Nusquam est, qui ubique est*

"Secondo me s'è trovato un'altra!".

"Un'altra? Ancora!?".

"Quello è proprio un idiota!".

"Su questo siamo sempre stati d'accordo! E da un pezzo!".

"Come si fa a dir di no a una come quella? E allora ti dico che c'è un'altra! Sarebbe un vero spreco se si buttasse via così, per una come quella!".

"Un'altra…secondo me c'è sempre e solo quella là! A Brest le aveva detto di no! In America e poi…quand'era tornato la prima volta…dannazione! Quello dice sempre no ma poi…".

Erano in libera uscita, tutti, i vecchi compari e il compare ritrovato, quello ch'era ricomparso così, dal nulla, dopo uno strano viaggio di cui tutti avrebbero voluto sapere ogni miglio percorso ma che invece era stato gelosamente rinchiuso nella testa di quello che se ne stava in disparte, sguardo basso, mani al bicchiere che però era vuoto e non era nemmeno stato pieno e non era nemmeno lì lì per essere colmato.

S'era nello stesso luogo di sempre, la stessa bettola di sempre, A'samedi prochine in Rue Vivienne 23, l'insegna resisteva alle intemperie dell'inverno e al sole cocente dell'estate, le stanzacce buie e unte d'arrosti messi a rosolare e il buon vino rosso che Madame La Croque aveva promesso di non annacquare più.

I compari avevano notato che la dama che aveva avuto il privilegio d'appartarsi con il soldato triste, nemmeno un mese prima, s'era avvicinata per offrire un bicchiere di rosso, profumato e non troppo freddo, ma quello, dannato idiota, aveva rifiutato, coprendo l'imboccatura del vetro con una mano, che non aveva scostato neppure dopo tre o quattro manate sulle spalle da parte dei compari che l'invitavano a esser meno intransigente con se stesso.

S'erano rivisti tutti da qualche giorno ma in caserma non c'era stato tempo di prendersi a pedate o a pugni, né salutarsi o spigolare a dovere sul famigerato viaggio.

"Ma poi, davvero, ma quante fidanzate gli gireranno attorno al bellimbusto?!" – sussurrò Marcel divertito.

"Di certo più che a me!" – sbottò Dante tracannando il bicchiere tutto d'un fiato – "E anche a te!".

Si grattò la testa il soldato, pensando al da farsi, per via di quelle fidanzate, il soldato triste pareva averne sin troppe mentre loro erano sempre in periodo di vacche magre.

"Senti…ma adesso ch'è tornato, il bellimbusto, glielo si chiede se si torna là…alla reggia?" – domandò Dante un poco sulle spine.

"Vorresti vedere il re!?" – rintuzzò Marcel ridacchiando – "Secondo me non ci va liscia come l'ultima volta, adesso ci conoscono e rischiamo d'essere messi in galera o peggio, spediti in qualche dannata isola malsana a marcire tra zecche e pidocchi!".

Quella mano, l'imbocco del bicchiere ostruito, aveva avuto lo stesso effetto d'uno schiaffo in faccia alla dama e d'un colpo di fucile sulla testa dei compari che s'erano alzati allora e s'erano seduti, con gran fracasso di sedie, attorniando il compare triste.

Le ragioni erano tante, troppe, rese fitte fitte per via che l'altro era sparito per quasi un mese e poi era ricomparso, così, allo stesso modo di una buon'anima che finisce all'Inferno, ma siccome non c'è posto, gli dei decidono di rispedirla indietro.

Ma alla fin fine non erano poi così importanti, quanto approfittare del fatto che quello conosceva Versailles e i compari avevano in mente di tornarci per scovare qualche bella cameriera, ma non potevano farlo così, senza un motivo, mentre il soldato triste in fondo un motivo ce l'aveva per tornare sin laggiù.

"Mi spiace…non ho intenzione di tornare a Versailles" – parole trancianti – "Non adesso".

Alain Soisson tacque, di solito preferiva osservare i gesti degli altri, il tono della voce, i silenzi. E lasciò ai compari il compito di scaldarsi.

"Senti, sai che hai cominciato a darmi sui nervi!" – Dante s'avvicinò alla faccia di André – "Per non dir altro - che so che sei uno con la puzza sotto il naso quando si usan parole troppo dure - ma insomma…stai proprio oltrepassando il limite! T'abbiamo salvato il c…insomma…e tu ci neghi un piccolo favore?".

"Penso di darvi sui nervi ormai da un pezzo ma questo non vi ha impedito di coprire i miei turni mente ero lontano. Ve l'ho già detto, provvederò a ricambiarvi. Ma se dovrò coprire il vostro lavoro non potrò accompagnarvi a Versailles. Non ho ancora la capacità dell'ubiquità!".

"Ci risiamo con i tuoi paroloni. Mi hai stancato!" – sputò Marcel – "Non ti ho chiesto soldi o altro…e la tua ubiqui…o quel che è…non m'interessa!".

"Nusquam est, qui ubique est!" – chiosò Gustav – "Non è in nessun luogo chi è dappertutto".

"Non lo trovo appropriato…" – si permise di precisare André – "Io sono qui e soltanto qui".

"Seee…tu sei qui ma sei anche a Saint Antoine…e l'altra sera eri a Saint Marcel…e la sera precedente a Rue de Vaugirard" – contestò Dante, che Marcel gli rifilò una gomitata, che la storia del ladro che imperversava a Parigi – che ora parevan addirittura due, i ladri – era bene tenersela per sé.

"Avanti!" – tentò d'insistere Marcel – "Che ti costa?!"

André si tirò indietro, andò con lo sguardo al Soldato Alain Soisson – "Lui conosce la strada. Sa perfettamente come entrare nelle cucine. Immagino v'interessi questo. Ora non posso tornare a Versailles".

"Temi d'incontrare quello a cui hai quasi fatto saltare la testa?! Quello che si sarebbe presa in moglie la tua donna? Beh, io l'avrei fatto, gli avrei fatto saltare la testa e qualcos'altro…".

"Ma io non sono te" – si alzò André –"Therese è una brava giovane. Chi giunge a Versailles a nome mio sarà ben accetto, anche se non sono presente. Andate voi. Io sarei solo di troppo".

"Anche questo è vero!" – convenne Gustav lisciandosi le unghie nella stoffa della pettorina dell'uniforme – "Con lui in giro non avreste molte speranze".

André sorrise, una smorfia amara. Fece per andarsene, il passo sbarrato dalla dama - "Mi spiace".

L'altra era furiosa, Marcel, come al solito corse a salvare la faccia del compare, chissà perché ormai le volte che gli aveva salvato la faccia non le contava più, ma gli pareva dovesse essere così, che l'altro era incastrato in un amore impossibile, senza via d'uscita, e lui proprio non riusciva a immaginarselo, che se si fosse trovato in un simile frangente, se non avesse avuto altra via d'uscita che girovagare per il mondo, sapendo che nulla avrebbe donato un poco di pace, probabilmente prima o poi ne sarebbe impazzito.

Lui per fortuna era diverso, non aveva amori, men che meno amori impossibili, e quando anche ci si fosse ritrovato invischiato, avrebbe fatto di tutto per levarsi dagli impicci.

Afferrò la dama per il braccio, con delicatezza però, mimando la leggerezza del compare triste, così da non finire per risultare sfacciato.

André sfilò via, scuro in volto, come trasfigurato.

"Anche questa sera saranno due…" – convenne Alain versandosi altro vino.

"Chi…".

L'altro fece spallucce senza rispondere.

"Sai che stai cominciando a stancarmi pure tu!" – sputò Dante – "Due chi? Due donne, due cavalieri…".

Alain sollevò il bicchiere, come a chiudere la bocca al compare, come ad augurare buona fortuna al soldato che se n'era appena andato, in realtà forse l'augurava a se stesso…

§§§

Sì, se l'augurava mentre camminava ripercorrendo a memoria i passi che l'avevano condotto già una volta verso le cucine della reggia.

Era partito di buon mattino, stavolta si portava dietro i compari, che dopo aver ascoltato il racconto della vecchia visita, si erano fatti promettere d'essere condotti anche loro lì, a rimirarsi le graziose cameriere, le servette, persino le cuoche che correvano su e giù per le scale unte e odorose di spezie cucine.

Apriva la fila il soldato più giovane, ch'era però il più abile a scovare la strada.

Seguivano gli altri, che però, appena varcata la siepe che chiudeva la vista dalla strada, i tre bellimbusti si ritrovarono avvinghiati – sgomitandosi l'un l'altro sulle spalle – e come straniti dalla limpida bellezza dell'ordine geometrico che alternava siepi ad arbusti, vialetti di ghiaia grigia ad aiuole di bosso, cespugli di rose fiorite a ortensie sfavillanti di rugiada mattutina.

La beltà ammaliava e per qualche istante i compari dimenticarono che quella bellezza era pressoché sconosciuta a Parigi, annegata da sempre nel fango quando pioveva, corrosa dalla polvere quando faceva caldo e il cielo non regalava neppure una goccia d'acqua.

Parigi per un istante scomparve dalla mente, così come la rabbia che suscitava lo sconcerto della sporcizia e degli ammassi di mendicanti arroccati agli angoli delle vie venne inghiottita – seppur il boccone era amaro e quasi andava di traverso - dallo scintillante spettacolo, dal respiro ampio di un luogo che pareva votato ad accogliere dei e non esseri umani.

Che però quegli dei oramai erano lungi dall'essere benvoluti in città e nel resto della Francia.

Dunque alla meraviglia subito s'accodò una sorta d'insofferenza verso un luogo che racchiudeva in sé ogni distorto riflesso d'un governo oramai così lontano dal resto della gente francese.

