
"Io sono ciò che voglio essere!" – gridò gelido Victor…
"Hai abbandonato tua figlia!"
"Dannato! E' sua madre ch'è rimasta incinta. Quella lo sapeva non ci sarebbe mai stato nulla per lei e sua figlia!".
"Hai lasciato morire Amalie…e anche Lua…tutto per un dannato senso superiorità!".
I pugni rimasero sollevati, in guardia, i respiri sospesi in attesa dell'ennesimo colpo idiota, volato nel buio, a colpire la carne dannata ferita dall'assenza.
"Ti preme apparire migliore di me?" – affondò Girodel – "Ci tieni così tanto dimostrare d'aver messo in disparte il tuo orgoglio per il suo bene?! Mentre io non l'avrei mai fatto? Ebbene non credere d'esserci riuscito…a far meglio di me! Che peccato sarebbe il mio? Non avere legami e credere solo in me stesso? E' inutile credere nel prossimo. Tu sei bravo a far credere al mondo di amarla! Sei bravo a parlare – o meglio a tacere - ma che avresti fatto di tanto diverso? Per il suo bene…per ottenere l'impunità della tua coscienza dal rischio di amarla e distruggerla...le hai gettato addosso la tua scelta!".
Scegliere non è peccato…
Imporre di scegliere forse sì…
André aveva scelto e l'aveva condannata a scegliere e l'aveva perduta.
Victor Girodel cacciò l'ennesimo pugno in aria, un guizzo di lato, André scansò il colpo, un manrovescio avvinghiato alla faccia del bel nobile, che non s'arrendeva, incassando e ricambiando.
Era senza parole. La coscienza annientata dall'ostile verità.
Non era migliore di Victor Girodel.
"Vattene dalla mia casa! Lei non c'è, te l'ho già detto! Non la troverai qui! Non la troverai più da nessuna parte!".
"Che le hai fatto?" – sbiascicato di sangue metallico dal labbro.
"Niente!".
"Dov'è!?" – gridato…
Negò Victor Girodel - "Smettila di cercarla! Falle questo dono! E fai un favore a te stesso! Il tuo destino non è più il suo!".
André fece un passo, di nuovo contro l'altro, come fosse impossibile dividersi dall'avversario che in quanto tale aveva lei in comune con se stesso, che fosse stato per averla o distruggerla.
Come se avversando l'altro, avrebbe beneficiato d'un ultimo pertugio per lottare contro se stesso, per cercarla, seppure lei, lì, non c'era.
Combattere contro se stessi…
Che Bernard Chatelet, stavolta fu lui a cacciare un grido, che chissà come le guardie s'erano allertate.
Victor Girodel mantenne i pugni alti, saltellanti bagliori sfidavano l'oscurità dal misero moccolo tremante in mano alla donna che s'era decisa a sgusciar fuori dalle lenzuola e sporgersi verso i contendenti.
Il chiarore s'appoggiò sulle facce un poco sudate, inanellandosi ai respiri tesi, la bocca asciutta, il vuoto che s'allargava nella mente.
André fece un passo indietro. Si avvide che Victor Girodel non avanzava, dunque lo lasciava andare, lo rimetteva al vuoto della sua libertà vuota.
L'orribile compassione sferzava…
Nemmeno lo smacco di finire di nuovo in galera…
Neppure a quello si sarebbe potuto aggrappare.
Era libero…
Nessuno dei due aveva vinto nulla.
In amore non si vince e non si perde.
In amore si ama o si resta soli…
Dove sei?
Nella notte la domanda sgorgò netta, dapprima affacciata alla mente, poi sussurrata, gridata, mentre il figuro che s'era trattenuto strette le redini dei cavalli, s'avvicinava porgendole agli sfortunati ladri che s'avventavano in sella, mentre dal fondo di Place de Vendôme accorreva gentaglia svegliata dal colpo di pistola, così come guardie che non avevano potuto disattendere all'ordine di precipitarsi a governare il disordine notturno.
§§§
Dio…
Dove sei?