Non si doveva dare nell'occhio, si doveva passare inosservati, che André gliel'aveva spiegato di tenersi lontani dai viali, che in un istante avrebbero rischiato di finire…

Le baionette spianate, il drappello schierato, i soldatacci – che non s'erano azzardati a indossare l'uniforme – s'impietrirono, di già scoperti e messi alla gogna.

"Secondo me è lei che s'è trovato un altro!" – biascicò Marcel, le mani ricadute ai fianchi, sguardo dall'irritato al freddo e poi all'insofferente, alla vista di coloro che arrestavano il passo, soldatacci come loro ma meglio vestiti, le teste a mo' di manichini coperti da ridicole parrucchette incipriate, che c'era da ridere a immaginarli a fare a botte in una bettola oppure a inseguire un ladro infilati entro le zozze strade di Parigi, e magari scivolare sopra una merda secca o finire a piè pari entro una pozza di piscio vomitato da una finestra.

Insomma in un luogo bello e splendente ci volevano guardie belle e splendenti.

Ed in effetti lei lo era, lì, bella e splendente, in mezzo ai soldati della Guardia Reale, accorsa - assieme a quello che tutti avevano coscienza essere suo marito - dopo ch'era corsa notizia di intrusi intrufolati nei giardini della reggia.

Chissà che sarebbe accaduto se con loro ci fosse stato André, ma quell'idiota s'era rifiutato di venire, ma forse non aveva tutti i torti a tenersi alla larga, immaginandosi che rivederla – quella - assieme al bellimbusto, sarebbe stato oltremodo sgradevole, quasi come ridiscendere all'Inferno.

A Marcel gli pareva d'averla già vissuta quella scena e allora Marcel prese a negare con la testa e ad alzare gli occhi al cielo, che alla fine non era stata una buona idea provare ad arrivare sin lì e immaginare d'affrancare il destino, per giungere a conoscere qualche bella cameriera che lavorava alla reggia, immaginandole lievi e pulite come quei giardini, belle e imperiose com'erano quelle guardie.

Insomma in un luogo bello e splendente ci volevano sguattere belle e splendenti, ma al momento lì c'era solo quella, proprio come Marcel se la rammentava a Fort Awegen, con la stessa pungente spocchia negli occhi, a squadrarli sorpresa e un poco schifata.

Silenzio…

"Caz…" – sbottò Dante.

"L'eloquio sempre raffinato!" – sputò Oscar François de Jarjayes, frustino in mano, ch'era appena scesa da cavallo, che aveva appena varcato la soglia di Versailles per obbedire agli ordini del padre, recarsi alla reggia, conferire con il Primo Ministro, il Conte d'Artois…

Che non aveva fatto a tempo a ricoverare la bestia nelle scuderie ch'era stata chiamata lì, e anche lei in effetti pareva oltremodo sorpresa.

L'unica becera soddisfazione per i Soldatacci della Guardia, esser riusciti a cavare dalla faccia dell'altra l'impassibile alterigia che dava loro sui nervi.

O forse quella era semplicemente sorpresa che lì, ci fossero solo loro, e si stava domandando dove fosse il compare triste che ormai da sempre pareva un tutt'uno con gli altri.

Ma insomma, lei ormai era una donna maritata, che diavolo voleva ancora da quello?!

"Che cosa fate qui?"- insofferente…

"I nomi adesso non ce li chiede più!?" – sussurrò Dante a Gustav, ch'era rimasto in silenzio, parimenti al soldato Alain Soisson.

"Ecco…noi si sarebbe venuti in visita…" – balbettò Marcel.

"Conoscete qualcuno qui alla reggia?" – intervenne Victor Girodel.

"E a voi che importa?" – ghignò Dante, che domande da quel bellimbusto d'un ufficiale non se le voleva far fare, che lui preferiva di certo l'altra.

"Perdonate…" – s'intromise Alain – "Sì. Siamo venuti a far visita a una persona".

"Ebbene se volete far visita a qualcuno, dovete attendere che quel qualcuno esca dalla reggia. Non sono ammesse visite qui" – tagliò Victor – "Ammetterete che sarebbe assurdo se chiunque con questa scusa avesse in animo d'infilarsi dentro la reggia col rischio di girovagare ovunque gli aggradasse!?".

"Ebbene noi non siamo chiunque e noi non girovaghiamo per la reggia! E poi questa cosa mi è nuova…sono già venuto qui" – tagliò corto Alain – "E…".

Che si morse la lingua Alain Soisson, che ammise, in effetti, che la volta precedente André Grandier c'era venuto, lì, alla reggia, proprio per scovare lei, lei che conosceva da una vita.

Ma lei non c'era, non era più da nessuna parte e nemmeno si sapeva dove fosse finita.

Ma lei era lì…

Probabilmente era sempre stata lì.

André era quasi uscito di senno per trovarla.

Ma lei era lì, e allora quello – il marito – aveva mentito, chissà se per tenerla lontana dal soldato triste…

"Dannazione!" – un sibilo, Alain spillò rabbia, squadrando l'altra che invece restava impassibile, neanche ci provava a comprendere.

E spiegazioni non le doveva a nessuno.

"Darò ordine d'arrestarvi!" – minacciò Victor Girodel

Oscar allargò la destra, il frustino a sbarrare il passo al tenente, gli occhi agli occhi del soldato Soisson che parimenti sostenne lo sguardo, parlando muto, sprezzo misto a compatimento verso l'ufficiale, che se essere sposati significava lasciarsi comandare a quel modo, anche se l'altra era di grado maggiore…

E se essere sposati significava comandare un marito a quel modo…

Marcel alzò gli occhi al cielo in segno d'insofferenza.

Dante invece li abbassò a terra, mimando rassegnata compassione con le mani.

Insomma con quel bellimbusto proprio non ci si riusciva a dialogare!

Troppo rigido, troppo severo…

Che finirono per ficcarsi tutti con gli occhi a lei.

No, negò quella, severa - "Potete andare" – piano, senza enfasi.

Victor Girodel sussultò muto.

Dinnanzi alla contestazione d'una sua decisione ma soprattutto alla violazione della regola di arrestare chiunque fosse trovato dentro entro i giardini della reggia senza un valido motivo.

Provò a ribellarsi Victor Girodel. Un passo…

I soldati s'immaginarono più per via dell'orgoglio d'essere il marito messo all'angolo che non per reale necessità d'arrestare fantomatici intrusi che non avrebbero fatto del male a un mosca.

"Sono soldati della Guardia Metropolitana…li conosco…" – chiosò Oscar – "Immagino non s'arrischierebbero a mettere in pericolo il loro lavoro e il loro stipendio, e parimenti esser così idioti da farsi riconoscere appena messo piede alla reggia, senza una ragione logica. Sarà senz'altro come dicono. Resta che non è sentiero adatto…".

In buona sostanza quella dannata gli stava salvando il fondoschiena…

Parimenti dandogli dei fessi!

Marcel era contento, che però la seconda sfumatura proprio non l'aveva colta e s'immaginava solo che quella fosse saggia, che non avrebbe mai osato mettersi contro i Soldati della Guardia.

E così il buon Dante. L'altra aveva dunque un qualche riguardo verso di loro per via di quel ch'era accaduto in America.

E poi in fondo li aveva aiutati a diventare Soldati della Guardia, dunque che senso avrebbe avuto adesso sbatterli in cella e fargli perdere il lavoro?

Marcel sfoderò un sorriso di compiacimento, Alain e Gustav ammiccarono poco convinti, grati lo stretto necessario a non apparir proprio gaglioffi sino all'inverosimile.

Alain Soisson non ci stava però a essere del tutto riconoscente e sottomesso.

Attese, come a dire che s'erano giunti sin lì, e quando anche graziati dall'altra, non se ne sarebbero andati ma avrebbero proseguito, non senza togliersi un sassolino dallo stivale.

Oscar François de Jarjayes intuì lo scarto, aveva imparato a conoscerlo, l'altro.

"Precedimi e annunciami al Primo Ministro" – disse piano rivolta a Girodel, ordinandogli di andarsene assieme alle guardie, così da restar sola con il soldato che, parimenti, impose ai compari d'avviarsi.

Che quelli presero la via per le cucine appunto, idioti e svaniti.

"Non ho detto che potete entrare" – s'affrettò a contestare Oscar.

"Andatevene!" – li incitò Alain in segno di sfida, per nulla ammansito dalla mano tesa dell'altra.

Restarono soli Oscar François de Jarjayes e Alain Soisson, come allora, a Fort Awegen, anche se adesso tutto era mutato.

"Ebbene faremo presto. Non vi scomodate a seguirci" – ironico e insolente – "Ci sono venuto con André qui, sapete? Cercava voi ma non v'ha trovato. Immagino…".

Il solo nome s'incise nella carne, come stilettata di striscio che non uccide ma ferisce soltanto e prende a bruciare, fin quasi a spaccare il cervello.

"Che cosa vuoi soldato?" – tagliò corto Oscar.

"Nulla. Solo, non ho mai avuto l'occasione di ringraziarvi per aver messo una buona parola per noi. Per il posto nei Soldati della Guardia, intendo. A noi - pezzenti ch'eravamo - non ci avrebbero mai preso, nemmeno dopo aver rischiato la pelle in America. E dunque penso sia stato per vostra intercessione".

"Dunque m'hai ringraziato, ammesso sia stato grazie a me. Dunque non v'è altro".

"No, c'è dell'altro!".

Faccia a faccia, la gratitudine virò drammaticamente entro meandri di nero disprezzo.

"Non pensate che una buona azione vi faccia apparire meno crudele di quel che siete nella realtà, e soprattutto ai miei occhi. Siete qui, nella vostra bella reggia, con la vostra bella uniforme sulle spalle, e per caso il vostro cuore è pure ammantato o oserei dire avvolto e imputridito dalla soddisfazione d'aver distrutto la vita di un uomo?".