"E' meglio se sparisci per un po'! O ti fai davvero soldato – e forse te la cavi - oppur te ne vai perché a questo modo noi non ti si potrà difendere ancora a lungo!".
Marcel camminava su e giù, baionetta in spalla, un occhio alla porta della bettola, che nessuno si fosse azzardato a mettere il naso dentro, a cercarlo, il dannato soldato che si era staccato dal drappello di ronda, e un'occhiataccia all'uomo che se ne stava seduto in disparte, forse ubriaco, forse semplicemente stanco.
"Alain dice che sei pazzo!" – rincarò il soldato, dato che l'altro non pareva aver preso sul serio il primo avvertimento.
"La pazzia è parte dell'animo umano" – ammise André che non poteva accettare di lasciare Parigi, se avesse lasciato la città e lei fosse tornata, lui non l'avrebbe riveduta – "Non ho mai temuto di passare come tale".
"Eh certo…tanto poi ci siamo noi che ti salviamo la pelle!".
Non ci credeva più alla faccenda della missione, era trascorso troppo tempo, e una missione per quanto segreta, non poteva esserlo al punto che di questa segretezza nessuno ne avesse il benché minimo riguardo.
Nessuno sapeva nulla.
La Comtesse de la Motte era fuggita, nessuno aveva saputo più nulla, l'accordo che quella si prendesse la colpa della sparizione della collana, quanto meno in cambio dell'esilio, era congettura utile ma non definitiva.
Ciò che stonava nella faccenda erano le parole infamanti sul conto della regina, di contro al fango su di lei, Oscar François de Jarjayes, che nulla aveva avuto a che fare con la Comtesse de La Motte, se non perché la prima era un soldato e la seconda una ladra, se non perché la prima era stata capitano del marito della seconda.
Ma la seconda non aveva nulla contro la prima, la prima era estranea alla vita della seconda.
E allora…
Infangare il nome di Oscar François de Jarjayes…
Oscar François de Jarjayes era fragile…
Il punto debole era stato scovato con sapienza inaudita, come un esercizio retorico, uno spiazzante diversivo…
Nessun rimprovero dovuto alla mancanza di esperienza o capacità.
Semplicemente Oscar François de Jarjayes era stata colpita per ciò che era, donna su cui calare la luce nera, il lato bieco e purulento di un'amicizia.
Ma s'era stato fatto tutto perché Oscar François de Jarjayes si fosse decisa a mettersi sotto l'ala protettrice d'un marito, non si comprendeva neppure perché quel dannato Victor Girodel continuasse a farsi bastare donne estranee nel suo letto.
Dunque il legame andava cercato altrove…
La Comtesse de La Motte si era proclamata un burattino…
Chi era il burattinaio?
Che idiozia!
Ma che diavolo vuoi ancora…
Dopo tutto…
Non trovava pace…
Idiota!
Non l'aveva salvata…
Non aveva salvato se stesso…
Le mani sulla testa, le dita contro il cranio, dolevano i pensieri, doleva l'assenza…
"Devo entrare nei Soldati della Guardia!" – sputò bieco André Grandier, mentre Alain Soisson si faceva largo tra gli avventori, scovando tra le sottane delle giovani cameriere e i giacchetti ruvidi dei mercanti, la giubba blu scuro del compare che s'era avventurato per primo.
S'avvicinò - "Non mi pare scelta sensata!".
"Come sempre nessuno ti ha chiesto di giudicare una mia scelta!" – sbottò André, stancamente – "Ormai ci conosciamo. Vorresti forse che me la filassi a gambe levate?".
Alain Soisson colse al balzo il rimprovero.
Erano anni che battagliava con quello ch'era divenuto nel tempo una specie di compare – un amico forse - anche se infedele, perché un amico che ha per la testa da anni sempre la stessa donna, da cui prima fugge e che poi si lascia sfuggire dalle mani, denunciava di sé una certa ignoranza di vedute, una certa incapacità di far pace con il destino, e mutarlo per solcare sentieri più fortunati, e dunque strideva d'averglielo detto e ridetto, ma quello no, quello si ostinava a restar fedele a una donna, sempre la stessa, piuttosto che alle parole del fedele compare di ventura.
L'altro aveva errato così tante volte…
André Grandier doveva dunque esser davvero stanco.
S'erano fatti raccontare quello ch'era accaduto.
Li avevano lasciati fuggire per un soffio, André Grandier e Bernard Chatelet, e il secondo glielo aveva detto ch'erano salvi per miracolo e che per un istante aveva davvero temuto che André Grandier avrebbe sparato e fatto saltare la testa al padrone della casa, quel Tenente Victor Clement de Girodel.
"Sarebbe stata una buona idea!" – sputò Alain divertito – "Così almeno saresti passato per quel che sei. Un idiota geloso! E noi almeno si eviterebbe di rischiare il tradimento ogni volta che si cerca di salvarti la pelle!".
"La pelle si! Proprio quella!" – azzardò Marcel beccandosi un'occhiataccia da Alain – "Mi hai stancato sai?".
"Te l'ho sempre detto che tu sei pazzo no!?" – rincarò quello – "E direi che entrare nei Soldati della Guardia è segno inequivocabile di tale pazzia. Come potresti? Quel nobile, quello a cui hai avuto l'ardire di visitagli gentilmente la casa, non se ne resterà con le mani in mano. Che avresti fatto se lui non fosse intervenuto? Ti saresti infilato dentro il letto di sua moglie!?".
"Mi hai appena dato del pazzo!? Ha importanza perché voglio essere un soldato?".
"Se non si è pazzi, nelle Guardie Francesi non ti prendono…" – convenne Alain, che Marcel sfoderò un sorriso ingiallito e sconnesso.
I tre stavano in disparte, ficcati in un angolo, i due soldati a far quasi da scudo all'uomo seduto, così che nessuno avesse finito per disturbarli, ma la conta di quelli che volevano essere lì, a partecipare alla decisione, essere parte del tentativo di arginare la caduta all'Inferno dell'antico compare di guerra, non era ancora terminata.
Madame La Croque, dietro al bancone, buttò uno sguardo sbieco verso altri soldati ch'entravano.
"Per la miseria!" – i boccali tintinnarono cozzando tra loro, che la vecchia megera esibiva linguaggio da balera e modi da mozzo di quart'ordine, perché tanto quelli eran Soldati della Guardia, figli del popolo come lo era lei, come lo eran tutti lì A'Samedi Prochine, da quando quelli della Guardia Reale, quelli ch'erano comandati da Monsieur Le Tenente Victor Girodel, avevano alzato i tacchi perché Parigi non era città più tanto sicura, e perché loro, quelli della Guardia Reale, non erano poi così contenti di ritrovarsi sempre quelli della Guardia Francese a squadrarli dal basso verso l'alto, a ghignare per le uniformi in ordine - i bottoni cuciti con sapiente geometria, ognuno a distanza esatta e le mostrine in ordine e pettinate - ad accigliarsi se una mano s'allungava troppo contro il bel sedere d'una delle ragazze – "Ormai sembra d'esser in una caserma! Ci sono più soldati che clienti! Ma va bene signori…se aveste la compiacenza d'ordinare…".
A' Samedi Prochine era crocevia per loschi affari, dunque era luogo noto a tutti, dunque a chi mai sarebbe venuto in mente di cercarvi un uomo che aveva puntato una pistola alla testa d'un nobile, in una bettola nota a tutti?!
"Qui non ci puoi stare!" – azzardò Dante avvicinandosi – "Forse non ti è chiaro ma se a qualcuno viene in mente di chiederci se per caso ti si conosce…".
"Voi direte di no!" – sibilò André infastidito dall'interessamento – "E' semplice!"
"Eh no…noi il lavoro ce lo vorremmo tenere…".
"Senti…ho chiesto al Colonnello d'Agoult, quella testa di legno che ci comanda... di farti ammettere nella Guardia Metropolitana!" - s'affrettò ad impuntarsi Alain – "Possibile che tu non abbia altri a cui chiedere?".
"Sì…" – masticato amaro, non avrebbe mai pensato di dover scendere di nuovo a patti con il demonio…
"E allora…".