Basso, furente - "Non sono affari tuoi…non te lo permetto".

Nemmeno lo negava, che la tacita ammissione fu come miccia sotto un covo di paglia secca, Alain fece un passo, ch'era libero - André non era nei paraggi, sennò si sarebbe ritrovato la faccia spaccata in due.

La destra afferrò il colletto dell'uniforme, spingendo indietro contro la coltre di siepe alta e pungente, i rami potati da poco come lance acuminate a perforare i muscoli, le dita chiuse chiusero la stoffa, sì da chiudere il respiro, che Oscar s'attaccò alla mano per scostarla e Alain spinse di più così che le nocche della mano punsero la cartilagine del collo chiudendo piano piano il respiro.

Anche l'altra mano s'attaccò alla destra dell'uomo che stringeva ma non troppo e s'era avvicinato così che altro genere di difesa sarebbe stato impedito.

Un istante…

Le mani si staccarono dalla presa, la destra corse allo stiletto alla cinta, sfilato e puntato in faccia al soldato che non si scompose e non mollò la presa.

Non poteva gridare Oscar, né parlare, impegnata a respirare.

"Come ci si sente senz'aria?" – biascicò Alain furioso – "Come ci si sente mentre il cuore erra alla ricerca d'una soluzione e il cervello annega nell'impossibilità di trovarla!? Come ci si sente in balia di qualcuno che tiene la vostra vita appesa al semplice peso delle dita contro la gola? Ebbene ho idea che André sia vissuto così. E così viva…adesso! Mentre voi siete qui, siete tornata alla vostra vita, nel vostro bel palazzo, a fingere di comandare queste guardie incipriate e senza spina dorsale".

Punse il coltello allora, ch'era sceso giù, all'altezza del costato, perforando giacca e camicia.

"Avreste il coraggio di piantarmelo nella pancia?" – la sfidò Alain d'improvviso lasciando la presa, niente affatto impaurito ma sprezzante – "Ebbene, se foste un uomo – voi… qui, così vestita e agghindata a giocare a fare l'uomo…siete davvero patetica - vi avrei già riempito la faccia di sberle. Avrei anche potuto rompervi l'osso del collo. Ma non lo faccio. Non v'è alcuna gloria a picchiare una donna! Francamente è da idioti! Ma non lo farei nemmeno se foste un uomo. Perché non ne sareste degna. Né come donna…né come uomo!".

Un passo indietro…

"Ebbene ci avevamo creduto ch'eravate diversa…che non v'importasse delle apparenze…del vostro dannato rango. Siete stata brava a prender per i fondelli tutti quanti! Ma di me non vi curate. Non è importante ciò che penso…piuttosto lui…".

Tossì Oscar ritraendosi, lo stiletto a terra, la mano alla gola…

"Voi credete di sapere tutto!" – proseguì Alain – "Credete di poter usare le persone a vostro piacimento?".

"Dunque avresti il coraggio di prendermi per il collo ma non di prendermi a schiaffi!?" – sputò lei – "Dunque sarei degna d'essere ammazzata ma non in quel certo modo? Che strani riguardi hai! Buoni solo a giustificare la tua indole. Allora sei tu il primo che vuol farmi apparire quella che non sono. Scomodando addirittura l'indegnità. Come se le tue mani fossero degne di sporcarsi del mio sangue ma solo a una certa maniera? Ebbene guarda caso il mio sangue non è forse uguale al tuo? In che modo avrei deluso le tue aspettative…e poi perché dovrebbe importami se mi credevi diversa? Diversa da chi? Credevi fossi una patetica nobildonna gentile? Ebbene puoi tenerti per te le tue lezioni di morale! Non sai nulla di me e io non sono tenuta a spiegarti nulla della mia vita. Hai dedotto tutto da solo…se questa non è arroganza!?".

"Ebbene a che servirebbe sapere altro?! Basta osservarvi!".

"Dove si trova André?" – basso, il respiro corroso dall'aria che mancava.

"Perché? Adesso v'interessa? Dopo che siete scomparsa per un anno, a inseguire diamanti e ladri di diamanti, per nascondere i vizi della regina?".

Negò Oscar, massaggiandosi il collo…

"Vorreste tornare a torturare la sua vita?".

"Dov'è?!".

"A Parigi! Dove dovrebbe essere? Ma vi avverto! Penso, anzi ne sono certo, si sia trovato una persona, qualcuno a cui tiene davvero! Ha persino rifiutato di scoparsi una graziosa dama, giù alla bettola dove ci ritroviamo a tutti a bere. Tutti, anche lui!".

Brutale resoconto, baratro che squarcia…

Impallidì Oscar, Alain si riavvicinò.

"Una dama…badate bene…a cui era ben contento di scaldare il letto! Come vedete André è libero!" – feroce, seppur la voce tremava – "Perché mai adesso dovrebbe interessarvi dove si trova? Per rimettergli il laccio al collo e finire per distruggere la sua vita? Voi avete la vostra, non vi basta?! Avete le vostre lenzuola di seta, un marito che immagino non avrà tardato di pretendere d'essere onorato come si deve al suo ruolo e al suo titolo. Avete scelto la via più facile, dunque terrete fede alla vostra scelta gentile e nobile…e vi lascerete prendere e scopare come si conviene alle donne del vostro rango…per dovere…".

Il guizzo, il soldato s'era avvicinato troppo, chissà se per imperizia o tracotanza, ma abbastanza vicino che il ceffone volò netto e fulmineo, che l'altro forse non se l'aspettava o forse sì, forse davvero aveva affondato nella volgare discussione per pungere l'altra, per vedere se quella avrebbe ricambiato l'affronto.

Indietreggiò Alain, colpito in pieno viso, il bruciore s'irradiò, minimale sulla pelle, ruvido entro la coscienza, graffiata dalla rapidità del colpo, dallo sdegno impresso nel palmo sprezzante.

"Parli troppo" – sibilò Oscar – "E a sproposito! Rammentavo una persona intelligente e attenta a non esporsi, a non esibire la parte più idiota e rozza di sé!".

"Come vedete si cambia! Siete bella…non si può negarlo, ma la bellezza è una verità inutile, è un vezzo che muta in fango, quando la si usa per piegare il cuore altrui. Se v'infastidisce la verità ebbene significa che ho colto nel segno".

"Vattene!".

"Ai vostri ordini!".

Osservò il soldato Alain Soisson avviarsi verso gli edifici che ospitavano la servitù addetta alle cucine. Il passo era sicuro, dunque era certo che l'altro, laggiù, ci fosse già stato.

Non mentiva, André doveva avergli fatto strada.

André…

Quell'André sconosciuto, non vissuto, immaginato…

André…

Quell'André che dunque si era avvicinato a una persona, forse per far pace con se stesso o forse per trovare quella pace che lei gli aveva sempre negato.

Una mano sulla bocca, s'era ripromessa di cercare André, ma le parole di Alain Soisson, più che una sorta di temporale gelato rovesciato addosso ebbero l'insolito pregio di lenire lo strazio.

Il soldato Alain Soisson era sempre stato uomo di poche parole e soprattutto non palava a vanvera.

Dunque forse davvero André Grandier adesso era felice.

Dunque lei non aveva in animo di scontrarsi ancora. Non aveva in animo di scontrarsi più.

Non lì, nei giardini della reggia, nel luogo ove tutto si muoveva, all'apparenza, entro l'impalpabile perfezione plasmata sulla perfezione dei sovrani, eletti da Dio a governare il popolo francese.

Quando è Dio a scegliere un re, come si potrebbe mai contestarNe la scelta?!

Ma se all'improvviso il popolo vedesse il re non più in quanto eletto da Dio, bensì come un semplice essere umano che, come tutti gli esseri umani, deve rendere conto non solo a Dio del proprio operato ma anche agli uomini che egli governa?

E se all'improvviso quel re non fosse più considerato capace di governare, di mantenere il proprio popolo nel benessere e fare di tutto per preservane l'integrità, il bene, la felicità?!

Così come nei giardini della reggia, assolati e scintillanti di rugiada mattutina, si fossero osservate figure estranee, sghembe, goffe, a deturpare la placida e morta bellezza della staticità dei viali, delle fontane cristalline, della ghiaia bianca e fredda, delle rose tiepide di sole, delle petunie ebbre di rugiada, degli aranci in fiore?!

Una figuretta come quella d'una fanciulla che correva un poco maldestra, buffa, estasiata, nera la pelle e bianco il cuore, a scontrarsi quasi con l'energumeno rozzo e frignone perché una donna non era abbastanza remissiva da onorare soltanto la propria bellezza?

Che sarebbe accaduto allora?

Perdonate mademoiselle…fino a quando la vostra vera natura interverrà per ribellarsi e rivelarvi chi siete?!

Oscar…

Si era ribellata.

Aveva pagato la ribellione con la perdita dell'uomo che amava ma soprattutto con la perdita di sé e di quel figlio frutto della loro ribellione.

Dunque a questo aveva portato la ribellione, quella fonda, devastante, senza scampo…

Perdere tutto…

Perché quella non era una semplice ribellione.

Forse una rivoluzione sì, per cui nulla sarebbe stato più come prima.

Odile si fermò, il volto raggiante, lo sguardo penetrante e nero a fissare il soldato incrociato per caso, anche se quello non indossava l'uniforme.

"Chi diavolo siete?" – chiese Alain sempre più interdetto, un poco per via dello scontro con Oscar François de Jarjayes, un poco perché il luogo gli era estraneo, persino sgradevole e voleva dunque far presto, cercare i compari, incontrare le servette, cavar loro di bocca un bacio e strappare magari un incontro, casomai quelle si fossero azzardare a venire in città, e poi filare via, levarsi di dosso quell'olezzo di nobiltà che gli rammentava quello del piscio agli angoli più bui e discreti delle bettole ove gli avventori ubriachi e sfatti si fermavano a liberarsi del peso delle bevute.