§§§
E allora lo sguardo s'abbassò al roseto giallo, screziato d'arancio, corolle in boccio sfiorite e prossime a morte, distrutte dall'insolente calura estiva.
S'era fatto prestare un cavallo, era giunto sin lì, sin dove tutto era cominciato, e dove nulla pareva essersi interrotto, ma semplicemente era rimasto sospeso, come se, d'improvviso, sua nonna fosse corsa ad avvertirlo, e lui - un fetta di pane imburrato in bocca, le dita ad aggiustarsi la cravatta - si fosse precipitato fuori, in attesa che mademoiselle scendesse, per avviarsi tutt'e due a Versailles.
Il frammento del ricordo ormai lontano inteneriva il cuore, per via della sua aura buona, disincantata, leggera, e al tempo stesso infastidiva, ch'esso s'era spacciato per brandello di attesa, come se, sulla strada per Versailles, ad un certo punto, lui avrebbe aumentato l'andatura, appaiandosi al suo cavallo, voltandosi a guardarla, sporgendosi un poco fino a catturare il tenero lembo di pelle rossa delle labbra.
Non era accaduto, non era mai accaduto.
Ma su di esso, sul dannato tempo mai vissuto, s'incideva l'altro ricordo, quello ove le mani l'afferravano prima piano, poi decise, intuendo la vaga consistenza della carne che l'accoglieva, del corpo che s'apriva…
E allora quel ricordo mutava in dannazione, in tutto ciò che di più odioso avrebbe mai potuto rivelarsi nella testa.
Nulla – si disse – sarebbe mai potuto essere come prima, come allora, ma lui nemmeno l'avrebbe voluto. No, lui non sarebbe mai potuto tornare a essere quello di un tempo e nemmeno lei l'avrebbe mai voluto.
Stordiva il luogo, la luce un poco nebbiosa del mattino mescolata all'odore della brace accesa, del bucato di Marsiglia che ondeggiava stanco poco lontano dal lavatoio, di fuori, accanto all'orticello ormai abbandonato.
André Grandier ebbe solo il tempo di fare pochi calcoli, sghembe congetture.
Madame Jarjayes risiedeva quasi stabilmente a Versailles.
E le figlie del Generale Jarjayes…
Tutte le figlie erano ormai maritate.
Il cuore si contrasse…
Tutte…
Il Generale Jarjayes dunque doveva esser l'unico abitante stabile della casa, l'unico che vi trascorresse più tempo di tutti gli altri familiari che ormai avevano lasciato, chi per sempre, chi per periodi piuttosto lunghi, la casa.
Nulla era più lo stesso.
Nulla, eccetto la tremante rugiada posata sulle grandi foglie di ortensie, anch'esse ormai sfiorite.
Che fu allora che la vide…
Oscar François de Jarjayes che osservava le ortensie, lo sguardo pensoso al mattino…
La vide…
Oscar François de Jarjayes, le labbra a sfiorare la porcellana calda…
Le labbra, le sue labbra, baciate, accarezzate, osservate, da vicino, dischiuse di sonno, inarcate di riso, tremanti di pianto…
Pochi passi dalla parte del corridoio che dava sulle cucine.
La vide…
Improvvisamente il silenzio della casa rotto dal rimestare delle stoviglie…
Innervosiva il cozzo delle porcellane…
I sensi piombati dal silenzio.
I corridoi inondati dal tepore del primo mattino…
Tutto insolitamente vuoto e calmo.
L'ascoltò, ascoltare…
Frinire insistente di cicale…
Ultimi insetti che coraggiosamente non accettavano la prossima morte…
Il tepore del giorno gonfiava l'aria…
Il silenzio ingigantito dall'assenza…
André s'immaginò che così doveva esser stato, dal giorno in cui aveva lasciato la casa ove era cresciuto con lei.
Era fuggito.
Non era servito a nulla.
L'aveva costretta a innamorarsi di lui, nel silenzio della mancanza, nel mutismo della parola negata.
Ma in fondo, se fosse stato sempre al suo fianco, non sarebbe stato lo stesso?
L'aveva costretta ad amarlo, per poi abbandonarla…
Una lieve folata d'aria più fresca raggiunse la pelle accaldata dalla cavalcata. Doveva venire dai sopra, forse s'era insinuata dalle stanze in fondo al corridoio, quelle che davano verso ovest ancora scure al mattino.
Dov'era la stanza di Oscar.
La vide…
Era esausto, i sensi colpiti dall'incapacità di arginare la marea di suoni impercettibili, ronzii d'api, voli di mosche, frusciare di foglie, zoccoli pestati a terra, ghiaia scostata, zampillare stanco della fontana un poco asciutta…
Non comprendeva s'erano i rumori ad essersi ingigantiti e dunque ora ne era infastidito più del solito, per colpa degli eventi ch'erano precipitati, oppure s'era davvero lui divenuto capace di percepirli più a fondo, come se adesso, nel silenzio greve di quel mattino ormai autunnale, i sensi anelavano ad ottenere tutto, tutti gli stessi suoni che un tempo avevano popolato la sua e la loro vita.
Impercettibili sbalzi di silenzio…
Inutili scherzi alla mente che studiava pose, mosse, ore, certezze e dubbi…
Nanny quasi perse la presa del piattino che riacciuffò prima che quello rovinasse sulla tazza e la tazza sulla teiera…
Corse ad abbracciare il nipote.
Un abbraccio lento e forte, indugiato per un tempo più lungo, forse a compensare la solitudine che scorreva nella casa adesso.
Poche domande reciproche.
La salute, i figlioli…
Lei…
Lei pareva come scomparsa dalla mente di Madame Glacé, il nome impronunciabile, il destino muto, quasi come lei non fosse mai esistita.
André si ritrovò spiazzato.
Una breve anticamera.
Il Generale Jarjayes stava rivedendo alcuni dispacci, lo sguardo si sollevò dai fogli a incrociare quelli dell'attendente di un tempo.
Ormai erano otto anni dal giorno in cui s'era consumata una simile scena, la richiesta di conferire con il padrone di casa, la dispensa dal ruolo di attendente della figlia, la scarna spiegazione…
André Grandier si era innamorato…
Una donna che non avrebbe mai avuto in animo di compromettere…
Una donna bellissima…
Un amore impossibile…
Jarjayes non aveva chiesto altro. Era sempre stato uomo di poche parole e gesti sobri, affrontava le questioni senza piagnistei o sceneggiate.
Non aveva mai avuto in animo di sapere perché ma solo come…
Risolvere la questione, evitare lo scandalo, servire la famiglia reale mantenendo intatta la purezza d'ogni singolo gesto e della propria famiglia.
La giustificazione dell'altro era apparsa plausibile finanche degna, la motivazione anzi rendeva onore al servo che si considerava tale, dunque il nome della donna era stato chiuso come in una teca che mai nessuno avrebbe osato corrompere, così che nessuno avrebbe mai corrotto la purezza di quella donna.
Il nome era rimasto oscuro e segreto, per il tempo successivo, i mesi, gli anni, e neppure dopo ed essere ritornato dalla Guyana, essere stato dichiarato innocente e graziato dal re, André Grandier aveva accettato di tornare nella casa ove abitava sua nonna, sua unica parente.
Era andato a vivere a Parigi, aveva rinunciato a una vita privilegiata ma senza libertà, per scegliere una vita libera ma piegata dalla miseria della capitale.
Di quella donna non s'era più parlato.
Jarjayes aveva dimenticato la faccenda.
Fino a quel giorno…
Victor Girodel aveva chiesto la mano di Oscar François de Jarjayes, senza avanzare alcuna formale richiesta a lui, il padre, se non attraverso le parole di Madame Aleksandra Roma Lemonde.
Sua figlia davvero – era una donna, non si poteva mutare la scelta di Dio – era divenuta pietra di scandalo per Sua Maestà la Regina Maria Antonietta, per la corte, per la famiglia Jarjayes.