"Voi monsieur…chi siete? M'hanno insegnato che prima di chiedere il nome di solito si declina il proprio…".

Che…idiozia! Così fanno i nobili…mica i plebei!

"Perdonate, avete ragione. Mi chiamo Alain Soisson, soldato della Guardia Metropolitana di Parigi. Sono in visita ad alcuni conoscenti qui alla reggia".

"Oh…conoscete il re?".

"No mademoiselle…nemmeno per sbaglio! Il caso vuole che un amico, mesi fa, mi avesse portato con lui e avevo in animo di tornar qui per far visita a coloro che lavorano qui. Sanno ben cucinare!".

"Una fidanzata dunque!" – punzecchiò l'altra divertita – "E per di più abile ai fornelli! Fate bene!".

"Non proprio" – che Alain ammise d'aver parlato troppo ma la sconosciuta pareva mettere a proprio agio chi si trovava davanti – "Non ho alcuna fidanzata! Ma voi…invece?".

Odile indicò…

Oscar…

"Sono giunta qui…con lei" – Odile non ne aveva idea che l'altra fosse un soldato e quando l'aveva vista in uniforme per poco non era venuto meno il respiro – "L'ho conosciuta in Camargue".

In Camargue…

Alain sussultò osservando la giovane indicare Oscar François de Jarjayes, che si avviava verso la reggia.

"Mademoiselle è stata buona con me. Mi ha salvato. In Camargue ero solo una piccola sguattera, per di più con la pelle nera. Una puttana dalla pelle scura! Ci pensate? Ma lei mi ha portato via con sé, perché ha compreso che è stato il nostro angelo a farci incontrare".

"Che…" – poco convinto, la coscienza irrimediabilmente corrosa dal dubbio – "Il vostro…".

Odile riprese a camminare, all'indietro, salutando con la mano, che il tempo concesso all'estatica visione dei giardini era ormai terminato – "Sì, il nostro angelo! Si chiama André sapete! Mademoiselle lo conosce bene e anch'io. Mi ha detto che lo ritroverà per me, così che io possa ringraziarlo di avermi salvato in Guyana! Intanto m'ha trovato un lavoro…".

Dio…

La Guyana…

Ma quanti angeli si chiamano André?

Non molti…

Forse uno solo!

Lo stesso André che conosceva lui.

Alain rimase lì, la posa polverizzata entro la similare effige d'una di quelle belle statue di marmo, immobili e granitiche, basito, come lo sarebbe una qualsiasi statua di marmo che vedesse passarsi accanto una piccola ragazza nera, spuntata da chissà dove, di corsa a correre incontro alla donna che lui stesso - marmo intransigente e livido - solo pochi minuti prima aveva quasi deriso e strozzato.

Non comprendeva, non sapeva più se le sue sacrosante ragioni poggiassero davvero su fatti oppure sui pregiudizi da cui s'era sempre ritenuto immune, ma che via via parevano lordare pensieri e decisioni.

Forse quella giovane cercava proprio André?

André…

André non era lì, non era a Versailles…

Non sarebbe mai più stato lì.

Oscar François de Jarjayes ascoltò le scarne informazioni dettate da uno stizzito Conte d'Artois che si vantava d'essere a comando delle Guardie Reali e che però non aveva mai estratto una spada se non per mostrarne il filo agli stupiti ospiti del tè pomeridiano e che però aveva deciso che quel ladro – chiamato Cavaliere Nero - che imperversava per le strade di Parigi, andava fermato, perché anche se lì, a Versailles, non ci aveva mai messo piede, non era detto che l'esempio avrebbe figurato come un atto di rivolta, e prima o poi a qualcuno sarebbe venuto in mente d'imitarlo e giungere sin lì.

Poche disposizioni, pattugliare le strade di Parigi, controllare gli accessi alle porte, sorvegliare con discrezione le abitazioni delle famiglie più in vista, insomma, i soliti ordini, così da serrare ancora di più le menti già insofferenti della gente.

Il dubbio più fondo…

Non farsi scrupoli d'ammazzarlo, quello, il ladro, che voleva sovvertire l'ordine e persino le regole che volevano la gente lontana dalla reggia e la reggia lontana da Parigi.

Paris…

La mente corse alle parole del soldato Alain Soisson.

Forse davvero questa volta era tempo d'arrendersi.

Lasciar andare André, lascialo libero, così come lui aveva combattuto strenuamente, persino contro se stesso e contro di lei, per lasciarla libera…

Se non gli dicessi nulla…

Se non lo incontrassi mai più…

Paris…

§§§

fino a quando la vostra vera natura interverrà per ribellarsi e rivelarvi chi siete?!

fino a quando la vostra vera natura interverrà per ribellarsi e rivelarvi chi siete?!

fino a quando…

Les Halles…

Sentore di verdura marcia, grovigli di piume lerce di sangue rappreso, legno tarlato, fiori secchi, pesce putrido…

Insomma tutto quel ch'era ormai non più commestibile, buono forse solo per esser bruciato e così scaldare i muscoli sfatti dalla fatica e dalla rabbia, e illuminare il nero marciume da sotto le arcate dei ponti sulla Senna, mentre il chiarore lunare si raddoppiava sull'acqua e illudeva di non essere già morti.

Non faceva ancora troppo freddo quella sera e il drappello seguiva docilmente il Colonnello della Guardia Reale, gli occhi scrutavano oltre gli angoli scuri delle strade più povere e disgraziate.

Era stato per un ordine del loro superiore che s'era finiti a pattugliare la città di Parigi, ma i giovani soldati della Guardia Reale si erano ritrovati un poco schifati d'esser lì, avvolti dall'olezzo umido della città, senza comprenderne il motivo.

Non tanto quanto gli altri, altrettanto stupiti e parimenti schifati - quelli della Guardia Metropolitana - che, a cavallo, si sgranavano oltre Les Halles, memori degli oscuri passi compiuti quella notte dal Cavaliere Nero.

Quale Cavaliere Nero?

"Ehi…ma l'hai vista quella?" – sibilò Dante, accostato al cavallo di Marcel – "Avercela tra le mani!".

"Che le faresti!?" – sogghignò il compare divertito – "Non riusciresti nemmeno a levarle la giacca dell'uniforme. Però…l'hai vista? Mi pare triste. Non così triste come a Brest, rammenti? Secondo me...è da un pezzo che non si diverte…".

"Pensate se un giorno ce la ritrovassimo come comandante?" – sussurrò Gustav deliziato – "Sarebbe davvero incredibile".

"Tu sei strano! Che discorsi. Quella non ci metterebbe mai piede nella nostra caserma e semmai lo facesse…".

"Semmai lo facesse, tu non faresti nulla!" – affondò Alain Soisson, anche lui a osservare il drappello avversario che s'allontanava, immaginandosi la ferale scena – "Il suo amante te la farebbe pagare cara!".

"Il suo amante? Ma di chi parli? Di quel bellimbusto di André? E suo marito invece? Quello che sta lì e se potesse starebbe ovunque fosse lei?".

Non era proprio così.

Alain Soisson rammentò le parole della giovane dalla pelle scura, che aveva detto d'aver conosciuto Oscar François de Jarjayes in Camargue.

Chissà come c'era finita fin laggiù?

Che ce l'avesse spedita il marito, per timore del soldato triste?

"Secondo me invece, potrebbe anche esser buona di tenerseli stretti tutt'e due!" – sghignazzò Marcel – "L'amante e il marito. Non vedete che quello le sta sempre appresso? Nemmeno il più fedele dei cani s'atteggerebbe a quella maniera. Mi vien quasi la nausea".

"Ma quale…chi?".

"Ma il marito no!? L'amante…quello secondo me s'è davvero stancato. L'avrete notato vero che quando non è di ronda alla notte, se ne esce sempre e ritorna al limite del coprifuoco, giusto in tempo per non farsi rifilare una qualche punizione!? E allora, adesso, mi sa che è quella che non vuole restarsene a bocca asciutta e s'è messa a cercarlo! Una così mica la lasci senza che dica nulla!?".

"Veramente è stata proprio quella a finir sull'altare".

"Basta!" – s'intromise Alain Soisson – "Tenete gli occhi aperti, se lo vedete…alla larga…e attenzione a non farvi scoprire!".

Anche lei aveva scorto il drappello dei Soldati della Guardia.

Un cenno di saluto, impercettibile, al Colonnello d'Agoult, ch'era in quel momento il più alto in grado e poi sì, con la coda dell'occhio tentò di scorgerlo, che alla fine nanny gliel'aveva detto che André era entrato nella milizia parigina, quella che sorvegliava le strade di Parigi, di giorno e di notte.

Lo sguardo non sfuggì ai bellimbusti.

André non c'era.

Chissà, allora se davvero hai trovato una casa, non una di mattoni e vetro, ma un luogo dell'anima, ove riposare la pelle tra le carezze e le labbra a succhiare miele salato…

Lui non c'era…

Victor Girodel s'accostò al cavallo del Colonnello - "Dovrei metterti al corrente di una faccenda".

"Sentiamo".

"Non ho avuto in animo di spiegartela prima".

"Parla…non siamo qui in visita di piacere".

"Ebbene si dice che in realtà i ladri potrebbero essere due…".

"Cosa?".

Victor Girodel strinse le redini, rammentando lo smacco subito nella propria casa.

I ladri erano due, non erano la stessa persona.

Uno era il famigerato Cavaliere Nero e l'altro…

La questione gli tornava utile, che se quello si fosse davvero avventurato a esser complice del primo, sarebbe bastato mirare al cuore per ammazzarlo come ladro o al più come sgherro d'un volgare ladro.

Due…

Le grida di allerta si rincorsero scheggiando il drappello già sgranato, rimbalzando dalle bocche aristocratiche a quelle plebee, tingendosi dell'opaca consistenza dei raggi di luna quasi piena.

Voci grevi, tetre, quasi demoniache.

Rue des Francs Bourgeois, più a nord rispetto a Les Halles…

Pareva che il ladro a cui tutti davano la caccia fosse spuntato da quelle parti.

Che s'innervosirono i Soldati della Guardia, vai a sapere se quello era Bernard Chatelet oppure André Grandier.

"Che facciamo!?" – sibilò Marcel…

"Quel che si deve!" – ringhiò Alain, un colpo alle reni del cavallo, prese a gridare il soldato, richiamando l'attenzione degli altri, sputando che pareva che no, il ladro non era proprio dalle parti di Rue des Francs Bourgeois…

Due…

Il caos ribaltato da pochi ordini…

Dirigersi verso Rue des Francs Bourgeois…

E anche dalla parte opposta, che sospetti ce n'erano anche da quella parte, là…

Là, certo…

Oltre il drappo di luna adagiato sull'ardesia, a schioccare come un lampo s'una figura che si muoveva agile, pur avendo oramai la vista compromessa, seguendo solo l'istinto, col rischio di schiantarsi a terra, finanche essere preso e messo a morte, tutto pur di essere là…

Il caos imperava nella testa…

"Vai con gli altri!" – l'ordine gridato a Victor Girodel, che no, quello non l'accolse e, seppur poco distante, le rimase dietro – "Verso Rue des Francs Bourgeois!"

André davvero sei ormai altrove?

No, non ne sei certa…

Che il pensiero rimbalzava e s'accaniva nella testa…

La coscienza trapassata da altro pensiero…

Sconvolgente stratagemma che torturava il cervello…

Poco distante da Les Halles…

Accanto a Saint Eustache…

La dimora di Madame Aleksandra Roma Lemonde…

Ebbene a quel tempo, per quanto io non lo avessi ammesso – ma questo non mi discolpa – conoscevo già Aleksandra Roma e lei si era immaginata che noi fossimo promessi.

L'ho messa da parte, non ho nemmeno accettato la sua compagnia. E poi ho scelto te. Dunque penso che lei non abbia mai dimenticato…e forse…

Ho commesso un terribile errore. Il desiderio di proteggere la mia famiglia dal mio passato ha portato a questo. Ho messo in pericolo la famiglia reale.

Padre…cercherò quella donna…

E' qui…a Parigi. E' venuta a corte qualche volta, ma di solito conduce una vita ritirata nella sua casa accanto a Saint Eustache. A me è sembrata serena, felice. Non accusa il fatto d'essere messa un poco al margine della nobiltà, come non le interessasse farne parte in fondo…

La dimora era lì, sottratta al buio dal candido incedere della luce lunare…

Non era certo che André si fosse davvero trovato un'altra donna.

Non almeno fino a quella notte di luna piena e fughe assurde!

Che una certa figura nera di ladro scaltro scalava il muro di cinta d'un edificio nobile in Rue des Francs Bourgeois, più a nord rispetto a Les Halles…

E un'altra figura, altrettanto nera era lì, Saint Eustache sullo sfondo, la maschera sollevata, lo sguardo verde scuro accarezzava gli occhi blu, d'innocente stupore, e il sorriso ancora sdentato, e lo sbruffo…

Le dita libere dal guanto accarezzarono la guancia paffuta e la pelurietta in testa ch'era più folta, un poco ricciuta, boccoletti d'oro tinti d'argento.

Nonostante fosse trascorso un mese, il marmocchio, che nel frattempo era cresciuto, lo aveva riconosciuto, e non s'era spaventato, vedendosi comparire dalla tenda dietro la finestra una figura che l'osservava e uno sguardo che aveva già visto.

I bambini hanno la straordinaria capacità d'essere freddi e vivi, senza lasciarsi corrompere dal sentimento.

I bambini amano e dimenticano in fretta per sopravvivere, perché quella è la loro unica legge.

Sopravvivere...

Eppure non era accaduto.

Il moccioso non l'aveva dimenticato e adesso i due si osservavano, entrambi silenziosamente estasiati.

Nella stanza non v'erano altri che loro due, il ladro mancato e il moccioso.

La balia chiassosa non stava più appollaiata sul divanetto, segno che il bambino aveva finalmente imparato a nutrirsi di giorno e a trascorrere la notte senza frignare.

Aleggiava una sorta di sommesso pigolio, quel basso piagnucolare dettato forse la smania per i due granetti di riso bianchi che spuntavano dalle gengive.

Se lo prese in braccio André, senza far rumore, il mocciosetto, e quello gli appoggiò le manine sulla faccia, l'odore della pelle un poco umida e appiccicosa penetrò nella testa, come fosse stata sempre lì.

Non lo sapeva André che un'altra donna era già entrata nella sua vita.

Non lo sapeva fino a quella notte di luna piena, quando fu costretto ad appoggiare con delicata fretta il moccioso nella cassa, per poi ritrarsi, il cuore in gola, dietro la tenda, intuendo Madame Roma entrare nella stanza.

Dunque quella si prendeva cura del bambino ormai da sola.

Madame Roma, per la prima volta, lo chiamò per nome.

Océan…

Dio…

Océan…

"Ancora non dormi, piccola birbante!?".

Océan…

Una bambina…

Che idiota!

Come hai fatto a non comprenderlo?

I mocciosi a quell'età sembrano tutti uguali…

Comprese dunque André, e fu come se un fulmine gli avesse squarciato il cervello, come se tutto d'improvviso avesse trovato il suo posto, ma tutto, improvvisamente, avesse iniziato a fondersi in un unico elemento magmatico e infuocato, ch'esplodeva in alto, per poi ricadere giù verso un ignoto e fulgido baratro.

Che…

Oscar…

Accarezzarla e baciarla e sentire la sua voce…

Dio, la bocca era la sua…

Oscar…

Trattenne il respiro André, sarebbe morto pur di non farsi scoprire.

Scorse attraverso la tenda, intuì che la bambina osservava dalla sua parte, si sentì perduto mentre Madame Roma passeggiava su e giù per la stanza, ritta e severa, senza aver degnato la piccola di un solo gesto di consueta vicinanza.

La mocciosa raccoglieva e sfruttava l'accenno di calore umano, instillato nel breve istante di contatto corporeo con l'estraneo che l'aveva tenuta a sé, laddove la donna che la accudiva non la cullava, lasciandola invece distante da sé, come ad estirpare dalla bambina il pungolo dell'affetto ma ad instillare il tedio della devozione, generato dalla sola parvenza di quell'amore materno che si dice abbia il potere di muovere il mondo, gli astri e l'universo intero.

Madame Roma aveva in animo di insegnare rispetto e obbedienza, come li si insegna a un animaletto da ammaestrare, il cuore forgiato a riconoscere ordini, disdegnare emozioni, ricacciare indietro le volubili passioni, le cadute d'umore, i capricci, che distraggono dal tracciato, dalla méta, e sporcano d'irrazionale sentimento il bianco foglio della conoscenza.

Trattenne il respiro André.

Roma, immobile, attese che la bambina si arrendesse, lo sguardo celeste si chinò, consapevole dell'unico gesto capace di acquietare l'irascibilità della persona che aveva di fronte.

D'istinto, la mocciosa s'adagiò distendendosi nella cassa, chiudendo gli occhi, restando ferma e quieta.

Lo schiocco della porta.

André si avvicinò di nuovo.

La bambina s'era addormentata, non ebbe in animo di svegliarla rischiando così di recarle il danno di metterla contro il volere della donna che l'accudiva.

L'istinto di portarla via con sé, anche se non sapeva nemmeno chi fosse.

L'avrebbero cercata ovunque e lui avrebbe perso per sempre la possibilità di sapere chi fosse.

L'unica conclusione era quella d'un piccolo fiore spuntato nel mezzo dell'ampio prato verde dell'assenza, su una collina di solitaria solitudine.

§§§

Il mantello stretto addosso, l'abito sobrio, privo di ricami buoni solo ad attirare a sé lo smalto dorato della luna, il ladro fece per calarsi giù dal terrazzo, i piedi poggiati sul manto d'erba del giardinetto, quando udì grida di fuori, sorprendendosi ch'esse attorniassero il quartiere di Saint Eustache.

Lui sapeva Bernard, quella sera, lontano da lì.

Sgusciò fuori, il passo veloce a recuperare il cavallo…

Il passo…

S'appiattì contro il muro…

Che…

Oscar…

Accarezzarla e baciarla e sentire la sua voce…

Dio, la bocca era la sua…

Oscar…

La vide, da lontano.

La vide davvero questa volta, e gli parve non fosse trascorso neppure un istante da che gli pareva d'averla perduta per sempre.

L'aveva cercata ovunque e adesso lei era lì, come una piccola rosa di cui ci s'accorge all'improvviso, con la coda dell'occhio, in una passeggiata mattutina, ancora assonnati ed ebbri della calma della notte.

Fiore pronto a sbocciare, il respiro sospeso in attesa di un istante ancora, un raggio tiepido, un soffio di rugiada capace d'inumidire la tenera carne.

Gli sarebbe bastato allungare la mano, come un tempo, per cancellare i rifiuti, gli abbandoni, le fughe, il disprezzo, l'amore sordo e cieco.

La volontà prese a creparsi dunque…

Un passo un poco più lungo, fino a ritrovarsi più vicino, ancora di più, mezzo passo ancora…

Quanto pesa mezzo passo?

Quanto la libertà rimessa nelle sue mani, per osservarla e ascoltare il suo respiro, lo schiaffo freddo della vicinanza?

O quanto la libertà di indietreggiare, guadagnando l'ombra salvifica?