Salvifica dunque era stata la scelta di Girodel, così da sollevare la famiglia Jarjayes dall'imbarazzante ruolo ch'era piombato addosso, per via di quella figlia, per via dello stesso ruolo ove Jarjayes l'aveva cacciata fin da quando lei era nata.
Che poi, per quel che ne sapeva lui, Jarjayes, la figlia non aveva nemmeno avuto il tempo di essere moglie del suo sposo, che era stata comandata di seguire le tracce della de La Motte, probabilmente fuggita in Inghilterra.
Non ne sapeva molto, nonostante fosse il padre, nonostante fosse un generale, d'altronde ormai non aveva più alcun diritto sulla testa della figlia e se suo marito le aveva consentito di continuare a indossare l'uniforme era giusto che la moglie accettasse il suo volere, finanche la sua liberalità, perché consentire a Oscar François de Jarjayes di continuare a essere Oscar François de Jarjayes…
Quella era la spiegazione che s'era dato, Monsieur le Generale Augustin Reynier de Jarjayes.
Comoda, solida, inoppugnabile e soprattutto avulsa da qualsiasi scherno, da qualsivoglia ombroso pettegolezzo.
Adesso, chissà come, l'antica storia di una donna amata, il cui nome non avrebbe mai potuto essere inzozzato da una banale storia d'amore, finanche uscire dalla bocca o sussurrato dalle labbra, prese a riaffacciarsi alla mente.
"Siedi pure…" – l'invito sobrio, seppur sospeso, non v'era freddezza nella voce, piuttosto stanca curiosità per la visita di una persona che probabilmente Jarjayes non avrebbe pensato di rivedere mai più.
"Vi ringrazio Signor Generale…" – la sobrietà dell'eloquio giunse gelida al punto – "Per avermi ricevuto…vi trovo bene…".
Jarjayes mollò i fogli - "Non pensavo ti avrei rivisto. Mi hanno detto che ora abiti a Parigi".
"Sì signore…".
"Perché sei tornato qui?" – la domanda implicava un perché e non un come.
Jarjayes era forse cambiato durante quei lunghi otto anni?
"Ecco…dovei chiedervi…un favore…".
Il dubbio era che Jarjayes avesse già appreso della sortita di quel tale Cavaliere Nero presso la casa dei Girodel a Place de Vendôme, una visita sgradevole, nella casa di quello ch'era il genero del generale e dove per di più, s'era puntata una pistola alla tempia del padrone.
Gliel'aveva piantata lui, André Grandier, alla testa del Tenente Victor Girodel, e c'era da aspettarsi che quello non avrebbe perso tempo a riferire la questione al Generale Jarjayes.
André era sì un uomo libero ma pur sempre un plebeo, un tempo al servizio dei Jarjayes, su cui, dunque, i Jarjayes avrebbero sempre vantato una sorta di ascendente, una sorta di diritto di vita o di morte, quando anche orientarne le scelte o il destino.
"…" – l'invito muto a parlare, Jarjayes non pareva essere al corrente di nulla, dunque Victor Girodel non aveva ancora detto nulla oppure semplicemente non aveva in animo di farlo.
In fondo non era proprio piacevole per un novello marito, esser scovato con un'amante qualsiasi entro il proprio letto, dopo aver preso moglie.
Gli argomenti, le considerazioni, le chiose, i ripensamenti, i dubbi erano scacciati ad uno ad uno, e puntualmente si riaffacciavano, per poi essere messi da parte, ripresi, in continua lotta l'uno contro l'altro.
L'orgoglio di un marito di contro all'ignominia del tradimento…
Victor Girodel era sempre stato uomo integerrimo, severo, libertino nella misura in cui la propria figura non fosse stata intaccata nel profondo.
Non aveva mai nascosto d'essere amante delle donne, ma aveva ammesso e promesso e giurato e spergiurato che non avrebbe mai inzozzato il suo nome, una volta che lei l'avesse accettato come marito.
Forse che il matrimonio gli andasse davvero così stretto al Tenente Victor Girodel?!
Dove diavolo era finita Oscar François de Jarjayes?