Nella testa s'addensavano mille domande…

Nubi no, quelle erano ormai dissolte e i pensieri viaggiavano liberi, come nuvole bianche entro lo smalto azzurro del cielo.

Alle spalle invece s'addensavano suoni molesti di sghembi pericoli…

Il respiro greve della luna prese ad allargarsi, scoprendo ad uno ad uno gli angoli bui del vicolo, come un lenzuolo sollevato d'improvviso rivela mobili antichi, e su braccioli e ante, la polvere adagiata, che nessun gesto morto di mani e braccia ha da tempo sfiorato.

Il passo in avanti…

André prese a camminare verso di lei, come in sogno, come non fosse più lui ma solo l'ombra macabra di se stesso addormentato, dunque nessuno avrebbe mai potuto nuocere all'incubo dell'uomo ormai morto, se non ch'esso si perpetrasse all'infinito.

Esplose la luna, lisciando la tenera pelle, gli sguardi corrotti…

Chi sei?

Oscar intuì la presenza, si ritrasse, ch'era scesa da cavallo, per osservare il profilo scuro dell'edificio che fiancheggiava Saint Eustache, brillante e bianca ora, sotto la candida luce dell'astro notturno, ferma, seppur galleggiante entro lo stagno nero della notte.

Vide un uomo venirsi incontro.

Estrasse la pistola, la puntò sull'altro…

Il cuore sussultò…

Victor Girodel, poco distante, ammise che sarebbe stato sorprendente che proprio lei, proprio Oscar François de Jarjayes, avesse finito per ammazzare il suo vecchio servo, quello che le aveva corrotto a tal punto anima e carne, che quel giorno era bastato solo sentir pronunciare il suo nome dalla stupida bocca dell'altro…

Che idiota!

Non avrebbe dovuto dirle che c'erano due ladri in circolazione!

In ogni caso sarebbe bastato tacere, lì, adesso, e se lei avesse inteso premere il grilletto, nessun rimprovero sarebbe stato speso per non aver rivelato che i ladri erano due e che uno dei due era…

La pistola scese, puntata contro l'ombra in cammino.

Gl'intarsi dorati gareggiavano brillanti contro la nera bocca di morte, a inghiottire qualsiasi luce, ove in un istante sarebbe esploso il fuoco.

Anche André estrasse la pistola, puntandola addosso all'altra.

Nessuna parola, non poteva scoprirsi.

Parlò a mezzo dell'insano gesto, che soltanto lei avrebbe saputo riconoscere.

Ognuno di loro aveva imparato a maneggiare le armi alla presenza dell'altro.

Il colpo impresso dal grilletto imponeva una preparazione, l'alzata di mira presa con cura, la traiettoria della canna posizionata in modo che la pallottola colpisse il bersaglio, nella consapevolezza che il colpo esploso era frutto di ciascun tassello e che ognuno d'essi, se mal gestiti, avrebbero reso inutile lo sparo.

Gesti usuali e ripetuti, che pure appartenevano a ciascuno di loro.

Abbastanza vicini…

Chi sei?

Oscar esitò, il braccio attinto da una lieve flessione, come avesse intuito il silenzioso incedere dei gesti e del cuore a cui essi appartenevano.

Chi sei?

Victor Girodel si vide perduto, defraudato del potere d'essere e restare unico depositario a raccogliere i cocci del cuore infranto dell'altra, a disquisire del bene e del male, a divenire ombra di una donna che avrebbe sempre brillato di luce propria.

Lei era stata sul punto di sfuggirgli…

Sin troppe volte ormai.

Persino l'anno prima…

No…

Chiunque fosse stato l'altro…

C'era un solo modo per scoprirlo…

Victor Girodel comparve a fianco dell'altra, il braccio destro teso a impugnare la pistola…

Contro l'ombra…

Le doveva protezione, chiunque fosse stato l'altro.

Ladro di gioielli o ladro di cuori…

André Grandier intuì, ammise che non voleva morire in quel momento, era troppo presto, e non lì, il profumo della mocciosa impresso nella testa.

André Grandier ammise che sarebbe morto per Oscar François de Jarjayes, ma non per sua mano, né per mano dell'ufficiale che le stava appresso.

André Grandier abbassò la propria arma, per primo.

Il passo s'arrestò.

La luna s'arrabbiò, che qualcuno voleva sfuggire all'opaca luce.

Victor Girodel precipitò infine nell'acuminato oblio della gelosia, che neppure la luna, quasi piena, sarebbe mai stata in grado di illuminare di commiserevole pietà.

Insano baratro…

La mira si scansò dal ladro, che scorse con terrore alla bocca di fuoco puntata alla testa di Oscar François de Jarjayes.

Tremò quella, l'arma definitivamente abbassata in ascolto dell'incomprensibile gesto di Victor, impossibile ricostruire gli evanescenti percorsi dell'irrazionale decisione, se non in forza di quell'unica circostanza di cui lui l'aveva messa al corrente.

I ladri erano due…

"Lo faccio per te" – un sussurro…

"Che stai dicendo?" – digrignò l'altra senza voce – "Che significa?".

Corse ai ripari Victor Girodel, i pensieri s'arrovellavano a trovare una soluzione che gli restituisse la dignità del rango, la superiorità intellettuale che non era dettata solo dal blasone ma dall'ideale di giustizia che gli pareva d'aver sempre perseguito nella vita.

Era convinto d'essere sempre stato nel giusto.

Nessuno l'avrebbe mai indotto a cedere al contrario.

"Devo sapere chi è quest'uomo!" – sputò freddo.

"Puntandomi la pistola addosso?!" – furiosa, sempre più inconsapevole, puntando sull'orgoglio dell'ufficiale, tentando di comprenderne il gesto – "Che sistema sarebbe? Verrebbe da pensare piuttosto che persino tu sei dalla sua parte!".

"Te l'ho detto che i ladri sono due!" – sferzò Victor – "E io voglio sapere quale dei due abbiamo l'onore di trovarci di fronte!".

L'affermazione punse fredda il cuore in subbuglio.

Perché puntarle la pistola addosso per sapere chi era quel ladro…

A meno che…

S'era fatto di pietra o sale, quello che si trovavano dinnanzi.

Dunque in qualche modo il timore aveva interrotto i gesti.

Temeva per lei…

Se fosse stato estraneo, se non avesse neppure saputo chi era lei…

Nulla gli sarebbe importato di vedere un ufficiale, un nobile, con una pistola puntata alla tempia…

Nulla avrebbe mai compreso ch'era per giunta da parte di colui che aveva giurato e spergiurato di amarla…

Dunque…

Oscar tornò a osservare la figura avanti a sé, l'effige illuminata dal chiarore della luna che s'era ripresa la scena, respirò d'impietoso amore…

La capigliatura nera, il mantello lucido…

L'effige colmò d'improvviso la coscienza, a mezzo dei pochi istanti precedenti.

L'altezza…

Il volto nascosto dietro la maschera, la pistola puntata addosso…

Il riverbero dell'alzata di mira, così come il lento ridiscendere del braccio, nell'istante in cui la minaccia s'era posata alla sua stessa tempia…

Le spalle…

Come se le avesse avute addosso, in un tempo lontano di bagliori innevati e civette in caccia notturna.

Anche André comprese quale fosse il macabro gioco di Victor Girodel.

Spingerlo a uscire allo scoperto…

Usare lei, per stanare lui.

Se lui si fosse rivelato, Victor Girodel avrebbe ottenuto la prova che André Grandier era un ladro.

Cosa avesse davvero rubato poi, era abbastanza ovvio.

"So chi è uno dei due ladri" – ammise Girodel, tentando di mantenere la tensione d'un disgraziato ragionamento sporcato da fulgida logica – "E vorrei che anche lui si palesasse".

Che André fece un passo, un altro passo.

Cadeva consapevolmente e inevitabilmente nella trappola dell'altro.

Entrambi, André Grandier e Victor Girodel sapevano chi erano, chi erano stati per davvero, nel fondo oscuro dell'anima capace di calpestare l'amore beffardo e infingardo.

Solo che lui, André Grandier, non voleva morire lì, né per mano di lei, e neppure per mano dell'altro. Era troppo presto.

E per un istante si ritrovò in balia dell'atroce idea di non sapere se Victor Girodel avrebbe davvero premuto il grilletto contro di lei, oppure se quello avesse davvero giocato col fuoco, come ultimamente s'era messo a giocare.

Prima una donna estranea scovata nel letto di un uomo che aveva appena preso moglie e ora quella moglie lì, con la pistola del marito puntata alla testa.

Che lei non l'avesse amato abbastanza?

Oppure l'aveva tradito seppur solo col pensiero?

Era una trappola, mai Victor Girodel le avrebbe fatto del male.

Era una trappola, l'istinto di avvicinarsi dettò di camminare verso di lei, verso quella bocca di fuoco puntata contro di lei, per mostrare che non aveva paura, che non gl'importava nulla della oziosa gelosia d'un uomo, che anche lui s'era ritrovato geloso e quasi folle al pensiero di perderla.

Era una trappola e in essa, André Grandier comprendeva Victor Girodel e ne compativa il gesto estremo e idiota.

Giunse davanti all'altra.

Allargò le braccia, per ammettere la sconfitta.

Quando la pistola di Victor gli tornò istintivamente addosso, André portò la destra al volto, per sciogliere i lacci della maschera.

Che fu lei, allora, a fare un passo indietro, come a rinchiudersi addosso il nero mantello che la luna non sarebbe mai riuscita a trapassare…

Il gelo rattrappiva mani e cuore, la coscienza passava in rassegna all'altro, che lo conosceva da una vita, sapeva chi fosse, anche senza che l'altro si fosse tolto la dannata maschera.