"Mi sarebbe d'aiuto se voi poteste mettere una buona parola per me…vorrei entrare nella Guardia Metropolitana di Parigi…".
"Ma non sei divenuto giornalista?" – la contestazione abbozzata, dunque la penna pareva nuocere più della pistola.
"Mi occupo della revisione di alcuni articoli…ma…".
Jarjayes guardò André, stavolta dritto in faccia.
Prevenne la spiegazione, come fosse animato dal desiderio d'aiutarlo, chissà per quale nascosta e remota ragione.
"Ma vorresti ugualmente prendere la baionetta sulle spalle?! In fondo mi avevi già fatto questa richiesta, ormai otto anni fa. Rammento che allora era stato per via di una giovane che non avevi in animo di corrompere o insidiare, rischiando d'infangarne il suo nome. Per questo motivo ti avevo accordato il permesso di lasciare questa casa e arruolarti. Ma ora…".
Silenzio…
Tutto parve scivolare nel baratro dettato dall'implicita domanda…
E' ancora così? E' ancora per questo?
Era la prima volta che Jarjayes anelava a ottenere una motivazione, dunque ora non si accontentava di risolvere una questione, ma anelava sapere perché si era finiti a ritrovarsela a pesare sulle spalle.
André tirò un respiro fondo, gli occhi socchiusi, sperò che alle spalle la porta si aprisse e lei entrasse e…
"Sì…" - dirompente e pacato…
Jarjayes non si scompose, entrambi si conoscevano abbastanza bene - "E sarebbe sempre la stessa?".
"Sì…".
Jarjayes si ritirò, appoggiandosi allo schienale della sedia.
Chiunque avrebbe chiesto chi fosse…
Chiunque tranne il Generale Augustin Reynier de Jarjayes.
"Mi pare strano che tu non abbia trovato alcuna brava giovane con cui accasarti…sarebbe scelta migliore piuttosto che finir a imbracciare una baionetta".
"Generale…temo sia impossibile…".
"Come impossibile?!" – un poco schifato, che per Jarjayes poche questioni al mondo erano impossibili, se lui stesso aveva fatto quel che aveva fatto, tirar su una figlia femmina come un maschio, cosa sarebbe stato meno impossibile di quello – "Non c'è nessuna di tuo gradimento?".
"No, ed è per questo che non ho mai incontrato nessuno capace di eclissare il suo volto e la sua voce".
La voce pareva trasfigurata.
Stava parlando di lei a suo padre ma, come allora, lei non era lei, non poteva esserlo, non fino a quando non avesse compreso dove fosse finita, che diavolo le fosse accaduto, se davvero lei aveva accettato di sposare Victor Girodel e...
Non gl'importava della libertà di lei…
Gl'importava di lei e basta…
L'Amore esibito a quel punto sarebbe equivalso a sporcare il nome dell'altra, a ridurla a preda, a trofeo ch'era stato vinto da un nobile, anziché dal plebeo.
André forse avrebbe guadagnato la stima del generale per aver tenuto a bada quell'insano amore, ma lei no, lei avrebbe rischiato…
Chiunque avrebbe chiesto chi fosse…
Chiunque tranne il Generale Jarjayes, la mano alzata, la mano aperta, la mano volteggiò nell'aria in segno di soddisfazione e al contempo disgusto.
Jarjayes aveva osato troppo e la risposta andava oltre quel che gli competeva e gli necessitava.
"E sia…potrà apparir strano ma in certo qual modo ti comprendo e dunque ammetto di non poter far nulla per questa tua infatuazione! Se non hai modo d'avvicinarti a lei senza…intendo senza comprometterla…".
Il cuore sobbalzò…
"Vedrò di discuterne con il Segretario deputato agli approvvigionamenti delle milizie cittadine. Chiederò anche al Generale Bouillé. In effetti, negli ultimi tempi Parigi sta diventando una città turbolenta. Nessuno che abbia più in animo di restarsene al suo posto. In tanti stanno prendendo a contestare le leggi. Diventa sempre più difficile mantenere l'ordine, dunque credo non ci saranno problemi ad assumere un soldato in più. Per fortuna…".
Il respiro sospeso, André attese un istante, intuendo il senso delle parole del generale, maledicendole e al tempo stesso maledicendosi.
Che hai fatto?
Come hai potuto tradirla a quel modo, rifiutare quell'Amore solo perché figlio di un rango diverso, solo perché inabissato entro la miseria della tua dannata stirpe plebea?!
No, il rango non c'entra nulla.
André aveva avuto paura di lei e di se stesso.
E ancora, lui non avrebbe mai avuto scampo da lei, anche se lei fosse stata la moglie di un altro, anche se fosse finita a vivere chissà dove.
I pugni stretti…
"Per fortuna?!" – André forzò la chiosa…
"Sì…dicevo…per fortuna mia figlia non è qui. E' in Inghilterra…al sicuro…".
Le viscere si contrassero come attinte da un veleno invisibile e distruttivo.
Dunque anche Jarjayes forniva la stessa spiegazione. Ne era convinto.
Lo schiaffo volò sul viso, muto, calato freddo…
"E comunque…" – Jarjayes sollevò lo sguardo, dritto alla faccia dell'altro – "Fortunatamente, il Tenente Victor Girodel l'ha chiesta in moglie. Ci penserà lui, che è il marito, a proteggerla e a…".
Cadde giù l'anima…
Cadde giù l'Angelo Caduto…
"Ci penserà lui a farle mettere la testa a posto!".
Jarjayes la sapeva in Inghilterra, dunque lei doveva esser là.
Jarjayes ammetteva che la figlia si era sposata e che adesso c'era un marito che l'avrebbe protetta e tenuta a bada e…
In quella gabbia ce l'aveva messa lui, André Grandier, che dunque s'era illuso che lei, Oscar François de Jarjayes l'avesse udito, il proprio nome, gridato, invocato come una preghiera, e si fosse fermata, quel giorno.
In tempo…
Non avrebbe mai avuto scampo da lei, anche se lei fosse stata la moglie di un altro, anche se fosse finita a vivere chissà dove.
No…
Non è vero…
C'era stato un tempo in cui l'angelo prediletto, il più vicino a Dio, l'angelo perfetto, aveva sollevato lo sguardo verso Dio, senza più ammirarLo bensì sfidandoLo e desiderando diventare come Lui, come Dio.
L'angelo aveva osato chiedere d'essere altro da ciò per cui era stato creato.
L'angelo aveva osato essere ciò che non avrebbe mai potuto essere.
Era già scritto che lui dovesse ribellarsi per generare il Male?!
Che cos'è il Male in fondo se non folle invidia d'essere come Dio? D'essere come chi non si può essere?!
Oppure quell'angelo era stato così abile da sfuggire alla volontà di Dio, Che dunque non aveva potuto far altro che punirlo e cacciarlo, gettandolo nel luogo ove la sua anima avrebbe giaciuto reietta per l'eternità?!
Chi non aveva avuto scelta dunque…
L'angelo oppure Dio?
L'angelo si era perduto…
L'angelo era stato scacciato.
Perdersi…
Dimenticare…
Dimenticare se stessi e quell'indole nera e spessa e lucente per via del suo nome e dell'Amore, per via dell'impossibilità di starle lontano…
Lui non era un angelo…
Non lo era mai stato.
Sua nonna gli aveva chiesto di restare.
Sua nonna aveva detto che non sapeva più nulla della sua bambina, ma che in fondo lei - la sua bambina - ormai non lo era più. Era una donna sposata ormai e non sarebbe più tornata in quella casa.
Dunque la richiesta al nipote era di tornare lì, tornare ad abitare in quella casa, ove lei non sarebbe mai stata più.
Non ci sarebbe più stato modo d'incontrarla.
Feriva la visione ma di fatto così ormai le cose s'erano incastrate.
André Grandier aveva accettato di restare per il desinare, per non fare un torto maggiore a nanny.
Lui non era un angelo…
Lui non aveva mai scelto nulla.
Ma ormai c'era finito davvero all'Inferno.
92