Lo conosceva per averlo avuto addosso, sopra, lì, nel pertugio insinuato tra collo e nuca, nella piega ossessiva e candida del sesso, nella mano stretta e irrimediabilmente perduta.

Era un anno ormai che non l'aveva più veduto.

E ora l'aveva davanti a sé, arreso a se stesso e al destino, come non avesse più nulla da perdere.

Scorse allo sguardo, lo conosceva, anche quello.

Lui non voleva morire lì, ma saperla lì, l'aveva costretto ad avvicinarla.

Impossibile mettere sulla bilancia la salvezza di sé, contro l'istinto di osservarla di nuovo, seppur con una pistola puntata addosso.

Non fu necessario lasciar scorrere altro tempo…

La mano afferrò il polso di Victor, robusto ma come tramortito dal gesto che giungeva dall'ufficiale che l'aveva comandato da sempre e che, parimenti a lui, aveva ricevuto l'ordine di catturare il più famoso ladro di Parigi.

Oscar François de Jarjayes non era più quella di un tempo…

S'era lasciata sfuggire la Comtesse de La Motte…

Pareva sul punto di lasciar fuggire un ladro…

Un soffio…

Il polso immobilizzato, la ferrea traiettoria deviata di netto, il buio smaltato dalla luna, squarciato dal colpo, il lampo dalla bocca di fuoco a intorbidire la vista, il fumo a corrompere il respiro…

André…fuggi via dalla corruzione del tuo amore…

Gelosia cieca erompe come demonio eretico che si vede ricacciato negl'Inferi…

Che Victor Girodel intuì, di nuovo, per l'ennesima volta, che lei proteggeva l'altro, nonostante tutto, nonostante il nulla.

Si voltò, il volto bianco…

La mano sollevò il peso della bianca rabbia che s'abbatté sul volto, come volesse infrangere un vetro prezioso, un origamo di neve, un sogno dove nessuno può entrare se non colui che il sogno lo vive e lo nutre col suo sonno.

Il colpo s'impresse, assieme alla dannazione…

Il corpo arretrò colpito, schiantandosi contro il muro…

L'ombra si mosse veloce allora, beffandosi della luna e delle sue risate, abbattendosi contro l'orribile tradimento, rifuggendo qualsiasi sorda compassione per l'accecata gelosia.

La comprendeva, non la giustificava.

André si trovò in un istante di fronte a Victor, il pugno rifilato al volto, che quello indietreggiò colpito a sua volta, le mani libere, la pistola a terra, un grido sghembo a farla finita con quella farsa, che tanto entrambi l'avevano compreso chi era l'altro.

L'altro era André Grandier, ma non solo…

Oscar era a terra, la sola forza di mettersi a sedere, tenersi il viso, intuire il caldo rivolo di sangue uscire dal labbro spaccato.

"Che tu sia dannato!" – un colpo, un altro colpo contro il volto di Girodel tirato su a forza…

"Smettila!" – gridato, senza pronunciare il nome, che ormai la voce gli era uscita dalla gola e lei l'aveva riconosciuto, André Grandier, il suo André.

Imbrigliare la forza…

Impedirgli di punire colui che l'aveva colpita…

Imporgli di essere quello che non era più e che forse non era mai stato…

Impedirgli di ritrovarsi in cella per aver aggredito un nobile…

Sempre lo stesso gioco di ruolo…

Si tirò su Oscar, a fatica, s'avventò contro i colpi che parevano avvinti d'una danza macabra, una sorta di malefico sabba, col tempo scandito dalla luna, con la notte a dettare le prese, le mani avvinghiate al collo, i corpi a scalfirsi…

"Fermati!" – l'ordine gridato…

Il pugno sollevato in aria, André s'impietrì, la sinistra mollò la presa del bavero del mantello dell'ufficiale, che si ritrasse instupidito e schifato.

Victor Girodel si passò la mano sulla bocca…

"Tu…avevi promesso di starle lontana…".

André tacque, mentre lo sguardo si posava su quello di Oscar, l'azzurro sgranato, venato dai neri raggi della luna quasi piena.

Si rivedevano dopo oltre un anno…

Le parole alle spalle frustarono le schiene e l'amore.

"Le hai portato via tutto! Chi ti credi di essere!? L'hai costretta a pensare a te, fuggendo da lei, scappando in America! Che razza di uomo abbandona la donna che dice di amare? Che razza di uomo imporrebbe il proprio amore per sottrazione?!".

Oscar ascoltava, André la osservava.

E' così?

Glielo chiese, muto, implorando che non fosse così, ch'era fuggito è vero, ma non perché l'amava, ma perché l'amava così tanto che prima o poi avrebbe commesso una follia, avrebbe distrutto quell'amore con le sue proprie stesse mani e soprattutto avrebbe distrutto lei.

Ma era tardi ormai, s'erano già amati, d'un amore intenso e travolgente, avevano già compreso come quell'amore avesse avuto potere di distorcere i pensieri, annebbiare la logica, indurre il senno a perdersi pur di non cedere alla follia del non amore.

E' così?

"Vattene!" – disse Oscar piano.

"Non ti lascio con lui…guarda che ti ha fatto!" – sibilò André.

"Adesso avresti anche il coraggio di rinfacciarmi la mia debolezza? Ho preso pugni ben peggiori…e non me ne sono mai lamentata! Vattene…prima che cambi idea! Vattene prima di annientarmi davvero…costringendomi ad arrestarti!".

La solita Oscar…

No…

"No!" – che Victor tentò di rialzarsi, che lei gli si parò davanti, che André si ritrovò diviso, nel dubbio che Victor potesse finir per perdere di nuovo la testa.

"Tenente Victor Girodel siete tenuto a obbedire agli ordini! E per quel che mi riguarda non ho in animo d'esser difesa…da nessuno e contro nessuno! Non te lo permetto!".

Che l'ufficiale soffiò disgustato, mai gli era accaduto d'obbedire a ordini così assurdi e contraddittori.

Dio, non sarebbe riuscita a lasciarla…

Era un idiota, si sentì tale André Grandier, mentre indietreggiava, alle spalle dell'altra sagome nere che avanzavano, che se si fosse compreso che il ladro – uno dei ladri - era stato servo dei Jarjayes, la disgrazia si sarebbe abbattuta sulla famiglia e se si fosse compreso che lui era stato l'attendente di Oscar François de Jarjayes e lei lì, che lo lasciava fuggire…

Se non si fosse tolto da lì, ci avrebbe giurato che l'altra si sarebbe messa nel mezzo e avrebbe rischiato di prendersi una pallottola al posto e suo e no, lui non poteva morire adesso, non lì, e nemmeno lei, che adesso - lei davanti agli occhi - la mente compì il balzo più astruso, assurdo e senza senso di tutta la compita e logica esistenza, con l'oceano che danzava negli occhi.

Se non si fosse tolto da lì…

Dio, l'avrebbe presa e abbracciata e…

La luna rise e decise d'accomiatarsi dalla scena buffa, nascondendosi con disinvolta malizia dietro provvidenziali nuvole bianche, ornamenti fugaci ma spessi, capaci di orchestrare gli scampoli tragici e le battute finali dell'assurda rappresentazione.

Oscar rimase lì, muta, tentando di scorgere il drappo del mantello che nascondeva André, dolente personaggio che usciva di scena, come un attore che si accomiata drammaticamente e per sempre dal suo pubblico, nell'ultima replica d'una rappresentazione ormai nota.

Intuiva la voragine che s'apriva di nuovo nelle viscere…

Mentre amore, proprio quello, rideva come un matto, per averla avuta vinta, sulla luna e sulla notte.

Victor s'avvicinò, raccattando la pistola.

Alle spalle s'avvicinarono i commilitoni, dell'una e dell'altra fazione.

Gli sguardi in cagnesco saettarono reciprocamente, da quelli nobili e altolocati montava la rabbia d'essersi lasciati sfuggire il ladro, mentre dagli altri – quelli plebei - aleggiava il becero scarto della rivincita, che alla fine – altro che luna – erano stati loro a coprire la fuga del ladro, anzi di tutt'e due.

Alain Soisson rimase zitto, puntò gli occhi su quella ch'era il Colonnello delle Guardie Reali, ch'era muta, non profferiva né parole di rabbia, né ordini a cercare di riacciuffare il ladro.

Capì dunque che quello ch'era fuggito era André, che probabilmente lei l'aveva riconosciuto, che se fosse stato Bernard, difficilmente quella se lo sarebbe lasciato sfuggire.

Capì allora che a quella non era poi così indifferente, André, se l'aveva lasciato fuggire, ben sapendo ch'era lui.

Un'altra buona azione a scalfire il mare di pregiudizi…

S'avvide che l'ufficiale sanguinava, il labbro rotto, chi diavolo l'aveva conciata così, che una donna non si prende a schiaffi, è da idioti, e non poteva essere stato il soldato triste…

Victor Girodel allungò la mano, per toccarla, ricongiungere la parte di sé che l'aveva tradita con la parte che l'amava - "Perdonami…".

Oscar François de Jarjayes scartò di lato, voltando il viso, come per proteggersi d'istinto – un istinto inevitabile se si è una donna, incapace di distinguere un pugno da una carezza.

Dannato…- pensò Alain – Ecco chi è stato!

Victor si ripulì la faccia, come rinsavito dall'insana follia che l'aveva stregato.

E c'è da scommettere su chi ti ha conciato così...- ammise Alain tra sé e sé – Ben ti sta…se ci fossi stato io al posto di André…

Poi però, il buon Alain Soisson, pensò che non più tardi di quella mattina, era stato lui a prendere per il collo l'altra e a umiliarla, sostenendo che non l'avrebbe mai colpita, perché quella – che avesse giocato a fare l'uomo o la donna – non era degna d'esser presa a schiaffi…

No, non era perché era indegna…

Era perché…

Victor tentò d'imporsi…

Che fu Alain Soisson a mettersi in mezzo, sollevando lo stupore della compagnia plebea che quasi si prese un colpo.

"Sentite…mi pare non sia il caso…".

"Osi intrometterti?" – lo fulminò Girodel…

"Ebbene sì, se una donna non gradisce d'esser toccata…specialmente dopo che si ritrova sanguinante…credo sia di buona creanza lasciarla in pace. In fondo non è necessario esser nobili per comprendere questa semplice verità!".

"Porca miseria!" – sibilò Dante tutto d'un fiato – "Qua si mette male!".

"E chi disprezza compra…diceva mio nonno!" – sussurrò Gustav quasi estasiato, pregustandosi nella testa il segreto sogno di ritrovarsi quella al comando dei Soldati della Guardia, perché sì, in effetti, a ragionaci sopra, se quella aveva a cuore la sorte di André – e pure qualcos'altro – c'era da scommetterci che visto quel che il compare triste stava combinando a Parigi, lei gli sarebbe finita alle calcagna.

Anche solo per guardargli le spalle e salvargli la pelle e…

"Vattene…" – piano…

"Oscar…".

"Ne riparleremo. Non qui".

Sottinteso di concederle almeno di non esibire in pubblico la disgraziata fragilità.

Un inchino sobrio, lo scatto dei tacchi, Victor Girodel indietreggiò…

"Sì, vattene pure…con la coda tra le gambe!" – sputò Dante secco – "Ma con che coraggio si può ridurre il viso di una donna così bella a quel modo!"

"Eh, non sia mai!" – lo rimproverò Marcel – "Nessun viso di nessuna donna!".

"Ecco…".

"Voi quattro" – lo sguardo si sollevò ai compari, sempre gli stessi, iniziavano a darle sui nervi, ritrovarli sempre lì e, chissà come, sempre legati alle sorti di André, ma questa volta la questione era assai più grave.

Deglutirono asciutta saliva quelli, che gli altri compari s'erano già rimessi in sella per ordine del Colonnello d'Agoult, ma quella li teneva lì, i quattro idioti, che nemmeno li comandava e…

"Siete Soldati della Guardia adesso…" – constatazione ovvia, dove voleva arrivare…

"Sì…signore…".

In realtà Alain Soisson convenne che quella non si riferiva solo a loro, a loro quattro, lì…

"Ebbene…è grave ciò che sta accadendo!" – il primo affondo, che fu Dante Renard a sentirsi punto nell'orgoglio di popolano e soldato e…

"Che intendete…state mettendo in discussione ciò che facciamo?".

Si avvicinò Oscar, il soldato era solo un poco più alto di lei, che lei lo guardò in faccia – "Sì, lo sto facendo…ve lo ripeto…siete tutti soldati dello stesso corpo di guardia…vivete nella stessa caserma…ciò che sta accadendo potrebbe costarvi il posto e non solo…".

"Senti…" – che Dante alzò il pugno per afferrarla per la giacca dell'uniforme, con buona pace dei sacrosanti propositi di non toccar mai una donna, che Alain si mise in mezzo, di nuovo, com'era accaduto in quella mattina.

"Voi non potete darci ordini!" – sputò Marcel alle spalle – "E ringraziate che non siete il nostro comandante! Sennò…".

Oscar fece un passo indietro – "Minacciare un ufficiale, anche se non è il tuo comandante, non è mai saggio…sta accadendo troppo spesso!".

"Ma tu guarda…" – prese a sbuffare Marcel – "Tornatevene a Versailles…Parigi non fa per voi! E nemmeno noi sapete! Non siamo così avvezzi a farci comandare da una donna, per di più nobile…".

Le belle chiose sul volto della donna che avevano di fronte naufragarono come zattere ingoiate dall'oceano.

Di picchiare le donne non se ne palava, ma neppure farsi comandare da loro.

"L'avevo compreso" – gelida – "Ma quel che è peggio - e che sembra non riusciate proprio a comprendere - è che anche voi state rischiando…state proteggendo un ladro".

Non era vero ma lei doveva sapere…

"Un ladro?" – il coro dei compari risuonò entro il palcoscenico ormai deserto.

"Quale ladro?" – sputò Dante ergendosi a portavoce degli altri – "Quello…quello che avete visto!? E chi vi dice ch'è un ladro!? A noi pare uno a cui aggrada andarsene in giro agghindato come un corvo listato a lutto, a farsi gli affaracci suoi! Magari alla dama che l'accoglie tra le braccia piace vestito così! Sapete come sono le donne vero?! Facile, facile…non piace mica tanto a loro!".

L'eloquio scadde, come trascinato giù, ingoiato dall'oceano al pari delle belle chiose sul volto delle donne.

Ci pensò il soldato Alain Soisson a dare il colpo di grazia all'illusoria imbarcazione detta speranza.

"Proprio oggi m'avevate chiesto dove fosse André. Ebbene ora lo sapete. Ve l'avevo detto ch'era a Parigi, forse a far visita alla sua donna. Dunque non so se il destino ha spinto voi a incontrarlo, oppure il contrario…se è lui che alla fine vi ha trovato…".

Un colpo di tosse, il labbo riprese a sanguinare.

I compari si zittirono, l'eloquio affondato rimase lì, come una carcassa ormai morta. Non c'era nessun pregio a infierire s'una donna, soprattutto su quella che pareva stesse annegando pure lei, nel vortice dell'assenza.

Intuì d'essere osservata da occhi compassionevoli.

Non le piacque, anzi, maledisse se stessa.

"Andatevene!".

"Non puoi darci ordin…" – s'azzardò Dante, che Marcel gli rifilò una manata in faccia, ch'era ora di tagliar corto, alzare i tacchi e andarsene.

In fondo nessun Cavaliere Nero era stato acciuffato quella notte e dunque tutto era filato liscio o comunque in modo che nessuno ci avesse rimesso penne e libertà.

§§§

"Chi…chi ha osato…chi?!" – strillò nanny, ripetendo la domanda a se stessa, al vuoto, alle servette che si rincorrevano per il corridoio a procurare bende e un poco di ghiaccio, quel ch'era avanzato dalla piccola dispensa gelata che stava più in cantina, inabissata sotto uno spesso strato di canovacci di lino e pezze di cotone.

Odile osservava l'altra, ch'era rientrata da poco, il labbro tumefatto, il sangue rappreso lungo l'arteria del collo.

Mute entrambe, come fosse chiaro quel ch'era accaduto e non ci fosse necessità dunque di raccontarsi altre stupidaggini.

Nanny si ritrovò colta da una crisi isterica, che per poco non svenne perdendo il respiro, e dovette per forza abdicare all'incombente e delegare la piccola servetta, che si premurò di porgere la camicia pulita, il ghiaccio racchiuso in un piccolo sacchetto di lino tessuto spesso, che poco dopo prese a sgocciolare suscitando l'assoluto stupore della giovane che mai nella sua breve vita s'era imbattuta nello stato solido dell'acqua e che per poco non si ritrovò anche lei colta da una crisi di gioia.

Le spiegazioni scorsero veloci, Oscar fu costretta a distendersi, la tempia pulsava, il dolore s'accaniva, piantato come un chiodo arrugginito dento le ossa della faccia, così che fu costretta a concentrarsi su quello, ascoltarne il ritmato battito, come se il cuore si fosse improvvisamente spostato e fosse finito lì, sotto il labbro.

Riemerse il gesto sconsiderato di Girodel, la rabbia mista a pietà, lo sconforto dinnanzi all'indole dell'altro, da sempre pacata e posata, squassata da una forza che l'aveva scossa e distrutta, al punto d'abdicare alle maniere da sempre perseguite.

Per un istante, un solo istante, s'immaginò d'esser stata lei a condurre in malo modo la trattativa tra sé e l'altro, tra sé e André, così che alla fine lo scontro s'era consumato e le si era rovesciato addosso, come ne fosse lei la responsabile.

No, non si sentiva tale, ma dell'esasperazione a cui aveva condotto Victor sì…

Il bene dell'altro…

Un colpo alla porta.

Odile saltò su come una lepre che scorge il falco, si fiondò verso la porta, aprendola, per ritrovarsi avanti a sé quell'uomo non più giovane che aveva già conosciuto il primo giorno in cui era giunta in quella casa.

Un passo indietro, un inchino goffo alla gelida occhiata rifilatale dal Generale Jarjayes, quello entrò, il passo verso la figlia che si era seduta, il volto leggermente scostato, che l'altro glielo prese stringendolo un poco per costringerla a sollevarlo e osservarla.

"Lo avete preso…" – disse Jarjayes poco convinto – "Almeno?!".

Un altro smacco alla famiglia Jarjayes che già s'era macchiata dell'onta di non esser riuscita a recuperare la famosa collana e neppure la famigerata Comtesse de la Motte, colei che l'aveva trafugata.

Un altro ladro sfuggito…

Jarjayes mollò il viso della figlia, l'altra abbassò il capo, senza una parola.

"Chi è stato?" – più per colmare il silenzio che per interesse allo stato del volto della figlia – "Quello…quel ladro?".

"No! E non è la prima volta che mi accade di fare a pugni. Ma non ho avuto l'onore di scambiare alcun colpo con quell'uomo".

"Disdicevole…fare a pugni intendo…ebbene dovresti deciderti a mettere la testa a posto. Che direbbe Victor…".

Silenzio…

"Ne è al corrente. Ne è rimasto sconvolto anche lui, anzi…".

Il padre si parò davanti all'altra, in segno di attesa.

"Credo che dovrò parlargli…" – sussurrò piano Oscar François de Jarjayes.

"E dovrai trovare quel ladro!" – gridò il Generale Augustin Reynier de Jarjayes.

"Sì, ne sono consapevole…".

* Lucio Anneo Seneca

1777